Blockchain: servono piattaforme

L'utilità della tecnologie blockchain è chiara, almeno in alcuni ambiti chiave. Mancano però le piattaforme generaliste per metterla in pratica.

Autore: Redazione ImpresaCity

È da qualche tempo che ogni nuovo anno promette di diventare quello della consacrazione definitiva di blockchain. Una promessa che non è facile verificare: i numeri non sono immediatamente chiari e confrontabili. Il 2020 ha fatto testo fino ad un certo punto, causa pandemia e conseguente frenata di molti investimenti tecnologici. Ma già le cifre relative al più tranquillo 2019 descrivevano un panorama non chiarissimo.

Secondo l'Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, ad esempio, il 2019 si è chiuso con 488 nuovi progetti blockchain a livello mondiale, con una crescita del 56% rispetto al 2018. Segnali positivi quindi. Ma solo un decimo circa di questi progetti - per la precisione 47 - sono effettivi ed operativi. Il resto sono in parte (111 progetti) sperimentazioni o proof of concept oppure (tutti gli altri) proprio solo annunci. E come giudicare un mercato in cui 330 progetti su 488 - quasi il 68% - sono solo sulla carta? Tirare le somme non è semplice.

Una premessa importante è che nessuno mette in dubbio il valore della tecnologia e dell'approccio dei ledger distribuiti. Molti settori vedono decisamente con favore la disponibilità di un modello che garantisca intrinsecamente l'affidabilità delle informazioni. Il motivo è ovvio: sapere che un certo dato è "giusto" per tutte le controparti coinvolte, in vario modo, nella sua gestione evita un gran numero di contrasti e contenziosi. Non caso la maggior parte dei progetti blockchain riguarda in particolare pagamenti, gestione documentale, supply chain.
Quando una tecnologia è giudicata valida ma, numeri alla mano, la maggioranza dei nuovi progetti che la coinvolge è solo sulla carta, vuol dire che quella tecnologia è matura sino ad un certo punto. All'atto pratico, non abbastanza perché il suo appeal vada oltre lo "zoccolo duro" degli utenti potenziali più ovvi. Che, nel caso di blockchain, sono quelli legati al mondo Finance. Per fare un esempio di casa nostra, ci sono già oltre un centinaio di Banche aderenti a Spunta Banca DLT.

Usciamo dall'ambito Finance e blockchain si scontra con un problema non nuovo: anche tra chi ne percepisce i vantaggi è diffusa l'idea che la tecnologia non sia per nulla semplice da implementare. E soprattutto da integrare con i sistemi già esistenti. Un timore che ha senso, dato che una buona parte dei progetti blockchain, in qualsiasi settore, ha richiesto una intensa attività di sviluppo da zero. Blockchain "chiavi in mano" è insomma ancora lontano.

C'è peraltro da considerare che per le imprese non è semplice identificare i possibili fornitori tecnologici in campo blockchain. Diverse reti a cui le aziende potrebbero partecipare nascono da sforzi di settore e sono quindi intrinsecamente soluzioni verticali. Sono pochi i vendor tecnologici di fascia alta che offrono soluzioni blockchain "generaliste" sulle quali costruire poi qualcosa di proprio, senza per questo dover partire da zero. Sono pochi perché ci vuole tempo - mesi e anche anni di test - di prima di potersi presentare con una piattaforma trasversale blockchain, enterprise e collaudata. 
La pandemia ha certamente mandato in archivio molti progetti blockchain, probabilmente quelli più velleitari. Ma potrebbe dare un nuovo impulso a quelli che offrono benefici concreti a breve termine. Secondo molti analisti questo dovrebbe avvenire in particolare nelle applicazioni dei ledger distribuiti alla gestione delle supply chain. Proprio perché le difficoltà del lockdown hanno messo in luce la necessità di tecnologie che rendano le supply chain stesse più reattive ed elastiche di fronte ad eventi imprevisti.

C'è anche una crescente spinta per l'utilizzo di blockchain come base tecnologica per nuovi concetti di identità digitale. Anche qui in risposta ad un problema, o meglio due: da un lato il boom dei furti di identità, dall'altro la volontà sempre maggiore dei cittadini di riappropriarsi delle loro informazioni personali.

In confronto, sembra essere calato un certo gelo nei confronti dei progetti per la finanza decentrata. Il potenziale resta immutato ma c'è una percezione molto più evidente delle difficoltà - dalle normative alla cyber security - che un sistema di valute digitali alternative dovrebbe superare per affermarsi. In questo campo le promesse di servizi "rivoluzionari" per il 2021 non mancano. Ma nemmeno i dubbi sulla loro effettiva portata rivoluzionaria.

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