Il costo nascosto delle Telco "sovrane"

Un report GSMA stima fino a 40 miliardi di euro il costo per sostituire l'equipaggiamento dei produttori cinesi "ad alto rischio" nelle reti Telco europee

Autore: f.p.

Uno studio commissionato da sette Telco europee, tra cui Fastweb, quantifica tra 30 e 40 miliardi di euro la spesa necessaria per rimuovere e sostituire l'equipaggiamento fornito da Huawei e ZTE dalle reti di telecomunicazioni della UE. Le cifre indicate si discostano nettamente dalle stime della Commissione europea, che in una propria valutazione d'impatto aveva calcolato un costo totale di circa 10-13 miliardi di euro (3,4-4,3 miliardi di euro l'anno per un periodo di transizione stimato in tre anni). Questo gap tra previsioni di costo non va affatto sottovalutato, perché può influenzare importanti decisioni politiche. Il report di GSMA Intelligence arriva, non a caso, ora che la Commissione europea sta finalizzando il nuovo Cybersecurity Act 2, che imporrebbe agli Stati membri di rimuovere dalle proprie infrastrutture critiche gli apparati dei cosiddetti fornitori ad alto rischio.

Il concetto di "fornitore ad alto rischio" non compare esplicitamente nel testo della proposta legislativa, ma fa riferimento in modo implicito ai produttori cinesi Huawei e ZTE, secondo quanto indicato già alcuni anni fa dall'allora commissario europeo Thierry Breton, che spingeva per un bando totale dei loro prodotti in Europa, citando il rischio di backdoor sfruttabili da Pechino a fini di spionaggio o sabotaggio delle reti. Huawei ha sempre respinto queste accuse, sostenendo di rispettare le normative dei Paesi in cui opera e negando qualsiasi obbligo di condivisione di dati con le autorità cinesi. Peraltro, in un mondo post-Snowden è difficile garantire che qualcuno - anche tra gli "amici" - non si metta comunque in condizione di poter spiare qualcun altro. La geopolitica ai tempi delle richieste di Breton era piuttosto diversa, quantomeno in superficie.

Tornando all'analisi fornita dal report GSMA, la voce di costo più consistente riguarda la bonifica delle reti mobili, che costerebbe tra 16 e 22 miliardi di euro, principalmente per la sostituzione delle stazioni radiobase. Le reti di trasporto, che veicolano il traffico tra i siti di TLC, peserebbero per 9-12 miliardi di euro, mentre l'equipaggiamento per la banda larga fissa, incluso l'accesso in fibra, aggiungerebbe altri 5 miliardi circa. Il documento stima inoltre che una politica di "sovranismo delle Telco" porterebbe in generale un aumento nei costi dell'hardware per le reti, perché si verificherebbero un ribilanciamento e una concentrazione di mercati e comparti in cui gli operatori "a rischio" oggi detengono una quota rilevante. I prezzi dei sistemi per rete mobile potrebbero salire del 24%, quelli per le reti fisse del 19%, quelli per le reti di trasporto del 10%.

Fonte: Gsma

Sulla base delle previsioni di investimento per il periodo 2027-2030, questo si tradurrebbe in un costo incrementale per gli operatori stimato attorno a 8,5 miliardi di euro. Gli operatori, secondo il report, potrebbero reagire a questi oneri aggiuntivi rivedendo le proprie strategie di investimento, con un possibile aumento delle tariffe per gli utenti finali o un rallentamento degli investimenti nell'ammodernamento delle reti, con effetti indiretti sulla qualità del servizio.

Il precedente più citato in questo dibattito è quello del Regno Unito, dove l'obbligo legale di rimuovere gli apparati Huawei è stato indicato da più fonti come uno dei fattori che hanno contribuito a collocare le reti mobili britanniche tra le peggiori in Europa per qualità del servizio, avendo sottratto risorse destinate all'espansione e al miglioramento delle infrastrutture 5G. E non è solo un problema delle Teclo: un altro esempio citato è quello di Deutsche Bahn, che rischia di dover sostenere fino a 400 milioni di euro di costi legati a un eventuale obbligo di rimozione.

Non stupisce quindi - al netto di ragioni di sovranità tecnologica e protezione delle infrastrutture critiche oggi difficilmente contestabili - che alcuni operatori europei abbiano già iniziato a chiedere ai Governi misure di compensazione economica per l'eventuale obbligo di sostituzione degli apparati a rischio. La questione, secondo loro, è infatti molto articolata.

I maggiori costi per le Telco - si spiega nel report - genereranno ripercussioni secondarie significative sull'economia perché "un’infrastruttura di rete di alta qualità e a costi accessibili costituisce una tecnologia fondamentale e di uso generale che sta alla base degli aumenti di produttività, dell’innovazione e della crescita economica". Questo mentre la UE, sempre secondo GSMA Intelligence, "deve già affrontare un sostanziale deficit strutturale di investimenti: sono necessari circa 475 miliardi di euro per garantire una connettività di prim’ordine, ma attualmente si prevede che ne verranno effettivamente stanziati solo 270 miliardi". 

"In questo contesto - spiega il report - gli oneri finanziari aggiuntivi imposti agli operatori rischiano di limitare ulteriormente la capacità di investimento già ridotta. Distogliendo capitali dall’espansione delle reti e dall’innovazione, tali misure rischiano di aggravare l’attuale problema del sottoinvestimento in Europa e di rendere più difficile per la regione colmare il divario con i leader digitali globali, compromettendo i progressi verso i suoi più ampi obiettivi digitali e di competitività".


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