Italia in coda per anni di lavoro: la vita lavorativa dura 33 anni, quasi 5 in meno della media UE

Secondo un'analisi della CNA, il Paese registra il secondo dato più basso dell'Unione Europea, staccato di quattro anni e mezzo dalla media comunitaria e penalizzato soprattutto dal forte divario di genere.

Autore: Redazione ImpresaCity

L'Italia si conferma nelle retrovie in Europa per quanto riguarda la durata della vita professionale dei propri cittadini. Secondo gli ultimi dati elaborati dalla CNA, la durata attesa della vita lavorativa nel nostro Paese si ferma a trentatré anni, registrando il secondo valore più basso dell'intera Unione Europea e superando unicamente la Romania. Il divario rispetto alla media comunitaria, fissata a trentasette anni e mezzo, risulta particolarmente pesante, con ben quattro anni e mezzo di differenza. La distanza appare ancor più marcata se confrontata con le principali economie del continente: si va dai trentasei anni e mezzo della Spagna ai quarant'anni della Germania, fino ai quarantaquattro anni dei Paesi Bassi, che vantano undici anni in più rispetto all'Italia, evidenziando un ritardo strutturale che un decennio di modesti progressi non è riuscito a colmare.

L'indicatore non misura l'età di pensionamento o gli anni effettivamente lavorati da chi ha un'occupazione stabile, ma stima il periodo che un quindicenne può prevedere di trascorrere nella forza lavoro sulla base delle attuali condizioni economiche e demografiche. Il risultato italiano riflette in modo inequivocabile l'ingresso tardivo dei giovani nel mercato del lavoro, le carriere discontinue e la scarsa partecipazione femminile. Quest'ultimo aspetto rappresenta la criticità maggiore: la durata attesa della vita lavorativa per le donne italiane è di appena ventotto anni e mezzo, a fronte dei trentacinque anni della media Ue. Con un divario di genere che raggiunge gli otto anni e mezzo, il più elevato in Europa, il Paese sconta un tasso di occupazione femminile fermo al cinquantotto percento e un'ampia dispersione del proprio capitale umano.

Questa situazione assume contorni urgenti se inserita in un contesto nazionale caratterizzato da un'età mediana di quarantanove anni, una popolazione in cui gli over sessantacinque rappresentano quasi un quarto del totale e una spesa pensionistica che assorbe il quindici virgola cinque percento del Pil, la quota più alta dell'Unione Europea. Come sottolineato dal presidente della CNA Dario Costantini, la vera questione previdenziale non riguarda soltanto la gestione dell'uscita dal lavoro, bensì la produttività, l'occupazione e la partecipazione attiva. In un sistema che invecchia rapidamente, lasciare inutilizzata una parte così ampia di risorse umane frena la crescita economica. Per invertire la rotta, l'associazione evidenzia la necessità di politiche mirate che spaziano dal rafforzamento dell'istruzione tecnica e dell'apprendistato alla conciliazione tra famiglia e lavoro, puntando sulla formazione continua e sulla valorizzazione delle micro e piccole imprese come motore di accesso all'occupazione.


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