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GDPR: da cappio al collo a opportunità di crescita

Il GDPR non è un obbligo costoso a cui adempiere solo per evitare le possibili sanzioni, è piuttosto uno stimolo per un Rinascimento di tutta la gestione dei dati in azienda

Autore: Redazione ImpresaCity

Se riflettiamo su quanto viene comunicato sul GDPR dalla maggior parte degli operatori economici, il messaggio che arriva agli imprenditori che dovrebbero dare avvio al processo di adeguamento al nuovo Regolamento è che lo stesso rappresenti, né più né meno che la sicurezza IT, un costo imposto, addirittura sotto minaccia di ingenti sanzioni. Noi di G DATA invece vediamo il GDPR sotto un’altra luce. Ecco perché.

Ad oggi, in generale gli argomenti presentati da esperti IT, legali, consulenti e da tutti gli operatori coinvolti nel cammino verso la compliance al GDPR, non hanno sortito che un effetto: spaventare chi, come imprenditore, deve fare scelte precise ed addirittura modificare processi di business intelligence e produttivi interni per mettersi a norma. La conseguenza non meraviglia: l’Italia è in estremo ritardo rispetto all’imminente scadenza del 25 maggio, ma invitiamo a scagliare la prima pietra coloro che non cercano di dilazionare nel tempo attività sgradite.

Noi di G DATA vediamo il GDPR con un ottimismo rinascimentale, che speriamo di riuscire a trasmettere”, afferma Giulio Vada, Country Manager di G DATA Italia. “Quali esperti di sicurezza IT noi consideriamo infatti l’attuale anarchia nella gestione del dato, la non consapevolezza di dove esso si trovi fisicamente e come venga elaborato, la non-gestione delle vulnerabilità infrastrutturali e la sottovalutazione del rischio aziendale, come una sorta di medioevo industriale dal quale speriamo che il GDPR ci aiuti ad uscire, sebbene l’entrata in vigore del regolamento sia tutt’altro che frutto di un’evoluzione delle aziende, come invece lo è stato il Rinascimento per la cultura europea”.

Siamo dell’opinione che il GDPR, qualora implementato rispettandone integralmente i principi, si rivelerà un ottimo strumento in grado di favorire lo sviluppo dell’economia digitale dell’intera Unione Europea.

La vera sfida della trasformazione digitale “gestita” ai sensi del GDPR consta di un cambiamento culturale profondo, presso gli imprenditori in primis. La loro capacità e rapidità nel modificare il modus operandi dell’azienda sarà ciò che ne stabilirà la direzione e il successo a lungo termine. Ciò richiede una maggiore elasticità imprenditoriale ossia la capacità di riorganizzare i processi produttivi, di percepire un’imposizione come opportunità di differenziazione.

Ricordiamo ad esempio le strategie di comunicazione implementate dalle aziende a seguito del conseguimento della certificazione ISO, per impegno e vincoli procedurali molto simili al GDPR, o il danno reputazionale occorso a chi subisce un furto di dati anche se legittimamente trattati.

Tornando al GDPR, a nostro avviso il percorso verso la compliance normativa permette di apportare le giuste modifiche all’infrastruttura aziendale e ai processi interni, che diventano volano di uno sviluppo aziendale in positivo, non solo in ottica digitale, ma anche produttiva e qualitativa. Per riuscire in questa impresa però è inutile interpretare il GDPR in ottica burocratica difensiva, chiave di lettura datata e decisamente poco proattiva, ma prenderne i dettami e trasformarli in un asso nella manica.