SPS Italia 2018

Private LTE: l'opportunità delle reti mobili chiuse

Era una soluzione di nicchia, ora Private LTE si diffonde in varie applicazioni enterprise. Anche sulla spinta dell'Internet of Things.

Autore: Redazione ImpresaCity


La tecnologia preferenziale per la copertura indoor è di norma il WiFi. A maggior ragione con le evoluzioni introdotte da WiFi 6. Non è però l'unica: diverse aziende, e soprattutto diversi operatori mobili, puntano su tecnologie cosiddette Private LTE. Ossia che permettono di usare le reti cellulari LTE in ambienti limitati e controllati.

È un approccio che si è diffuso soprattutto negli Stati Uniti. Qui gli operatori si sono posti l'obiettivo di diversificare i servizi mobili "conquistando" una parte dello spettro non regolamentata. Tanto che la FCC statunitense ha poi ufficializzato i servizi CBRS (Citizens Broadband Radio Service). Da cui derivano varie soluzioni catalogate come Private LTE. Oppure, per usare il marchio commerciale ideato dalla CBRS Alliance, come OnGo.

Ma lo spettro non è regolamentato allo stesso modo ovunque. Per questo le soluzioni e i servizi LTE "privati" si sono diffusi a macchia di leopardo e con normative diverse. In generale l'approccio è usare frequenze che non sono regolamentate o che non richiedono licenze specifiche. Frequenze che si sovrappongono a quelle del WiFi o che vi sono adiacenti. Ad esempio, le soluzioni europee LTE-Unlicensed (LTE-U) e License Assisted Access (LAA) operano nella banda dei 5 GHz.

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Denominazioni e frequenze a parte, le varie forme di LTE "al chiuso" sono nate come soluzioni di nicchia. Reti cellulari LTE private, progettate per coprire solo una determinata area o struttura, come un edificio. E mantenendo altrettanto privato il traffico voce e dati. Queste soluzioni hanno trovato spazio in particolare nel campo dell'hospitality o delle grandi strutture commerciali. Con lo specifico obiettivo di creare una rete voce/dati più efficiente del WiFi e più ricca di funzioni del DECT.

Private LTE cresce con l'IoT

Ora però il mercato delle soluzioni in stile Private LTE si sta sviluppando anche oltre. Le cifre sono ancora piccole (globalmente il settore vale 2,4 miliardi di dollari) ma i tassi di crescita sono interessanti. Pari secondo le stime a un +13 percento annuo che porterà il comparto a 4,5 miliardi di dollari nel 2023. Il motivo di questo sviluppo non è legato alle applicazioni più tradizionali quanto all'utilizzo delle tecnologie cellulari nelle applicazioni IoT.

Si va dal collegamento dei macchinari in fabbrica alla creazione di celle LTE in ambienti "estremi". Come miniere, impianti, porti, aeroporti. Inoltre, le soluzioni Private LTE possono evolvere con una certa semplicità verso Gigabit LTE e in prospettiva il 5G. Il che dà loro un raggio d'azione ancora maggiore.

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Una crescita che si capisce meglio considerando che gli approcci in stile LTE-U si sono storicamente mossi a partire da due esigenze. Una, più di mercato, è degli operatori mobili. Che cercavano (e cercano ancora) di differenziare la loro offerte verso le grandi imprese, andando oltre la pura connettività.

L'elasticità del mobile

La seconda, più concreta, è dei grandi clienti. Che cercavano di realizzare reti indoor con performance elevate e prevedibili. Che il WiFi non poteva offrire prima della versione 6. Resta poi sullo sfondo una distinzione sempre più labile ma importante, in molte applicazioni. WiFi è comunque una tecnologia dati "nomadica": il singolo client si muove sì, ma non in maniera completamente libera. Mentre LTE e le altre tecnologie cellulari sono davvero mobili.

Il futuro del Private LTE dipende, soprattutto in Europa, dagli operatori mobili. Dalla loro volontà di dare alle aziende i mezzi per creare e gestire "isole" LTE proprie. La tecnologia non è un vero problema. Esistono già servizi cloud in grado di gestire la parte di controllo della rete LTE lasciando in locale quella dati. Non è nemmeno un problema gestire il passaggio di un nodo mobile dalla rete LTE privata a quella pubblica dell'operatore. Gestendo tutto questo come complemento a WiFi 6, e non più come alternativa.