La seconda edizione dello studio Cisco rivela come i leader globali stiano superando il dubbio sull'efficacia dell'Intelligenza Artificiale, scontrandosi ora con le criticità strutturali legate a dati, infrastrutture e sicurezza.
Autore: Redazione ImpresaCity
L’Intelligenza Artificiale ha ormai superato la fase dell’incertezza strategica per trasformarsi in una priorità operativa imprescindibile per le aziende moderne. Secondo la seconda edizione dello studio "Come i CEO vedono l’IA" di Cisco, realizzato coinvolgendo 2.500 dirigenti in 23 paesi, il 91% dei leader esprime un crescente ottimismo verso il potenziale tecnologico dell'IA. Tuttavia, questo slancio si accompagna a un'ansia diffusa: il 65% dei CEO teme di non investire con la necessaria velocità, una percentuale in netto aumento rispetto al 53% registrato appena dodici mesi fa. Nonostante la consapevolezza che l'adozione dell'IA sia un requisito fondamentale per la competitività, le organizzazioni faticano a costruire le fondamenta necessarie per una diffusione su larga scala, scontrandosi con sfide infrastrutturali e di governance che frenano le ambizioni aziendali.
La visione dei vertici aziendali è orientata a un modello di collaborazione tra uomo e macchina, piuttosto che a un'automazione indiscriminata. Entro il 2030, la stragrande maggioranza dei CEO prevede un futuro in cui l'IA sarà parte integrante delle attività lavorative, ma opererà sotto la costante supervisione umana. Il 72% dei leader ritiene fondamentale mantenere il controllo umano sui processi decisionali, sia per garantire la produttività dei team ibridi, sia per gestire le delicate implicazioni etiche legate all'uso di sistemi autonomi. In Europa, questo approccio si traduce in una particolare enfasi su fiducia, trasparenza ed etica, con molti leader che esortano a non sacrificare l'affidabilità dei processi in nome di una mera efficienza operativa, avvertendo come la perdita di fiducia sia un danno difficilmente riparabile rispetto alla semplice lentezza nei risultati.
Sul piano interno, la barriera della scarsa conoscenza tecnologica si sta riducendo rapidamente: la percentuale di CEO che dichiara di sentirsi frenata dalla scarsa comprensione dell'IA è scesa drasticamente dal 74% al 47% in un solo anno. Nonostante questo miglioramento, permangono tre vincoli strutturali che rallentano la messa a terra dei progetti. In primo luogo, l'inadeguatezza delle infrastrutture IT, che rappresenta la priorità assoluta di aggiornamento per il 2026, seguita dalla formazione del personale. In secondo luogo, la questione della fiducia e della sicurezza, diventata la preoccupazione primaria con la crescente adozione di agenti IA capaci di operare in autonomia. Infine, la frammentazione dei dati, citata dal 34% dei CEO come l'ostacolo più significativo: la mancanza di centralizzazione e di qualità dei dati impedisce di alimentare l'IA in modo efficace.
Le conferme arrivano anche dall'AI Readiness Index 2026 di Cisco, che evidenzia come il divario competitivo si stia allargando. Attualmente, meno di un quarto delle organizzazioni dispone di una rete ottimizzata per i carichi di lavoro legati all'IA, appena il 31% dichiara di essere pronto a garantire una sicurezza rigorosa sugli agenti autonomi e solo il 19% possiede dati completamente accessibili e centralizzati. Le imprese capaci di superare contemporaneamente queste tre sfide stanno già acquisendo un vantaggio competitivo strutturale, mentre per le altre il rischio di restare escluse dalla nuova economia guidata dall'IA diventa, giorno dopo giorno, sempre più concreto.