Deloitte: le tecnologie emergenti ampliano il digital divide

Uno studio ISPI-Deloitte analizza l’impatto economico delle tecnologie emergenti. AI, robotica e automazione accelerano la produttività, ma aumentano le differenze tra Paesi.

Autore: Redazione ImpresaCity

Le tecnologie emergenti stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nei processi produttivi e nei modelli economici, ma la loro diffusione continua a procedere con velocità differenti tra le varie aree del mondo. È questo il quadro delineato dal paper “Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity”, realizzato da ISPI insieme al Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Italia in occasione del NEXT Milan Forum. 

Secondo lo studio, tecnologie come intelligenza artificiale, robotica avanzata, droni, quantum computing e clean tech potrebbero raggiungere entro il 2033 un valore economico complessivo di 16,4 mila miliardi di dollari. La crescita attesa è sostenuta dall’ingresso progressivo di questi strumenti nei sistemi industriali, nelle reti logistiche, nei servizi digitali e nelle infrastrutture produttive. Tuttavia, il rapporto sottolinea come l’adozione non avvenga in modo uniforme e come i benefici tendano a concentrarsi nei contesti economici già dotati di infrastrutture tecnologiche mature, competenze diffuse e maggiore capacità organizzativa. 

Lo studio evidenzia in particolare che la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa non riguarda più soltanto le grandi aziende tecnologiche. Secondo dati OCSE citati nel paper, circa il 31% delle piccole e medie imprese delle economie più avanzate utilizza già strumenti di AI generativa in attività come scrittura, sviluppo software e gestione documentale, con incrementi di produttività che possono variare dal 5% fino a oltre il 25% a seconda del tipo di attività svolta. 

Uno degli elementi che emergono con maggiore evidenza riguarda la velocità dell’evoluzione tecnologica, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale. Gli esperti segnalano che i costi di utilizzo dei large language model stanno diminuendo rapidamente, con riduzioni che in alcuni casi arrivano fino a centinaia di volte rispetto alle prime generazioni di modelli. Questo fenomeno contribuisce sia a ridurre le barriere all’ingresso per nuovi operatori sia a comprimere i costi di scala per le organizzazioni già presenti sul mercato. 

Fonte: Deloitte

Nonostante questa accelerazione, il rapporto mette in guardia rispetto a una possibile amplificazione delle differenze economiche e tecnologiche tra Paesi. Le economie che dispongono già di ecosistemi innovativi consolidati sembrano infatti ottenere vantaggi più significativi in termini di produttività. Le stime OCSE richiamate nello studio indicano incrementi annui della produttività del lavoro compresi tra 0,4 e 1,3 punti percentuali negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre in Paesi caratterizzati da una diffusione tecnologica più lenta, come Italia e Giappone, l’aumento stimato risulta più contenuto. Il rischio evidenziato è attribuire all’intelligenza artificiale e all’automazione un potenziale trasformativo superiore a quello realmente esprimibile nei diversi contesti economici. 

Secondo gli autori, la sola disponibilità delle tecnologie non è sufficiente a produrre benefici economici diffusi. A incidere in modo determinante sono soprattutto le cosiddette condizioni abilitanti, che comprendono infrastrutture digitali, qualità delle reti, formazione e capacità di aggiornamento professionale. In questo senso il paper sottolinea diversi gap importanti. Nel 2025, ad esempio, solo il 23% della popolazione dei Paesi a basso reddito risulta connesso a Internet, contro il 94% registrato nelle economie più avanzate. La copertura 5G raggiunge l’84% della popolazione nei Paesi ad alto reddito, ma si ferma intorno al 4% nelle economie meno sviluppate.

Il tema delle competenze rappresenta un altro elemento centrale dell’analisi. Nei Paesi a basso reddito meno del 5% della popolazione possiede competenze digitali di base, mentre nelle economie avanzate la quota raggiunge circa il 66%. Gli autori del paper Deloitte osservano inoltre che gli effetti positivi dell’innovazione aumentano quando l’introduzione delle nuove tecnologie viene accompagnata da investimenti nella formazione e nella riqualificazione professionale.

Secondo i dati riportati nel paper, un incremento di un punto percentuale negli investimenti destinati alla formazione può aumentare di circa il 6% l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività aziendale. Lo stesso principio viene applicato anche alla robotica avanzata, il cui contributo economico tende a crescere nei contesti dove esistono percorsi strutturati di preparazione tecnica e aggiornamento delle competenze. Esiste quindi la necessità di accompagnare l’innovazione con politiche industriali, educative e infrastrutturali in grado di sostenere l’adozione delle tecnologie emergenti su larga scala.


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