6G: gli operatori non vogliono gli errori del 5G

La NGMN Alliance invita tutti i player coinvolti a semplificare l’evoluzione verso il 6G, anche a costo di tempi di standardizzazione più lunghi

Autore: Redazione ImpresaCity

Una delle caratteristiche - e verrebbe da dire, talvolta, problemi - delle reti mobili è che la realtà del mercato è spesso disallineata con il lavoro di sviluppo che si fa dietro le quinte. Così sta accadendo anche nel passaggio dal 5G al 6G: gli utenti sanno poco di come sarà quest'ultimo e a malapena si sono abituati a un 5G che funziona e porta valore, ma vendor e organizzazioni si stanno già confrontando - e scontrando - tra loro per capire quali passi tecnologici seguire per un "buon" 6G.

In questo contesto, la Next Generation Mobile Networks Alliance (NGMN) - organizzazione internazionale che raggruppa e rappresenta diversi operatori mobili, tra cui TIM e WindTre - ha pubblicato due documenti che invitano l’ecosistema delle telecomunicazioni a fare tesoro delle "lezioni" - anche negative - apprese durante la transizione al 5G e a privilegiare la semplificazione come principio guida dello sviluppo del 6G.

Il messaggio dell’associazione è chiaro: il successo del 6G dipenderà non soltanto dalle innovazioni tecnologiche che verranno introdotte, ma anche dalla capacità del settore di evitare la proliferazione di architetture, opzioni di migrazione e modelli operativi che hanno contribuito a rallentare e complicare l’adozione del 5G. Secondo NGMN, la complessità accumulata negli ultimi anni ha generato costi aggiuntivi per gli operatori, ritardi nelle implementazioni e una maggiore difficoltà nel raggiungere economie di scala. Un messaggio che gli operatori stessi hanno lanciato in diverse occasioni, cercando anche un confronto con la politica per agevolare uno sviluppo organico del mercato, specie in Europa.

I due documenti pubblicati dall'Alliance, intitolati “6G Architecture and Migration Options – An Operator View” e “6G Deployment Timeframe Considerations – An Operator View”, affrontano rispettivamente le possibili strategie di evoluzione architetturale e sufferiscono le tempistiche più realistiche per l’introduzione commerciale delle nuove reti. 

Uno degli aspetti centrali evidenziati da NGMN riguarda la necessità di convergere rapidamente verso un percorso di migrazione 5G-6G condiviso. La storia, secondo gli operatori mobili, insegna: l’evoluzione verso le reti 5G ha previsto diversi approcci architetturali creando troppa frammentazione tra reti radio, core network e dispositivi. Questo ha favorito una certa flessibilità, che in teoria avrebbe dovuto agevolare lo sviluppo graduale del mercato 5G, ma ha anche aumentato la complessità tecnica e operativa delle reti e dei progetti di migrazione.

L’alleanza quindi ritiene che, nel caso del 6G, sia opportuno limitare il numero di percorsi possibili e individuare subito una direzione di sviluppo prevalente per evitare incompatibilità e sovrapposizioni. Tra l'altro, una rete 6G più semplice da implementare e gestire può favorire l’interoperabilità tra fornitori e ridurre il rischio di frammentazione tecnologica, due elementi che aiuterebbero a contenere i costi delle future nuove reti.

La NGMN Alliance pone poi particolare attenzione al tema della condivisione dello spettro radio nelle reti 6G. L’obiettivo è consentire a più tecnologie di accesso radio di utilizzare in modo coordinato le stesse risorse spettrali, riducendo l’impatto economico delle migrazioni e massimizzando il valore delle infrastrutture esistenti. Non è un caso che in questi mesi diversi operatori mobili abbiano deciso di condividere parte delle loro infrastrutture 5G pur di raggiungere prima e meglio i mercati locali. La scelta di nuove strategie di condivisione dello spettro potrebbe ora influenzare significativamente i costi di implementazione del 6G.

L’altro tema affrontato da NGMN riguarda i tempi di sviluppo degli standard. Di norma, e certamente per il 5G, il 3rd Generation Partnership Project (3GPP, l’organismo che definisce gli standard globali delle reti mobili) segue un approccio a fasi successive, con il preciso obiettivo di accelerare il rilascio delle prime versioni degli standard. Secondo gli operatori, però, avere in fretta standard all'atto pratico incompleti fa sì partire prima il mercato ma porta poi costi aggiuntivi e ritardi nell’adozione complessiva di una nuova generazione di tecnologie mobili.

La posizione degli operatori è quindi orientata verso una maggiore prudenza. Piuttosto che anticipare artificialmente l’introduzione commerciale del 6G, NGMN preme per darsi il tempo necessario a sviluppare specifiche robuste e coerenti con le esigenze operative reali. Secondo l’associazione, così facendo potremmo vedere i primi servizi 6G commerciali standard nei primi anni del decennio 2030. Questa mancanza di fretta può non far piacere ai vendor ma di sicuro serve agli operatori mobili, che stanno ancora lavorando per monetizzare gli investimenti effettuati nel 5G.


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