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Oracle Cloud Day, la sfida è sul cloud ERP in ambienti mission critical

All’appuntamento milanese di fronte a oltre 1.200 persone si dipana la strategia cloud del vendor lungo tre linee: business process innovation, technology innovation e customer success. Focus su Cloud ERP, dorsale di applicazioni mission critical del futuro. Si va verso un modello di ‘autonomous organization’ in cui la collaborazione uomo-macchina è al servizio dell’evoluzione umana e favorita dall’utilizzo di AI, machine learning, IoT e blockchain

Barbara Torresani

Il cloud di Oracle a Milano: il vendor, pronto a giocare la partita tra le nuvole dell’IT, declina i messaggi presentati al recente Oracle Open World di San Francisco in cui il timoniere dell’azienda Larry Ellison e la sua squadra raccontano il futuro che verrà a clienti e partner.
A Milano sono  circa 1.200 le persone ad ascoltare le linee evolutive aziendali in direzione cloud, raccontate da Fabio Spoletini, Country Manager di Oracle Italia affiancato da Neil Sholay, Vice President Digital Innovation, Oracle.
55 le sessioni parallele tenute da Oracle e i suoi partner chiamati a vincere le sfide della trasformazione in atto.
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Ai tempi della Digital Transformation la tecnologia assume un ruolo sempre più di primo piano: “Quando la ‘disruption’ è una costante, la tecnologia fa la differenzaafferma Spoletini. E i dati rappresentano l’asset strategico delle aziende, da utilizzare, analizzare e proteggere, svincolandoli da logiche a silos. In questo scenario il paradigma cloud è inarrestabile e fondativo, no compromessi. L’on premise è destinato a perdere”. 
Sono due gli scenari temporali – uno a breve e uno a medio termine - su cui Oracle basa lo sviluppo della propria strategia: 2020  e 2025, in cui tecnologie emergenti come Intelligenza Artificiale, Machine Learning, IoT e blockchain abilitano nuovi scenari in cui il binomio uomo-macchina si fa spazio in un disegno di organizzazione ‘autonoma’ al servizio delle necessità aziendali e umane.

Scenari 2020 e 2025: le tre linee strategiche di Oracle
"Entro il 2020 l’Intelligenza Artificiale sarà integrata nel 90% delle nuove applicazioni aziendali, consumerizzata in tutte le applicazioni per automatizzare i processi e favorire le interazioni, il 50% di tutti i dati aziendali saranno gestiti con un livello di sicurezza più elevato – il tema della sicurezza è chiave e noi abbiamo responsabilità di fornire soluzioni ‘out of the box’-, anche i settori più regolamentati (difesa, bancario, PA, healthcare, … in cui le basi dati Oracle son centrali) sposteranno almeno il 50% dei loro carichi di lavoro in cloud e il principale vendor di cloud ERP avrà più del 50% del mercato ERP”, afferma Spoletini.  img 1767
Fabio Spoletini, Country Manager di Oracle Italia
La vista al 2025 vede aumentare la strategicità del cloud e l’affermarsi di alcune tecnologie innovative per la trasformazione delle organizzazioni: “Entro il 2025 l’AI sarà in tutte le applicazioni cloud e le piattaforme di servizi e l’85% delle interazioni coi clienti saranno automatizzate”. E ancora: “Oggi il cloud è associato principalmente alla dimensione IaaS, il cloud infrastrutturale che introduce efficienza e time-to-market ma non fattori critici di successo; secondo Oracle la prossima ondata del cloud si baserà sulle nuove tecnologie con impatti sui modelli di business spostando il focus su produttività e innovazione; le tecnologie emergenti, immersive e connesse consentiranno di accelerare i processi decisionali e aumentare la proattività rispetto al cambiamento”, sottolinea Spoletini.  
Uno  scenario in cui Oracle vuole giocare da protagonista, facendo leva su ciò che ha costruito negli anni  e abbracciando le innovazioni future.
Tre i pilastri principali su cui poggia la strategia Oracle, come racconta Spoletini: essere leader nella Business Process Innovation a partire dal SaaS - processi e non tecnologie, vantando la leadership in 22 Magic Quadrant Gartner su 28 afferenti l’ambito del software applicativo; dominare l’ambito tecnologico – con ‘autonomous database’ e IaaS Gen2; garantire il successo dei clienti.
Entrano nel dettaglio i due top manager sul palco.

La partita si gioca sulla dorsale applicativa
Oracle vuole essere il fornitore leader con la più ampia suite di soluzioni SaaS perché “l’IT non si disegna attraverso elementi best of breed ma attraverso un’integrazione spinta di processi applicativi, applicando logiche di AI sempre più efficaci, spiega Spoletini.
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In particolare, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale agevola e migliora molte attività - customer experience, manutenzione preventiva, cyber security, gestione delle frodi, content management… e proprio per questo Oracle ha optato per inserirla ‘embedded’ in tutta la sua offerta applicativa SaaS e in quella di servizi Paas - gli esempi sono molteplici e vanno dall’ERP Cloud per i pagamenti intelligenti, all’SCM Cloud per il miglioramento dei trasporti, all’HCM Cloud per il potenziamento dell'organico, alla CX Cloud  per rendere le offerte e le azioni più smart.
Ed Oracle è il vendor n.1 nel Cloud ERP (secondo il Magic Quadrant di Gartner, ma anche nel digital commerce, lead management, HCM, financial planning,…, )”. Ne è convinto Spoletini: La nuova disruption del mondo applicativo risiede sui grossi sistemi ERP ed inizia oggi. Al processo di digitalizzazione in atto le aziende hanno reagito con le applicazioni di front end, ma per completare la trasformazione digitale bisogna avere applicazioni back end pronte ad assorbirne l’urto e aperte alla nuove tecnologie. Inoltre, solo oggi l’offerta Erp Cloud si può considerare pronta, fino a ieri non lo era”. In un mercato che si va sempre più consolidando, la sfida quindi con Sap e gli altri Erp vendor si fa sempre più accesa. “Con l’installato che vanta Oracle in ambiti business critical pensiamo di essere un passo avanti rispetto a tutti i competitor”.

La declinazione tecnologica nell’organizzazione ‘autonomous’
E’ Neil Sholay, Vice President Digital Innovation - a capo di un team eterogeneo in cui si mischiano e coollaborano designer, futurologi, hacker, ingegneri, … a illustrare l’asse tecnologico portante, partendo dal contesto: “Viviamo in un mondo sempre più complesso e sofisticato che va verso un modello di organizzazione autonoma, in cui l’uomo e le macchine collaborano in modo intenso: un futuro più umano in cui gli uomini gestiscono le macchine per rispondere meglio e più velocemente alle necessità umane e del business”.img 1701
Neil Sholay, Vice President Digital Innovation, Oracle
Un concetto di ‘autonomous’ che non va confuso con quello di ‘automation’ ma che va ben oltre: se l’automazione poggia su un modello statico di regole definite, esegue compiti ripetitivi, cambia solo se modificata, l’organizzazione autonoma è dinamica e soft: impara attraverso i dati, lavora senza l’intervento e la governance umana e risponde alle condizioni mutevoli. E’ infatti in grado di ingerire e macinare una quantità di dati sempre più ampia ed eterogenea, manipolarli ed elaborarli, può pensare e prendere decisioni, codificare il funzionamento della conoscenza, incapsulare nella logica del riuso, condividere per accrescere il valore per industrializzare e ridistribuire ovunque. Ne esce un modello di azienda in cui, iniettando il potenziale di AI e machine learning in modo trasversale sui livelli operativi e di business, si creano le condizioni per realizzare una reale convergenza di tecnologie e competenze, in cui l’ERP dialoga con le vendite, l’IoT alimenta con i suoi dati la supply chain estesa che arriva fino al consumatore: un’azienda complessa, che trova nel cloud la piattaforma unificante non solo per abilitare la tecnologia, ma anche per dare alle persone strumenti sempre più potenti. Il valore aggiunto di AI e machine learning nelle applicazioni consente alle persone di trasformare l’innovazione IT in innovazione di business. "L'organizzazione autonoma concepita da Oracle è predittiva, creativa, adattativa, immersiva e innovativa", sintetizza Sholay.

Il database autonomo: occhio alla sicurezza
Un concetto di ‘autonomous’ che in casa Oracle si sostanzia nella componente database in chiave moderna, come base dati delle applicazioni future con capacità di self-driving (provisinioning, sicurezza, backup, ripristino, tuning e upgrade); self-securing applicando in modo automatico patch di sicurezza senza downtime; self-reparing, massimizzando la disponibilità con un downtime inferiore a 2,5 minuti/mese.
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Database non più gestiti da database administrator focalizzati sulla manutenzione ma da professionisti dei dati orientati all’innovazione, in grado di seguire il ciclo di vita dell’informazione con un rapido time to market. Oracle pone un accento sulla sicurezza: “Un tema chiave considerando l’installato database di Oracle di dati critici: la funzionalità di self patching continuo senza necessità di testare il funzionamento è tipica del database Oracle che si prende la responsabilità di tenere il sistema sempre aggiornato senza fermare il business”, sottolinea Spoletini.
La declinazione tecnologica riguarda inoltre la tecnologia IaaS Gen 2 con innovazioni spinte su AI e Machine Learning per workload e processi mission critical: “Oracle, a differenza di altri competitor, ha portato in cloud sistemi critici e inoltre sta realizzando l’offerta Oracle Cloud at Customer, una sorta di ‘allungamento’ del proprio data center in quello del cliente, a cui applicare logiche dell’’autonomous database”, spiega Spoletini.  
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Le persone al centro
Al di là delle tecnologie, un fatto è certo secondo Sholay: l’organizzazione autonoma ha bisogno di persone; uomo e macchina devono collaborare creando una sintesi di specificità. L’uomo con soft skill, creatività ed emozione, intuito e illogicità; la macchina mischiando logica e ragione, in grado di reagire alle ‘disruption’, adattandosi ai cambiamenti.
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Le persone sono fondamentali nel cambiamento: l’intelligenza artificiale non elimina lavoro ma task di lavoro, creando lavori più umani per gli uomini. Da dove partire? Prima di tutto dalla mentalità – è un momento di trasformazione profonda che richiede di essere capito a fondo e introiettato – per poi passare da disciplina e alla capacità verso l’’autonomous’ – che cosa si vuole automatizzare prima e cosa in futuro? Si fa trasformazione mettendo le persone e gli utenti al centro, aumentando le interazioni, ingaggiando i talenti, accelerando il processo di apprendimento e puntando all’innovazione.

E poi il successo dei clienti: i partner ci sono
Il passaggio da vendor di software a vendor di servizi carica di responsabilità Oracle che oggi più di ieri deve garantire il successo del cliente e lo fa attraverso le proprie risorse e con il supporto dei partner:Non possiamo permetterci di fallire in questo senso. Abbiamo l’ambizione di diventare il partner ideale per il nostro cliente. E’ un matrimonio che deve funzionare", enfatizza Spoletini.
C'è spazio anche per i partner di ecosistema:  “Il mercato lo crea il vendor – i partner sono follower: quando si introducono nuove tecnologie come il cloud così ‘challanger’ il vendor crea il mercato per le nuove tecnologie  
muovendosi verso il cliente; non può permettersi di perdere la propria reputazione. Una volta creato il contesto ideale, il partner di system integration si può innestare laddove le condizioni sono ottimali per il suo business”,
conclude Spoletini. 
Sul palco anche casi concreti di clienti che hanno scelto il cloud Oracle: AmplifonMinistero del Lavoro e Politiche Sociali, Giglio Group, Massimo Zanetti Beverage Group.  
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Pubblicato il: 30/11/2018

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