Vertiv e le sfide dei data center in Italia, tra crescita e nodi strutturali

In uno scenario di grandi aspettative, ritardi di deployment e criticità energetiche, occorre un piano nazionale supportato da vendor tecnologici, operatori del settore, Terna, politica: “Un ecosistema in cui le utility hanno un ruolo decisivo”

Autore: Daniele Lazzarin

L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente la progettazione dei data center, e Vertiv sta rispondendo a questa sfida con un’offerta di piattaforma che permette di gestire in modo integrato le infrastrutture termiche e di alimentazione. Elementi di spicco di questa strategia sono la transizione al raffreddamento a liquido, accelerata da acquisizioni mirate, le soluzioni preingegnerizzate e modulabili per abbattere tempi di costruzione e complessità ingegneristica, e l’alleanza strategica con Nvidia per co-progettare le fondamenta delle"AI Factory", gestendo in modo efficiente l'enorme densità termica ed elettrica richiesta dai chip di nuova generazione.

In questo quadro, per Vertiv l’attività in Italia ricopre un ruolo molto importante, grazie alla presenza commerciale, ma anche a due siti industriali e di ricerca tra i più importanti a livello europeo. Un punto di osservazione che permette di farsi un quadro molto realistico di un settore destinato a crescere, ma ancora alle prese con importanti ostacoli strutturali, come hanno spiegato in un recente incontro con la stampa due manager della società: Andrea Faeti, Sales Director Enterprise Accounts Italia, e Federico Mastroleo, Senior Sales Director Colocation & Hyperscaler Emea.

"Sul fronte del deployment c'è un certo ritardo"

“Il mercato italiano dei data center continua a essere fortemente concentrato nell'area milanese, che come i FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino, ndr) e tutti gli altri grandi poli nel mondo beneficia della presenza di infrastrutture energetiche, connettività, competenze specializzate e aree industriali riconvertibili”, ha detto Faeti. “Roma sta emergendo come polo alternativo, mentre altre aree, come la Puglia, dispongono di surplus energetici ma devono ancora sviluppare l'ecosistema necessario per attrarre grandi investimenti”.

Mentre però i dati degli osservatori parlano di crescite e aspettative altissime, “quello che osserviamo noi è che nella realtà stiamo sviluppando molte opportunità dal punto di vista progettuale, ma sul fronte del deployment c’è un certo ritardo rispetto alle attese”, sottolinea Faeti.

Un punto di vista confermato dalla forte differenza tra l’entità delle richieste di connessione alla rete elettrica, e la realtà delle strutture che diventano effettivamente operative. “Le domande presentate a Terna raggiungono livelli enormi, ma solo una piccola parte (circa l'1 per cento, nel biennio 2024-25, ndr), si traduce in data center attivati, complici i lunghi iter autorizzativi e le difficoltà tecniche di costruzione e assemblaggio”.

Le tre grandi criticità legate all'energia

Per gli investitori d’altra parte la riduzione dei tempi è un fattore decisivo. “Sul fronte tecnico, con soluzioni modulari come le nostre i tempi di costruzione si possono dimezzare rispetto a un data center tradizionale”, dice Faeti. Ma questo risolve solo una parte del problema. “Ci sono molti altri tipi di difficoltà, a cominciare dai due iter permessistici diversi, anche se il recente decreto del governo sui data center dovrebbe portare a un’unificazione del processo, con tempi che auspicabilmente scenderanno intorno ai 13 mesi”, spiega Mastroleo.

E poi c’è l’enorme problema dell’energia, con le sue varie sfaccettature. Da una parte in Italia i costi energetici - che per gli investitori sono un elemento decisionale fondamentale, essendo la principale voce di spesa operativa dei data center - sono altissimi. Dall’altra i data center nell’era dell’AI sono sempre più energivori, e questo comporta due criticità: la prima è trovare modi per autoalimentarsi almeno in parte, per non gravare totalmente sulla rete elettrica nazionale. La seconda è trovare modi di beneficiare le comunità locali in cui si inseriscono, sfatando le opinioni negative sempre più diffuse su di loro.

“A questo proposito è particolarmente rilevante il recupero del calore prodotto dai server. Nei data center tradizionali si ottiene acqua a 30 gradi, ma con i rack di oggi e il liquid cooling la temperatura sale a 50 gradi, e si può riutilizzare per alimentare reti di teleriscaldamento, edifici pubblici o impianti industriali”, commenta Faeti.

Questo può contribuire anche ad arginare la parte di opinione pubblica contraria ai data center. «Operatori, industria e stampa devono fare sistema per spiegare i vantaggi del comparto e scardinare una narrazione che enfatizza gli aspetti negativi”, osserva Mastroleo. “Concentrarsi solo sui consumi rischia di oscurare il ruolo dei data center come infrastrutture essenziali per la digitalizzazione del Paese e per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale”.

Da sinistra Andrea Faeti, Sales Director Enterprise Accounts Italia, e Federico Mastroleo, Senior Sales Director Colocation & Hyperscaler Emea di Vertiv

La necessità di fare sistema e il ruolo delle utility

Un ruolo che può essere valorizzato al massimo soltanto da un piano strategico nazionale: “Ciascuno deve fare la sua parte, noi possiamo offrire competenze, investimenti in tecnologia, presenza sul territorio, ma un piano di questa portata va supportato da un intero ecosistema, che coinvolga fornitori tecnologici, operatori e associazioni di settore, il gestore della rete elettrica, la politica, e player esterni che possono essere decisivi. In questo scenario il peso delle utility è sempre più fondamentale: sono le uniche che possono intervenire contemporaneamente sui costi dell'energia e sull'approvvigionamento, abilitando un sistema sostenibile che integra fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e recupero del calore”, continua Mastroleo.

Questa situazione, che è in divenire in Italia, è già più avanzata in molti altri paesi, e naturalmente riguarda anche il tema della sovranità digitale, sempre più importante per molte aziende italiane. Secondo Vertiv, lo sviluppo dell'AI nazionale richiede la capacità di elaborare dati sensibili all'interno non solo del territorio italiano ma anche di infrastrutture nazionali o comunitarie.

Al di là poi del mondo delle aziende e degli operatori di data center, in Italia Vertiv ha partecipato a importanti progetti anche nel mondo della ricerca, conclude Faeti. “Il paese ha vissuto un momento molto interessante con i finanziamenti PNRR anche sul fronte delle infrastrutture pubbliche. In questo momento la più importante in costruzione è l'AI Factory del Cineca di Bologna, destinata a diventare uno dei principali poli italiani di calcolo per l'intelligenza artificiale e la ricerca, insieme alla rete di centri Hub & Spoke sviluppata negli ultimi anni grazie appunto ai finanziamenti pubblici”.

Tirando le somme quindi per Vertiv la sfida dei prossimi anni sarà di supportare il forte aumento della potenza di calcolo richiesta dall'AI, nel contesto in Italia di un ecosistema nazionale capace di coniugare innovazione, sostenibilità energetica e competitività internazionale.


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