Governare la transizione verso il cloud sovrano

Oltre che ai fini della compliance, la sovranità del cloud è un fattore strategico di competitività e fiducia, ma servono una conoscenza dei dati, la collaborazione con partner affidabili e un ecosistema aperto

Autore: Martin Hosken

La sovranità del cloud è passata dall’essere una questione di mera conformità normativa a un fattore determinante per competitività e fiducia. In tutta Europa, governi e imprese stanno comprendendo che il controllo dei dati equivale al controllo dell’innovazione. Il bando da 180 milioni di euro della Commissione europea nell’ambito del Cloud III Dynamic Purchasing System, finalizzato all’acquisizione di servizi di cloud sovrano per le istituzioni dell’UE, segna una nuova fase di autodeterminazione digitale, in cui agilità e compliance devono coesistere. Tuttavia, la transizione da ambienti cloud pubblici, privati o ibridi a un modello sovrano richiede pianificazione.

Una pianificazione efficace implica sapere dove risiedono i dati, come si muovono e chi ne detiene il controllo. Affrontare con successo questi aspetti richiede una strategia chiara per allineare i workload, gestire i dati e progettare architetture cloud flessibili e conformi, con il supporto di partner qualificati.


Assegnare i workload

Alla base di una strategia di cloud sovrano di successo c’è un principio semplice: collocare il workload giusto nell’ambiente giusto. Non esiste una soluzione unica adatta a tutte le applicazioni. Le aziende devono allineare ciascun workload all’ambiente cloud che meglio soddisfa i requisiti di conformità, operatività e performance, determinando se debba risiedere in un cloud pubblico, privato o sovrano. Alcune applicazioni possono prosperare in ambienti hyperscaler, mentre altre richiedono il controllo e la sicurezza di un’infrastruttura sovrana.

Questa realtà ha reso le strategie di hybrid cloud la norma. Nell’ultimo decennio, molte organizzazioni hanno inizialmente scelto un unico hyperscaler per tutti i workload, salvo poi rendersi conto che applicazioni diverse presentano esigenze differenti. Oggi i leader IT devono adottare sempre più una mentalità “right workload, right place”, riconoscendo che alcune applicazioni possono restare on-premise, altre funzionano in modo ottimale nel cloud pubblico e altre ancora richiedono ambienti sovrani per motivi normativi o operativi.

Questo approccio ibrido consente alle organizzazioni di bilanciare innovazione e controllo, evitando il vendor lock-in e sfruttando in modo più efficace i punti di forza dei diversi ecosistemi cloud.


Conoscere i propri dati

Le organizzazioni non possono proteggere o governare ciò che non comprendono pienamente. Una classificazione completa dei dati rappresenta un primo passo fondamentale. La classificazione errata è una fonte frequente di rischio di non conformità, mentre l’eccessiva classificazione - spesso frutto di una certa avversione al rischio - può generare complessità operativa e costi aggiuntivi. Molte organizzazioni trattano tutti i dati come altamente sensibili per eccesso di cautela, ma questo può portare a investimenti eccessivi in infrastrutture sicure laddove non necessario.

Anche mappare i flussi di dati attraverso i confini nazionali e tra diversi fornitori è altrettanto importante. I punti ciechi in materia di compliance emergono spesso quando i dati vengono archiviati o elaborati involontariamente in giurisdizioni con normative restrittive. Comprendere dove risiedono i dati sensibili, come si muovono e quali normative si applicano è essenziale per ridurre i rischi, dimostrare responsabilità e mantenere la fiducia di partner e clienti. Integrare la conformità a posteriori in infrastrutture esistenti è costoso e complesso; incorporare questa consapevolezza nell’architettura cloud fin dall’inizio è molto più efficiente.


Progettare per la flessibilità

La flessibilità è il pilastro di un’implementazione efficace del cloud sovrano. Architetture progettate per interoperabilità e portabilità consentono ai workload di spostarsi senza soluzione di continuità tra cloud privati, pubblici e sovrani.

Questa adattabilità è fondamentale per mitigare i rischi derivanti da cambiamenti geopolitici o normativi. Gli hyperscaler non possono sempre garantire la piena sovranità a causa di normative extraterritoriali come il US CLOUD Act, che consente al governo statunitense di accedere ai dati detenuti da aziende americane all’estero. Al contrario, collaborare con operatori cloud locali permette alle imprese di mantenere il controllo giurisdizionale sui propri dati, pur beneficiando delle tecnologie più avanzate. Inoltre, la collaborazione con operatori locali può offrire ulteriori vantaggi in termini di sovranità tecnologica: dagli investimenti nell’ecosistema e nella base industriale locale, fino alla gestione delle criticità della supply chain, alla promozione dell’interoperabilità, all’evitare il vendor lock-in, al rafforzamento del controllo operativo e alla riduzione delle dipendenze.

La sovranità non dovrebbe essere vista come un vincolo, ma come un principio guida nella progettazione dell’infrastruttura, nella collocazione dei dati e nel deployment applicativo. Le organizzazioni che danno priorità all’adattabilità possono conciliare conformità normativa, innovazione e crescita strategica di lungo periodo.


Il potere delle partnership

Anche le partnership svolgono un ruolo cruciale. Nessun singolo vendor o piattaforma può risolvere da solo le sfide della sovranità e, nell’attuale supply chain interconnessa, non esiste una perfetta integrazione verticale dei fornitori all’interno di una sola regione.

L’open source è spesso presentato come una soluzione per ottenere maggiore autonomia; tuttavia, nella pratica, le soluzioni open source sollevano interrogativi sulla provenienza del codice, sull’affidabilità su larga scala e sulle diverse dipendenze legate al supporto.

Gli ambienti di cloud sovrano di maggior successo combinano fornitori tecnologici globali, operatori locali e partner Emea di fiducia, come Evoila e Arvato. Questo approccio collaborativo rafforza conformità e trasparenza, accelerando al contempo l’innovazione e garantendo che la governance non diventi un ostacolo al progresso, mentre la presenza di un ecosistema locale assicura la capacità di operare e supportare le soluzioni con un elevato grado di autonomia.

Con l’evolversi dei contesti normativi e geopolitici, le organizzazioni che promuovono un dialogo aperto lungo tutta la propria supply chain e all’interno dei team interni saranno meglio posizionate per adattarsi. La sovranità riguarda tanto l’allineamento, le scelte strategiche e la responsabilità quanto l’infrastruttura.


Il vantaggio strategico

Il cloud sovrano non è più soltanto un esercizio di compliance: è un elemento distintivo strategico. Le organizzazioni che comprendono i propri dati, progettano l’architettura cloud in modo che sia adattabile nel tempo e scelgono piattaforme interoperabili e aperte ottengono flessibilità, possibilità di scelta e controllo operativo. Sono meglio preparate a scalare a livello globale, a rispondere ai cambiamenti normativi o geopolitici e a innovare con fiducia.

La sovranità non è un limite all’innovazione, ma il quadro che rende possibile un’innovazione sostenibile. Le imprese che avranno successo saranno quelle che considereranno la sovranità come un catalizzatore per architetture più intelligenti, maggiore chiarezza operativa e resilienza nel lungo periodo. Padroneggiando il principio del “workload giusto nel posto giusto”, non solo soddisferanno le aspettative normative, ma definiranno la prossima generazione di agilità cloud e vantaggio competitivo.

Martin Hosken (nella foto di apertura) è Field CTO di Broadcom


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