La questione sostenibilità dei data center si fa politica

Per S&P Global gli impatti di sostenibilità del boom dei data center interessano ormai tutti, e vanno affrontati in maniera trasversale

Autore: Redazione ImpresaCity

In una sua analisi sui principali trend 2026 in tema di sostenibilità, S&P Global (meglio nota anche come Standard and Poor's) ha dedicato una particolare attenzione al mondo dei data center. Il loro forte sviluppo su scala globale, spinto dalla ricerca di nuove applicazioni per le tecnologie di Intelligenza Artificiale, sta infatti avendo impatti negativi importanti sui consumi energetici, sulle emissioni di CO2 e sui consumi di risorse idriche. Impatti tali da attirare l'attenzione non più solo degli addetti ai lavori ma anche del pubblico in generale.

S&P Global sottolinea che la corsa alla realizzazione di nuovi data center non mostra segni di voler rallentare, tanto che il consumo energetico del settore data center dovrebbe quasi raddoppiare tra il 2024 e il 2030, e lo stesso dovrebbe accadere al consumo idrico legato al raffreddamento delle infrastrutture IT. Non solo: la volontà di soddisfare immediatamente l'aumento della domanda energetica imposto dagli ambienti AI potrebbe portare il mercato a un maggiore utilizzo di combustibili fossili. Addio quindi agli obiettivi "net zero" che molte aziende tecnologiche di alto profilo avevano annunciato tempo fa. Peraltro, S&P Global evidenzia che il 38% delle aziende con attività di data center che sono state valutate nel suo 2024 S&P Global Corporate Sustainability Assessment non ha assunto alcun impegno di azzeramento delle emissioni nette.

Così, S&P Global ritiene che la crescita esponenziale del settore data center porterà a un aumento delle emissioni delle reti energetiche e dello stress idrico, nelle regioni in cui si trovano i data center. Questo anche se i singoli data center provider dovessero davvero raggiungere i loro obiettivi di decarbonizzazione. Il vento, insomma è cambiato: la tendenza del settore ora è verso l'espansione - e non più la transizione - energetica. In alcuni casi, ciò sta comportando il ritorno in funzione delle vecchie centrali a gas e carbone e la sospensione dei piani per la loro dismissione. Inoltre, in molti importanti mercati la domanda di energie rinnovabili supera l'offerta e anche la capacità di implementare nuovi impianti.

Le conseguenze di questo scenario stanno coinvolgendo sempre di più l'opinione pubblica. Ha fatto ad esempio notizia che in alcune aree a elevata domanda di data center siano stati segnalati aumenti dei prezzi dell'energia elettrica per i cittadini, il che ha sollevato interrogativi su chi debba pagare per le future nuove infrastrutture "spinte" dalla volontà di investire in AI. La questione data center si fa quindi anche politica, come dimostra il fatto che è stata già stata sollevata nelle elezioni statali e locali del 2025 negli Stati Uniti. Per gli hyperscaler globali si pone così il problema di una opposizione locale ai data center che è in evidente aumento, problema che - consiglia lo studio di S&P Global - va affrontato coinvolgendo da subito tutti gli stakeholder coinvolti. Altrimenti gli ambiziosi piani di crescita del settore data center saranno decisamente messi in dubbio.

Il dibattito sulla sostenibilità dei futuri data center riguarda prevalentemente i consumi energetici, ma S&P Global avvisa che la questione dei consumi idrici sta diventando altrettanto importante, se non di più. Il boom dei data center ad alto consumo idrico, infatti, si sta combinando con l'aumento del rischio di scarsità idrica legato al cambiamento climatico. Il settore data center è tra i comparti ad alto consumo idrico, che secondo S&P Global oggi sono tutti in forte espansione, e si stima che il 43% dei data center esistenti siano situati in regioni già ad elevato stress idrico. In questo decennio, spiegano ad esempio gli analisti, la domanda di energia dei data center imporrà un alto stress al 60% circa delle risorse idriche in Cina e al 38% di quelle negli Stati Uniti.

Non è una questione solo teoricamente "green". Il fatto che nel complesso lo stress idrico stia aumentando in molte regioni del mondo ha impatti diretti sui profili di rischio per le imprese. S&P ritiene che, anche in scenari ottimistici di cambiamento climatico, per le aziende dell'indice S&P Global 1200 il costo totale annuo del rischio fisico climatico potrebbe raggiungere 1.200 miliardi di dollari l'anno entro il 2050. Di questi 1.200 miliardi, 265 sarebbero legati allo stress idrico.


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