Lo Studio Pagamenti di CRIBIS evidenzia un arretramento su base annua, con un allungamento dei tempi di saldo che coinvolge trasversalmente i territori e diversi comparti produttivi.
Autore: Redazione ImpresaCity
Il panorama economico italiano registra un segnale di frenata nel secondo trimestre del 2026, con un peggioramento complessivo della puntualità nei saldi commerciali. La quota di aziende che regolarizza i propri pagamenti esattamente alla scadenza si è attestata al 42,0%, un dato che segna un arretramento di due punti percentuali rispetto al 44,0% rilevato nello stesso periodo del 2025 e una contrazione di 0,4 punti rispetto al trimestre precedente. Questa dinamica, emersa dalla nuova edizione dello Studio Pagamenti di CRIBIS, indica un progressivo allungamento dei tempi di pagamento che, pur non traducendosi in un'impennata esplosiva dei ritardi più critici, evidenzia una tensione crescente nella gestione finanziaria delle realtà aziendali. Parallelamente, si osserva un incremento della quota di pagamenti effettuati entro i 90 giorni dalla scadenza, che raggiunge il 53,6%, mentre i ritardi gravi oltre i 90 giorni si attestano al 4,4%, mostrando una lieve crescita rispetto all'anno precedente.
Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS, sottolinea come questo trend si inserisca in una fase di crescita moderata in cui la gestione della liquidità e del capitale circolante diventa una priorità assoluta per le imprese. Il fenomeno presenta sfumature diverse a seconda della dimensione aziendale: se le microimprese mostrano una maggiore rapidità nel gestire i pagamenti ordinari, con una quota di puntualità al 42,7%, risultano allo stesso tempo più vulnerabili, presentando il livello più alto di ritardi gravi, pari al 5,0%. Al contrario, le grandi imprese registrano la quota più bassa di puntualità immediata, fermandosi al 21,1%, ma riescono a mantenere i ritardi gravi su livelli molto contenuti, grazie a una gestione dei flussi che si concentra prevalentemente entro i 30 giorni dalla scadenza.
Dal punto di vista geografico, il divario tra le diverse aree del Paese rimane marcato, sebbene il rallentamento della puntualità non risparmi i territori storicamente più affidabili. Il Nord Est si conferma l'area più solida con il 49,7% di pagamenti regolari, seguito dal Nord Ovest, mentre il Sud e le Isole continuano a rappresentare l'area più critica con una puntualità ferma al 31,6% e un tasso di ritardi gravi del 6,8%, ben superiore alla media nazionale. La Lombardia si posiziona in vetta alla classifica regionale con oltre la metà delle aziende che paga regolarmente, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, mentre Sicilia e Calabria si collocano agli ultimi posti. È evidente, tuttavia, come il calo della puntualità sia un fenomeno trasversale che ha interessato anche le regioni del Nord, le quali hanno visto una riduzione della regolarità nei pagamenti rispetto al 2025.
L'analisi settoriale completa il quadro, mettendo in luce le maggiori criticità in alcuni ambiti specifici legati ai consumi, ai servizi e all'edilizia. I settori di Ristoranti e Bar, Costruzioni, Grande Distribuzione e i Servizi per le persone mostrano i livelli più elevati di ritardi gravi oltre i 90 giorni, che in alcuni casi superano la soglia del 7%. Al contrario, i comparti legati all'industria, come la carta, la chimica, la gomma e la siderurgia, confermano una maggiore resilienza e una gestione dei pagamenti decisamente più contenuta in termini di irregolarità, confermando come la capacità di monitorare costantemente i comportamenti di pagamento sia diventata, in questo contesto, un elemento imprescindibile per la gestione del rischio e per la tenuta del credito commerciale.