MySQL Day 2021: il database come leva per il business digitale

La piattaforma database open source più popolare - MySQL - continua ad evolversi per restare allineata con gli sviluppi di tutta l’IT. Senza problemi per chi vene da soluzioni diverse.

Autore: Redazione ImpresaCity

Nel mondo di oggi una delle sfide più importanti per le imprese è trovare gli strumenti più adatti per gestire i propri dati. Questo non solo perché la quantità di dati è aumentata in maniera esponenziale, ma anche perché il dato è il bene più prezioso che un'azienda possiede. In questo scenario diventa molto importante individuare un database che risponda non solo alle richieste di alte prestazioni ma anche a requisiti di sicurezza, flessibilità, alta disponibilità. È stato questo il tema portante del MySQL Day 2021: la crescita di una piattaforma che resta di riferimento ma non rimane affatto statica, piuttosto si adegua rapidamente alle necessità crescenti delle imprese.

Il punto di partenza è che MySQL si conferma sempre come il database open source più popolare del mondo: "Abbiamo oltre 17 milioni di installazioni MySQL - spiega Andra Cazacu, MySQL Key Account Director di Oracle - tra cui utenti community e i clienti che hanno optato per la Enterprise Edition, aziende molto innovative come Tesla o Netflix, alcune delle quali hanno basato il loro business intorno ai dati e hanno anche cambiato il nostro modo di interagire con i dati". Tanto che ormai chiunque è in qualche modo utente indiretto di MySQL: basta usare i servizi di realtà onnipresenti come Facebook, Spotify, LinkedIn o Twitter.

Se molte tra le aziende considerate come i principali "disruptor" della nostra epoca hanno puntato da anni su MySQL, la piattaforma deve evidentemente avere diverse carte vincenti. Il mercato ne vede principalmente cinque, spiega Andra Cazacu: la sicurezza per i dati, l'essere un database multi-model (SQL-like e NoSQL insieme), l'integrazione con il mondo cloud-native, le funzioni di real time analytics, un impegno economico (per acquisto e gestione) richiesto decisamente contenuto. Uno scenario invitante che deriva in primis dalle funzioni native della piattaforma. Ma che, nell'ottica degli utilizzi aziendali ed a maggior ragione enterprise, deve molto agli strumenti che fanno parte della Enterprise Edition griffata Oracle. In particolare - ed opportunamente, di questi tempi - per la parte sicurezza, protezione dei dati e controllo dell'accesso alle informazioni. Ma non solo.
Un cenno specifico merita l'estensione al mondo NoSQL che MySQL ha acquisito dalla versione 8. "In pratica abbiamo creato un database ibrido, dando la possibilità agli sviluppatori di usare in un unico database e in una stessa applicazione entrambi gli approcci che storicamente si sono spartiti il data management", sottolinea Andra Cazacu. Ed agli sviluppatori interesserà anche l'integrazione possibile tra MySQL e il mondo stateless della containerizzazione e dei microservizi. MySQL può sia essere parte di una infrastruttura cloud-nativa, sia essere containerizzato esso stesso, anche grazie al nuovo MySQL Operator for Kubernetes (a breve disponibile).

Un database “accogliente”

L'estrema popolarità di MySQL è fuori di dubbio e i vantaggi della Enterprise Edition sono concreti. Il grande interesse per il mondo MySQL si traduce però anche nella popolarità di svariate soluzioni che derivano dal filone originale del database. Oltre a questi fork, anche la versione community di MySQL può essere vista come una piattaforma "alternativa" alla Enterprise Edition, per il semplice fatto che molte aziende iniziano a prendere confidenza con MySQL proprio grazie a questa versione, salvo poi trovarsi in qualche modo limitate dalla mancanza di alcune opzioni di fascia elevata. Non accade per tutte le imprese, certo, ma per un numero crescente data la sempre maggiore importanza che sta acquistando la gestione sempre più evoluta dei dati aziendali.

"Di solito ci troviamo di fronte a cinque scenari-tipo - racconta Michelangelo Uberti, Marketing Manager di Par-Tec - che portano a considerare la necessità della migrazione del database: il progetto temporaneo che diventa invece mission-critical, l'uso di un database pre-installato o di default che si rivela poi limitato, la scelta di un prodotto già usato ma in ambiti del tutto diversi, una selezione tecnica non abbastanza ragionata, una scelta basata su pregiudizi contro altre piattaforme". Si tratta in tutti casi di non-scelte che mostrano poi la corda dal punto di vista tecnologico, impedendo alle aziende utenti di accedere a funzioni ed opzioni che invece le aiuterebbero molto.
"Ovviamente l'utilizzo di un database diverso da MySQL Enterprise Edition non è di per sé un problema - spiega Uberti - ma spesso le esigenze che il proprio database deve soddisfare cambiano nel tempo e spingono verso una scelta diversa. Spesso, nella nostra esperienza, per la compliance a nuove normative, la complessità dei backup, la perdita di controllo su una infrastruttura IT che cresce, la necessità di un approccio multimodale, la volontà di avere livelli di supporto tecnico più elevati". Anche di fronte alle nuove necessità, però, accade spesso che le aziende siano poco propense al cambiamento. Per questioni di budget, di competenze interne da sviluppare, di problemi tecnici che una migrazione del database può far insorgere. Una buona fase di assessment preventivo serve ad affrontare questi temi, ovviamente con particolare riferimento alle possibili difficoltà tecnologiche.

Il controllo, quando serve

Uno degli appeal principali del passaggio a MySQL Enterprise Edition sta nella offerta che la piattaforma ha di strumenti di monitoraggio e controllo di fascia, appunto, enterprise. Un elemento importante in questa fase in cui la fluidità e le performance nell'accesso ai dati sono sempre più indispensabili per l'andamento in generale del business di una impresa.

MySQL Enterprise Monitor è in questo senso uno dei tool più interessanti ed utili. "La versione community di MySQL è estremamente potente - spiega Marco Carlessi, MySQL Senior Sales Consultant di Oracle - e consente di avere un livello di controllo del database molto elevato. Ha però alcune limitazioni che vengono a galla in un uso commerciale". Una considerazione che vale anche per le questioni legate alle performance ad al tuning dei database, che sono il pane quotidiano dei DBA. E che spesso si traducono in interminabili checklist che gli stessi DBA devono verificare costantemente perché, in ultima analisi, senza i suoi dati un'azienda si ferma.

In questo senso MySQL Enterprise Monitor offre uno strumento semplice da usare, che presenta una ricca quantità di informazioni immediatamente comprensibili, potendo inoltre spaziare tra ambienti on-premise, tutti cloud, ibridi. "Uno strumento utile ovviamente per i DBA - spiega Carlessi - ma anche per gli sviluppatori che devono capire come si comportano realmente le loro applicazioni, anche in architetture complesse e multi-tenant".
MySQL Enterprise Monitor non descrive solo il comportamento in tempo reale dell'ambiente MySQL ma permette anche approfondimenti "storici" arbitrari in maniera semplice, il che è uno dei principali differenziatori rispetto alla versione Community. Insieme alla possibilità, con Enterprise Query Analyzer, di evidenziare, correlare ed analizzare il funzionamento di tutte le query e non solo di quelle più problematiche. Ed è poi importante notare come MySQL Enterprise Monitor vada oltre il monitoraggio prestazionale del database in sé ma spazi anche oltre, presentandosi ad esempio come un consulente digitale dei DBA attraverso oltre 250 controlli predefiniti che corrispondono ad altrettante best practice di database management. Un approccio che rende MySQL Enterprise Monitor uno strumento non solo descrittivo o reattivo ma anche proattivo, in grado di portare all'attenzione dei DBA i problemi latenti che potrebbero poi portare, se non affrontati, a malfunzionamenti importanti dei database.

Al centro della nuova IT

Oggi il database non è - o non dovrebbe essere - più visto solo come un repository di dati da consultare: è un elemento fondante delle architetture applicative. Ed è per questo che è importante si sappia adattare all'evoluzione delle architetture stesse. In questo senso MySQL è un potenziale buon "cittadino" degli ambienti a container, ormai onnipresenti e anch'essi base fondante della nuova IT.
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In particolare, le applicazioni più mission critical che si appoggiano su MySQL NDB Cluster possono contare su questa possibilità. "Crediamo fortemente - spiega Tiago Alves, Software Engineering Manager di Oracle MySQL - che la piattaforma sia adatta per il mondo cloud-nativo, perché è stata creata seguendo gli stessi principi chiave: resilienza, approccio shared-nothing, possibilità di scalare, consistency, aderenza agli standard". Questa comunanza di principi ed approcci fa sì che una installazione tradizionale di MySQL NDB Cluster possa essere "tradotta" in un ambiente basato su Kubernetes. Si parte dalle immagini originali della piattaforma che sono disponibili via Docker Hub - un passo non obbligatorio ma che è comunque garanzia di standardizzazione - e si passa poi alla creazione dei data node e dei nodi di gestione del cluster. In entrambi i casi i nodi attivi possono scalare a piacimento, garantendo l'elasticità degli ambienti cloud-nativi.

Tutto questo è possibile grazie alle funzioni di gestione del NDB Operator, che a loro volta sono disponibili attraverso i consueti tool di Kubernetes. Una opzione che "Cambia tutto - sottolinea Alves - perché permette di configurare un cluster in pochi passi". Più in dettaglio, il primo passo è usare Helm per l'installazione di NDB Operator e delle sue risorse in un cluster Kubernetes. Il secondo è portare MySQL NDB Cluster nello stato desiderato, usando semplicemente kubectl e i file di configurazione, che nei casi più semplici possono essere davvero di poche righe. Alla fine, avremo il nostro ambiente Kubernetes in cui attivare a piacere container che fanno da data node o management node del cluster MySQL. Nel tempo il raggio d'azione di NDB Operator è destinato a crescere, spiega Alves, attraverso nuovi rilasci che arriveranno già a breve. In una evoluzione pensata anche tenendo conto dei feedback che gli utenti man mano daranno.

L’onda degli analytics

Oggi è difficile parlare di dati e database senza toccare quasi subito il tema degli analytics. I dati sono raccolti per essere analizzati e più questa analisi è evoluta, rapida ed approfondita, più fornisce indicazioni utili alle imprese. Ma non tutti i database supportano in modo semplice engine di analytics davvero performanti. Per MySQL, che nasce come database transazionale, si pongono tradizionalmente problemi simili che spingono molti utenti ad esportare dati verso altre piattaforme, passando da procedure ETL che non vanno certo d'accordo con l'analisi smart dei dati e men che meno con la real-time analytics.
Chi sceglie MySQL Enterprise Edition nella sua versione ospitata dal cloud pubblico Oracle - quindi MySQL Database Service - ha ora a disposizione un motore di analisi particolarmente evoluto e performante: HeatWave. "Si tratta in sintesi di un cluster di macchine che si comporta come uno storage engine, così da fornire un'unica interfaccia MySQL verso attività di tipo sia OLTP sia OLAP", spiega Marco Carlessi. Più in dettaglio, quando si devono eseguire query queste sono assegnate automaticamente al motore tradizionale InnoDB oppure sul cluster HeatWave, che contiene una copia aggiornata in tempo reale dei dati del database MySQL e le esegue con performance di due ed anche tre ordini di grandezza superiori.

"Tutto questo è stato ottenuto grazie ad una architettura pensata proprio per le performance, quindi con elaborazione in-memory, parallelismo massivo, algoritmi ottimizzati", sottolinea Carlessi. Tanto che per la prima volta Oracle ha pubblicato ufficialmente confronti di benchmark con altre piattaforme paragonabili a HeatWave.

La sinergia tra MySQL Database Service e HeatWave porta vantaggi a qualsiasi azienda utente del database, anche perché le potenzialità dell'analytics engine sono "mascherate" da una normale interfaccia MySQL che le mette a disposizione di qualsiasi applicazione, servizio, funzione o piattaforma che può dialogare con MySQL stesso. Esistono però alcuni casi d'uso di riferimento che - spiega Vittorio Cioe, MySQL Senior Sales Consultant di Oracle - "possono essere categorizzati in quattro macro-aree: replica dall'on-premise al cloud, applicazioni su altri cloud provider, estensione dell'on-premise, analitiche in cloud".
Il caso d'uso più semplice è il primo, che si applica anche solo per avere funzioni di base di disaster recovery. Più "analitico" è il secondo caso d'uso, in cui si mette in comunicazione con MySQL su cloud Oracle un'applicazione attivata presso un altro cloud provider. Questo permette di sviluppare applicazioni usando funzioni e meccanismi propri di un generico provider ma, allo stesso tempo, di avere comunque i dati conservati e protetti dal cloud Oracle, con anche le funzioni di analytics di HeatWave. Concettualmente simile è il caso d'uso del cloud ibrido come estensione di un data center proprietario. Questo non si carica di ulteriori workload che si possono eseguire meglio, e con più elasticità, in cloud e non si apre all'Internet pubblica. Dialoga in modo sicuro solo con il cloud Oracle, dove si trovano le applicazioni rivolte agli utenti, i dati memorizzati e protetti in MySQL e le funzioni di analisi di HeatWave.

Il quarto caso d'uso punta decisamente sulle caratteristiche di HeatWave. Indipendentemente da quanto ci giri intorno, MySQL Database Service memorizza in cloud i dati ed è affiancato dal cluster HeatWave per elaborare le query di tipo analitico, restituendole poi magari ad applicazioni o piattaforme, in cloud o meno, che le convertano in visualizzazioni immediatamente comprensibili. Una soluzione potente ma semplice da implementare, quindi una opzione interessante per tutte le aziende che non hanno ancora approcciato il tema analytics per paura dell'impegno necessario.

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