Cresce la pianificazione nella supply chain ma resta critica la gestione continuativa dei rischi aziendali

Una ricerca dell'Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano evidenzia le principali preoccupazioni delle aziende italiane tra geopolitica e dazi, le strategie adottate per fronteggiare la volatilità e lo stato di adozione dell'intelligenza artificiale.

Autore: Redazione ImpresaCity

La gestione delle emergenze è diventata la nuova normalità per le Supply Chain italiane e le organizzazioni si trovano costantemente a dover fronteggiare un contesto globale caratterizzato da una elevata variabilità. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano, la quasi totalità delle imprese monitora i rischi della propria filiera, ma solo una su cinque lo fa in modo continuo e sistematico, introducendo segnalazioni automatiche e aggiornamenti frequenti.

In questo scenario in cui gli shock esterni e la variabilità dei mercati sono diventati elementi strutturali, a preoccupare maggiormente i manager e gli imprenditori sono l’instabilità geopolitica e l’introduzione di dazi, seguiti da vicino dalla volatilità della domanda e dalle frequenti interruzioni logistiche che colpiscono i trasporti internazionali.

Per affrontare con maggiore efficacia questa crescente e persistente incertezza, le imprese stanno progressivamente rafforzando la propria capacità di pianificazione strategica. All’interno dei progetti di evoluzione del Supply Chain Planning, infatti, otto aziende su dieci cercano di potenziare le proprie capacità di simulazione e analisi di scenario, cercando di abbandonare un approccio puramente reattivo. Parallelamente, le organizzazioni fanno riferimento soprattutto sull’individuazione di fornitori alternativi, sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, sulla revisione profonda delle politiche di gestione delle scorte e sulla ricerca di una maggiore flessibilità produttiva.

La trasformazione digitale ed operativa, tuttavia, è fortemente legata anche all’Intelligenza Artificiale, la cui adozione all’interno dei processi di Supply Chain Planning risulta ancora in una fase prevalentemente iniziale. Circa un’impresa su due ha avviato progetti pilota o soluzioni già a regime, ma solo un’impresa su quattro ha almeno un progetto AI operativo e a regime, frenata soprattutto dalla persistente mancanza di adeguate competenze interne e da piani formativi ancora troppo carenti.

Anche gli effetti concreti dell’intelligenza artificiale sui ruoli organizzativi e sul lavoro rimangono per il momento piuttosto contenuti: la maggioranza delle imprese non rileva infatti impatti dirompenti sui ruoli aziendali tradizionali. I dati evidenziano come la sfida principale per il futuro non sia soltanto tecnologica, ma culturale e organizzativa.

Le aziende italiane stanno imparando a pianificare in uno scenario complesso e imprevedibile, dove occorre necessariamente passare dalla semplice reazione alle emergenze alla capacità di anticiparle incorporando il rischio nella pianificazione. Sebbene le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale offrano opportunità straordinarie per automatizzare i processi e migliorare la reattività, per cogliere appieno questo potenziale servono processi solidi, visibilità estesa lungo tutta la filiera e una governance pronta al cambiamento strutturale.


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