Lenovo, i traguardi del Data Center Group

Risultati di rilievo e primati mondiali: la strategia in ambito data center dimostra la sua validità, come spiega Alessandro de Bartolo, numero uno per l’Italia del DCG

Autore: Edoardo Bellocchi

Ormai quasi tradizionale, l’incontro di metà luglio con Alessandro de Bartolo, Country General Manager per l’Italia di Lenovo Data Center Group, è l’occasione per fare il punto su alcuni aspetti, tra cui in particolare i supercomputer, ovvero l’HPC, High Performance Computing, che rappresentano uno dei successi maggiori per Lenovo. La strategia messa in atto negli ultimi tempi dal Data Center Group, che delle tre divisioni di Lenovo è quella che si occupa del mondo data center, sta dimostrando i suoi frutti, con riflessi più che positivi anche sui ricavi, cresciuti a livello globale del 44 per cento anno su anno nel quarto trimestre dell’anno fiscale concluso il 31 marzo scorso

Un ecosistema per l’HPC
Tra i motivi di questi successi, vi è anche la decisa spinta in ambito HPC, che per Lenovo “non significa solo hardware nudo e crudo, ma anche soluzioni software e altre tecnologie a corollario, per sostenere tutte le esigenze del computing a elevati livelli”, sottolinea Alessandro de Bartolo, citando l’esempio di Neptune, il nome dato da Lenovo alle nuove tecnologie sviluppate per migliorare l’efficienza dei data center, senza comprometterne le prestazioni e senza ridurne la densità.  

Nuovi approcci
Presentato in occasione dell’International Supercomputing Conference (ISC), svoltasi a Francoforte a giugno, Neptune non si può definire come hardware o software, quanto piuttosto un approccio all’uso del raffreddamento dei data center per estrarre calore dai sistemi, liberandone il potenziale di prestazioni, con l’idea di migliorare l’efficienza fino al 50 per cento. Più in dettaglio, si tratta di un “tridente” di tecnologie di raffreddamento: quello ad acqua non refrigerata DTN (Direct-to-Node), lo scambiatore di calore “rear door” RDHX e le soluzioni ibride TTM (Thermal Transfer Module), che combinano il raffreddamento ad aria con quello ad acqua. Queste soluzioni hardware avanzate sono sostenute dal software EAR (Energy Aware Runtime) di Lenovo che ottimizza i sistemi per efficienza energetica e prestazioni a partire dai singoli componenti fino allo chassis.

 

In cima ai Top 500
Il focus del DCG di Lenovo nell’ambito dell’HPC ha anche permesso di raggiungere altri traguardi di rilievo, come quello reso noto a fine giugno, sempre nel quadro della conferenza ISC di Francoforte, in cui è è stata pubblicata la classifica globale dei supercomputer “TOP500: di questi, quelli basati sulle tecnologie Lenovo sono ben 117, come dire quasi uno su quattro, circostanza che ne fa il più grande provider di supercomputer al mondo. "Un risultato ancora più rilevante se si pensa che siamo in questo ambito solo dal 2014, con una nostra progressione ci ha visto consegnare 30 sistemi HPC solo nell’ultimo anno”, ha fatto notare de Bartolo. Le soluzioni di High Performance Computing di Lenovo sono utilizzate in molti campi, e vengono impiegate anche in 17 delle 25 principali università e istituzioni di ricerca di tutto il mondo. In Italia, presso il CINECA, il più grande centro di calcolo nel nostro Paese, è installato Marconi, uno dei supercomputer più efficienti in termini di energia al mondo, con progetti di ricerca che spaziano dalla medicina di precisione alle auto a guida autonoma.  

Un supercomputer per il Sud
Sulla base della collaborazione tra Lenovo con Cineca ed ENEA, che ha portato alla realizzazione del progetto Marconi, nei primi di luglio è stata resa nota una ulteriore implementazione, che va a potenziare l’infrastruttura di calcolo presso l’ENEA di Portici, nell’area di Napoli. In particolare, il nuovo supercomputer CRESCO6 è oggi l’infrastruttura di calcolo più potente del Sud Italia, grazie a una potenza di computing massima di circa 700 TeraFlops: è basato sulla tecnologia Lenovo ThinkSystem ed è formato da un cluster di Lenovo ThinkServer SD530 ad alta densità, equipaggiati con processori Intel Skylake di ultima generazione e interconnessioni ad alte prestazioni Intel Omnipath. L’architettura del nuovo supecomputer è simile, seppure su scala più ridotta, a quella della terza partizione del cluster Marconi installato al Cineca, consentendo l’integrazione di alcuni servizi su scala geografica. Il nuovo supercomputer di Portici contribuisce con la sua potenza di calcolo alla ricerca sul clima, allo studio di nuovi materiali, alla simulazione di sistemi complessi per la generazione di energia con basso impatto ambientale, a simulazioni per la gestione delle infrastrutture critiche, a studi biotecnologici e di chimica computazionale, di fluidodinamica applicata al settore della combustione e allo sviluppo di codici per la fusione nucleare.

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