Fisco: Unimpresa, aliquota massima 5% per Pmi

Nel piano di Unimpresa per la tassazione delle imprese solo due fasce di aziende, sotto il 300mila euro tre aliquote (5% senza dipendenti, 3% con un dipendente, 1% con più di un dipendente).

Autore: Redazione ImpresaCity

Due fasce per le tasse sui redditi d’impresa: la prima, quella della aziende più piccole, con fatturato fino a 300.000 euro, prevede una imposta sostituiva con aliquota al 5% per le imprese senza dipendenti, al 3% con un dipendente, all’1% con più di un dipendente; per la seconda fascia, oltre i 300.000 euro di fatturato, verrebbe istituita una flat tax con tassazione su reddito netto con aliquota al 20%. Questi i pilastri del pacchetto fiscale proposto da Unimpresa e inserito nel documento programmatico approvato dal consiglio nazionale dell’associazione.
Per quanto riguarda il pacchetto fiscale le aziende più piccole verrebbero agevolate anche da adempimenti amministrativi ridotti al minimo, col solo obbligo delle liquidazioni Iva. Esclusi gli strumenti induttivi di accertamento del reddito. Resterebbe comunque la possibilità di optare per il regime ordinario, che non verrebbe cancellato.
Per le aziende più grandi, identificate con fatturato superiore a 300.000 euro, la flat tax al 20% verrebbe applicata al reddito netto, calcolato con la differenza aritmetica tra ricavi e costi.Unimpresa suggerisce pure la totale abolizione dell’Irap: un primo passo è stato attuato con le modifiche introdotte dal primo governo “Renzi”, che ha abolito la tassazione dell’imposta regionale sulle attività produttive calcolata sul costo del lavoro. Tuttavia continua a permanere l’incidenza di una imposta che non ha nessuna ragione di esistere, se non quella di “fare cassa”.
L’associazione auspica poi l’abolizione delle norme attuali sulle attività estere della piccola impresa. Ciò con particolare riferimento alle norme relative al transfer price, prevedendo sempre la punibilità degli abusi, ma esonerando il piccolo imprenditore (qualifica legata ai volumi di affari) dai costosi e impossibili adempimenti legati alla predisposizione della documentazione “transfer price”. Ad esempio potrebbe essere previsto per questi un ruling obbligatorio “certo” e “fisso”. Inoltre viene proposta la rivisitazione completa della norma che stabilisce la presunzione della “esterovestizione”, escludendola quando la delocalizzazione dell’impresa non coincida con la cancellazione dell’impresa italiana ma una sua “espansione” in termini territoriali.
Per ciò che concerne la exit-tax si chiede una maggiore chiarezza interpretativa distinguendo fra la strumentale cessazione dell’attività imprenditoriale in Italia con il trasferimento di beni materiali e immateriali all’estero, e la semplice cessazione con alienazione di beni in Italia e la creazione di una nuova impresa all’estero.

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