L’evento IDI Forum della divisione Data Storage a Parigi è stato anche l’occasione per Huawei di approfondire temi come impegno in Europa, adozione dell’AI, riscossa dell’on-premise, aumenti e disponibilità dell'hardware, e sovranità
Autore: Redazione ImpresaCity
Dopo 24 anni di attività, Huawei Data Storage cambia la sua missione da fornitore di hardware storage “tradizionale” a fornitore di infrastrutture dati full-stack per l’AI. Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale infatti richiedono un ripensamento radicale delle infrastrutture di gestione dei dati, che devono diventare appunto "AI-ready" integrando la gestione di conoscenza, memorie, potenza di calcolo, archiviazione su data lake, modelli e agenti AI, e resilienza dei dati end-to-end.
Questo il messaggio principale emerso dall’IDI Forum 2026 (IDI sta per Innovative Data Infrastructure), organizzato appunto dalla product line Data Storage di Huawei Enterprise, e tenutosi recentemente a Parigi.
“L’evoluzione dell’AI ha avuto una prima fase concentrata sulla computazione e sui chatbot, una seconda concentrata sui modelli, e ora è cominciata la terza che si basa sui dati”, ha detto Yuan Yuan, President della Data Storage Product Line di Huawei (nella foto di apertura), durante la sessione plenaria dell’evento. “Alla fine sono i dati che determinano l’utilità e la sicurezza della vostra AI, e con l’AI dovremo conviverci, che piaccia o no”.
Per concretizzare il concetto, Yuan ha citato alcuni dati: “Oggi sono già attivi nel mondo più di 30 milioni di agenti, ma tra cinque anni saranno oltre 2,2 miliardi: nelle aziende, l’organizzazione cambierà ogni mese. E i token (i “frammenti” di informazione su cui lavorano i modelli AI, e sui quali si paga il loro utilizzo, ndr) stanno diventando la nuova risorsa critica: l’anno scorso la media era di 6 miliardi di token al minuto, quest’anno è già salita di due volte e mezzo a 15 miliardi”.
La nuova direzione strategica di Huawei nello storage è avallata dalla visione degli analisti di settore: “Siamo entrati nel “superciclo” dell’AI, che sta trainando la crescita di investimenti in enterprise IT più alta degli ultimi 30 anni” ha detto Andrew Buss, senior research director di IDC, intervenendo all’evento. “In particolare le imprese stanno puntando sugli agenti AI per guadagnare vantaggi competitivi, perché una strategia integrata di agentic AI estende i benefici dalle singole funzioni all’intera azienda. Però per il successo di questi progetti la “data readiness” è fondamentale, e questo alza i requisiti per memorie e data storage”.
Dei principali annunci di prodotto dell’IDI Forum, il cui slogan era “Data Awakening, Infra Evolving”, abbiamo già parlato diffusamente in questo articolo. In sintesi, per i data center dedicati all’AI oggi Huawei propone un’infrastruttura con cinque layer: un framework di sviluppo e gestione degli agenti AI, uno strato di orchestrazione dei modelli AI, uno di computazione, due piattaforme di gestione di knowledge base, cache e memorie (una indirizzata agli hyperscaler e una alle imprese utenti), e uno di data lake. Il tutto protetto da un framework di resilienza, ossia di protezione e sicurezza dei dati end-to-end.
Parlando poi con i giornalisti all’evento Jeff Wu, Chief Marketing Officer della Data Storage Product Line di Huawei, ha inquadrato questi annunci nella strategia di Huawei per l’enterprise storage.
“Huawei opera nel mercato storage dal 2002, e oggi è il secondo player globale per quota di mercato e il primo per tasso di crescita annuale, con circa 30mila clienti nel mondo", ha detto Wu. "Abbiamo oltre 8000 ingegneri in 12 centri di ricerca e sviluppo nel mondo, Gartner ci posiziona come leader nel Magic Quadrant 2025 per le piattaforme di storage enterprise, e abbiamo ottenuto varie certificazioni in Europa e USA per l’affidabilità e la protezione dei dati”.
La strategia attuale è legata biunivocamente all'Intelligenza Artificiale: da una parte “Storage for AI”, cioè proporre infrastrutture di storage ottimizzate per i clienti che sviluppano l'AI, dall’altra “AI for Storage”, cioè utilizzare l'AI per potenziare ed efficientare anche le soluzioni legacy che i clienti stanno già usando.
Per Huawei le priorità strategiche nello storage in questo momento sono quattro. Una come abbiamo visto stamattina è lo sviluppo di uno stack completo di soluzioni per le infrastrutture AI dei clienti, con data lake integrati e piattaforme per l'operatività, il training e l’inferenza, e per la resilienza del dato. La seconda è lo sviluppo interno al 100% di hardware e software: non compriamo da altri vendor. La terza è la resilienza e sicurezza avanzata: abbiamo un'architettura di storage Zero Trust che include il rilevamento nativo di ransomware, snapshot sicure e SLA di ripristino. Infine la quarta è la gestione intelligente delle operazioni per ridurre footprint, emissioni di carbonio, TCO, e la complessità di gestione di ecosistemi di storage primario, backup e archiviazione”.
L’IDI Forum 2026 è stato tra l’altro un’ulteriore occasione per Huawei per ribadire l’impegno in Europa, a un mese esatto dalla European Partner Conference 2026 che si è tenuta in Italia. “L’Europa è uno dei principali mercati per noi”, ha detto Willi Song, presidente della divisione Enterprise di Huawei Europe, introducendo l’evento di Parigi. “Abbiamo 19 data center sul suo territorio e siamo totalmente coinvolti nella sua transizione green, ma pensiamo che possa diventare un leader globale anche nell’AI, su cui ha fatto grandi progressi con la costruzione di 19 AI Factory e la progettazione di cinque superfactory”.
Al di là dei prodotti e delle direzioni strategiche, sempre nell’incontro con i giornalisti Yuan Yuan, il presidente della Data Storage Product Line, ha approfondito il punto di vista di Huawei su alcuni degli aspetti più “caldi” del mercato enterprise storage in Europa.
Tanto per cominciare l’adozione in larga scala dell’AI nelle imprese europee non è ancora partita. “La prima ondata di AI in Europa riguarda quasi soltanto hyperscaler e centri di supercalcolo per ricerche scientifiche. Per dare un dato, oltre il 90% delle schede GPU Huawei è stato consumato dagli hyperscaler, e meno del 10% viene utilizzato attualmente nelle aziende”.
Questa è anche la sfida più grande del momento per Huawei Data Storage, ha sottolineato Yuan. “Siamo un'azienda orientata al cliente: negli ultimi 20 anni i requisiti dei clienti hanno guidato la nostra roadmap di sviluppo e ci hanno permesso di avere successo. Ma in questo momento, le aziende non sanno di cosa hanno bisogno nell’utilizzare l’AI, non hanno requisiti precisi. Quindi al momento ogni funzionalità che stiamo sviluppando si basa sul nostro giudizio, sulle nostre previsioni, e non su quello che chiedono i clienti”.
In parte per le aziende questa cautela sull’AI viene dal timore di dover investire tanto su nuove infrastrutture per l’inadeguatezza di quelle già installate. “Per questo proponiamo due approcci. Il primo, per chi ha il budget adatto a disposizione, è di costruire uno stack completamente nuovo per gestire i workload AI. Il secondo è l’evoluzione graduale verso un'infrastruttura AI-ready, inserendo uno strato aggiuntivo sopra l’esistente. Questo naturalmente per l’ambiente di produzione, perché per quelli di archiviazione e backup possono tranquillamente riutilizzare quelli che già hanno”.
Altro aspetto da sottolineare è la convinzione che l’AI riporterà in auge l’on-premise rispetto al cloud. “È vero che siamo di parte, perché produttori di hardware, ed è vero che gli aumenti dei prezzi dell’hardware adesso esaltano l’alternativa cloud, ma penso che alla lunga molti clienti enterprise faranno girare le loro applicazioni AI in data center propri”, ha detto Yuan. “In una fase iniziale, addestreranno i modelli e li testeranno tramite servizi cloud, ma quando avranno un piano serio e concreto per implementare qualcosa, torneranno all’on-premise. Molti infatti, per esempio nella sanità, nei servizi finanziari, e anche nel manifatturiero, a causa dei requisiti normativi, di privacy, e della sensibilità dei loro dati, non possono pensare facilmente di trasferirli nel cloud pubblico”.
Inevitabili poi le domande sulla “crisi delle memorie” e sulla crescente domanda in Europa di sovranità digitale. Nel primo caso Huawei ritiene che la fase di prezzi alti per componenti come SSD e memorie continuerà almeno fino al 2028. “Dal nostro punto di vista, questa situazione è positiva: i produttori di memorie possono fare più profitti, ma anche noi”, ha detto Yuan. “Per quanto riguarda i tempi di consegna, non abbiamo nessun problema: abbiamo una strategia multi-vendor, e garantiamo i lead time per i clienti”.
Quanto infine alla sovranità digitale, “ovviamente in Europa rispettiamo le normative comunitarie, e quelle di ogni paese”, ha concluso Yuan. “Il nostro approccio è che ci concentriamo solo sugli strumenti, sulla potenza e sull’approccio. Non tocchiamo nessun modello AI, e non tocchiamo nessun dato. Ciò significa, ad esempio, che forniamo gli strumenti per valutare i modelli, allinearli e implementarli. Ma i modelli appartengono alle aziende utenti, e non li tocchiamo in nessun modo”.