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I display per i creativi: le caratteristiche chiave

Per chi si occupa di postproduzione video, grafica o fotoritocco non basta un display come un altro. Bisogna alzare l'asticella delle caratteristiche tecniche.

Redazione Impresacity

Quando ci siamo occupati di come scegliere il monitor giusto per il lavoro di ufficio, abbiamo sottolineato che i monitor "generalisti" devono offrire un buon livello di qualità su un ampio spettro di caratteristiche: dalla progettazione del pannello all'ergonomia, passando per la dotazione di porte di connettività. In un certo senso la loro caratteristica chiave è la versatilità, ossia la capacità di soddisfare una fascia di utenti molto ampia.

Quando si passa invece a valutare i monitor più adatti al lavoro dei creativi - principalmente per la grafica, il fotoritocco, la postproduzione video - le cose cambiano. Per gli utenti "pro" la caratteristica chiave di un monitor è la capacità di riprodurre i contenuti (immagini, video) alla massima qualità possibile - o comunque alla qualità necessaria per il lavoro che si sta svolgendo - e con altrettanta fedeltà. Ciò di solito è possibile solo se il display in questione ha caratteristiche tecniche ben precise, quindi i dati di targa sono un elemento che assume una importanza molto maggiore di quanto non accada nei monitor genericamente da ufficio.

Non per questo tutte le considerazioni fatte per i monitor generalisti vanno automaticamente scartate. Ad esempio, flessibilità d'uso e connettività restano sempre caratteristiche importanti. Anche i creativi infatti lavorano spesso con computer portatili, cosa che rende molto utili i monitor che permettono di realizzare una postazione completa collegando giusto uno o due cavi. Anche una buona ergonomia è importante per chiunque debba lavorare davanti ad un display in lunghi flussi di lavoro di fotoritocco, video editing o graphic design.

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La resa grafica resta però prevalente e perciò si concentra l'attenzione sulle qualità del pannello. Anche se non c'è solo questo: pannello, elettronica e progettazione complessiva del monitor contribuiscono, insieme, a dare una postazione di lavoro ideale.

Una scelta almeno 4K

Quando si tratta di creare contenuti, più pixel si hanno a disposizione meglio è. Per questo la maggior parte dei creativi preferisce monitor con una diagonale elevata (almeno 27 pollici) e con risoluzione dal 4K in su. I display più piccoli da 24 pollici sono indicati più che altro per le postazioni con poco spazio o per chi preferisce le configurazioni dual-monitor, in cui il contenuto principale è in un display e le palette di lavoro su un altro.

Chi lavora in ambito video deve prestare qualche attenzione in più quando si tratta di risoluzione e aspect ratio del monitor che acquista. Il 4K è quasi un obbligo perché sempre più i contenuti video vengono richiesti in questo formato, che però - e qui sta un elemento di attenzione - solo negli ambiti di derivazione "informatica" è il diffuso 4K UHD (3.840 x 2.160 pixel in 16:9). Chi pensa di lavorare anche per il cinema e la televisione deve usare monitor in grado di gestire il DCI 4K (4.096 x 2.160 pixel), meglio ancora se possono mostrare sullo schermo anche le maschere per lavorare sulle sue derivazioni "croppate" con aspect ratio diversi.

Che tipo di pannello scegliere? In un monitor professionale per creativi la scelta è praticamente obbligata: in tecnologia IPS. Il motivo è presto detto: solo questo tipo di pannello garantisce, oggi, la più alta qualità nella riproduzione dei colori delle immagini. Qualità che corrisponde principalmente a due caratteristiche: la riproduzione fedele dei colori (il colore appare a video come è stato "pensato" e come sarà riprodotto altrove, ancora a video o su altri supporti) e la capacità di gestire e mostrare una gamma molto ampia di tonalità.

Il colore giusto al posto giusto

La fedeltà dei colori è una caratteristica da sempre importante per i monitor professionali, è diventata sempre più essenziale perché è aumentato il numero delle applicazioni "color critical". Una volta si dava per scontato che i contenuti multimediali visualizzati su un monitor professionale sarebbero poi stati fruiti su mezzi meno cromaticamente fedeli, oggi questo non è più così vero. E ciò impone una maggiore attenzione della produzione dei contenuti stessi.

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Per riprodurre fedelmente i colori un display deve essere calibrato periodicamente, operazione che molti non fanno perché la considerano lenta e complessa. In ambito professionale è meglio quindi orientarsi verso monitor che la semplificano, in particolare quelli che hanno un calibratore integrato (o che possono essere collegati con semplicità a un calibratore esterno) ed eseguono automaticamente la calibrazione.

Questione più complessa è lo spettro di colori che un display è in grado di mostrare, indicata spesso come gamut. Esistono range cromatici standard - gli spazi colore - che un display professionale deve coprire (quasi) del tutto per poter essere usato in determinate applicazioni. Nella grafica professionale ad esempio ci si aspetta una copertura pressoché totale degli spazi colore sRGB e AdobeRGB, mentre nella postproduzione video conta la copertura degli spazi colore DCI-P3, BT.709 e BT.2020. Come linea di valutazione generale, maggiori sono le coperture dei color space più comuni, e necessari al proprio lavoro, meglio è.

Va peraltro notato che la capacità di mostrare una gamma molto ampia di colori non dipende solo dal pannello del monitor. In ambito professionale questo dovrebbe avere una profondità colore nativa di 10 bit, tecnicismo che spesso viene sintetizzato con una espressione più d'effetto: la capacità di riprodurre un miliardo di colori. Le due espressioni sono equivalenti: il colore di un pixel viene codificato usando 10 bit per canale RGB, quindi 1.024 tonalità per colore primario e dunque oltre un miliardo (1.024 x 1.024 x 1.024) di tonalità risultanti.

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Non basta però che un pannello gestisca il colore a 10 bit nativi: deve farlo anche il computer a cui è collegato, quindi la sua scheda grafica. E non sempre è così. Attenzione poi a quei 10 bit: per alcuni pannelli sono 10 bit nativi, per altri più economici sono 8 bit nativi con 2 bit "aggiunti" che non introducono vere nuove tonalità ma sfumano il passaggio dall'una all'altra (è il cosiddetto dithering).

Le funzioni accessorie

In campo professionale sono funzioni davvero utili solo quelle che consentono di ottimizzare il proprio lavoro. Per un display sono quelle che permettono di svolgere al meglio il proprio workflow, senza essere distratti o rallentati da come è stato progettato il monitor nel suo complesso.

Buona parte dei creativi, specie in ambito video, preferisce lavorare al buio (o quasi) per potersi concentrare bene sui contenuti. Questo tra l'altro vuol dire che il monitor per primo non deve introdurre fattori di disturbo, come una eccessiva luminosità che filtri dal bordo tra pannello e cornice del monitor, o che provenga dalla retroilluminazione (che comunque serve) dei pulsanti di controllo. Lavorando al buio si nota maggiormente il contrasto nativo del pannello, perché i neri troppo slavati diventano più evidenti. I monitor professionali di solito hanno valori di contrasto elevati, da preferire, e qualche produttore indica anche valori minimi garantiti.

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Sempre per ovvie ragioni di "visibilità" dei contenuti mentre si lavora, i monitor con pannello opaco sono preferibili a quelli lucidi, che rifletterebbero eventuali sorgenti luminose vicine alla propria postazione. Pollice su ovviamente per tutto quello che aiuta l'ergonomia, come i display regolabili in altezza, inclinabili e ruotabili. Anche perché una volta trovata la configurazione giusta per lavorare, la si cambia molto raramente.

La connettività non è un problema nei monitor professionali, che hanno una ampia dotazione di porte e connettori. DisplayPort, HDMI e USB non possono mancare, mentre i connettori più datati VGA e DVI possono anche non essere presenti (e di solito infatti non lo sono). I display professionali non puntano poi su caratteristiche "esoteriche" come fattori di forma strani o curvature dello schermo, che sarebbero un problema e non certo un vantaggio. Ma possono avere opzioni apparentemente inusuali, come la presenza di uno switch KVM integrato che si sta diffondendo nei modelli di fascia più alta.

Lo switch permette di collegare al monitor (e a un mouse e una tastiera) due computer diversi. Non è solo per avere una comodità in più, è una funzione di sicurezza che in alcuni ambiti è diventata obbligatoria. Il computer con cui si lavorano i contenuti è scollegato da Internet e da qualsiasi rete esterna per evitare il rischio che qualcuno cerchi di rubarli, quindi si collega al monitor un secondo PC che non ha contenuti da proteggere e può quindi essere collegato in rete.

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Pubblicato il: 05/07/2019

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