Medie imprese italiane: entro il 2028 forti investimenti in digitale e green, ma frenano costi e incertezze

L'ultimo report di Unioncamere, Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne evidenzia la forte spinta verso la doppia transizione, ostacolata però da barriere economiche, normative e dalla carenza di competenze interne.

Autore: Redazione ImpresaCity

Il tessuto delle medie imprese italiane si conferma un pilastro fondamentale dello sviluppo economico del Paese, mostrando una solida propensione all'innovazione nonostante un lieve rallentamento rispetto al passato. Secondo quanto emerge dal report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica”, realizzato da Unioncamere, dall’Area Studi di Mediobanca e dal Centro Studi Tagliacarne, tra il 2026 e il 2028 il 76% delle medie imprese investirà in digitale e il 73% in green.

Nonostante questa forte spinta verso la doppia transizione, i dati evidenziano che tre imprese su quattro incontrano ostacoli significativi nel portare avanti i propri piani di investimento. A frenare gli imprenditori sono soprattutto gli elevati costi iniziali da sostenere, indicati dal 41,2% del campione, seguiti dall'incertezza normativa (34%) e dalla necessità impellente di destinare risorse finanziarie ad altre priorità aziendali (32,5%).

Come sottolineato da Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, il "quarto capitalismo" italiano rallenta leggermente il passo rispetto al triennio precedente, quando le percentuali toccavano l'84% per il digitale e il 77% per la sostenibilità, restando tuttavia su livelli nettamente superiori alla media delle Pmi tradizionali. Un ulteriore freno rilevante è rappresentato dalla carenza di competenze interne e manageriali adeguate, segnalata dal 25,3% delle imprese, una criticità che spinge la maggior parte delle realtà a cercare supporto all'esterno.

Per superare questi limiti e portare a termine i progetti di trasformazione, il 73,9% delle medie imprese si avvale di consulenti o società di consulenza private, il 53,3% coinvolge direttamente clienti e fornitori, mentre il 15,9% si affida alle istituzioni territoriali come le Camere di commercio e le associazioni di categoria.

In questo scenario di complessità, si registra tuttavia un crescente interesse verso le tecnologie Net-Zero: nel triennio 2026-2028, infatti, il 41% delle medie imprese investirà in soluzioni dedicate alla transizione verde e alla decarbonizzazione, superando il 39,8% registrato nel periodo precedente. Per consolidare questa traiettoria di crescita e superare le barriere strutturali, gli esperti evidenziano la necessità di interventi mirati capaci di favorire una maggiore apertura manageriale e una moderna evoluzione della governance aziendale, offrendo un supporto concreto a quel nucleo produttivo che continua a trainare l’economia nazionale.


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