I mutamenti di pelle di Veeam

Le aperture verso l’alta disponibilità con l’Availability Suite 8 e verso il backup anche di dispostivi fisici con un prodotto free commentate da Daniel Fried, direttore generale dell’area Emea.

Autore: Roberto Bonino

Specializzarsi è bene, differenziarsi è meglio. Il motto sembra adattarsi alle recenti evoluzioni di Veeam, azienda nata e cresciuta con il backup virtuale, ma oggi pronta a fare passi in avanti in direzioni diverse e persino inattese. Se, infatti, l’Availability Suite 8, preannunciata nello scorso maggio, segna la volontà dell’azienda di spostare l’asse di attenzione verso l’idea di una soluzione per l’alta disponibilità, Endpoint Backup rappresenta il primo tentativo, addirittura gratuito, di proporre un prodotto per la protezione dei dispositivi fisici.
Il brand Availability Suite cela la nuova versione della suite Veeam, arrivata alla release 8. Oltre a strumenti noti (backup con deduplica, compressione, replica esatta e supervisione), troviamo la novità di Cloud Connect, un modulo studiato per estendere la capacità di salvataggio e recupero rapido dei dispositivi virtuali a qualunque tipo di cloud provider, con una connessione sicura e crittografata: “Si tratta di una nuova opportunità che offriamo soprattutto ai nostri partner – commenta Daniel Fried, direttore generale dell’area Emea di Veeam – che potranno proporsi in prima persona come fornitori di servizi per i propri clienti, allargando così il proprio business. Qualsiasi ProPartner può diventare un service provider e offrire servizi di backup repository offsite ai propri clienti in meno di 10 minuti”.
La nuova Availability Suite allarga anche il supporto verso i vendor di storage, in particolare con moduli Explorer per deduplicare e fare ricerche sugli snapshot delle unità di NetApp, esattamente come già accade sotto Data OnTap 8.1. Queste funzioni sono supportate solo in ambiente VMware, mentre la Suite è disponibile anche sotto Microsoft Hyper-V. 

Espansione cauta verso il backup fisico

Veeam Endpoint Backup, invece, rappresenta il primo passo della società verso il backup anche di dispositivi fisici, in particolare pc e laptop basati su Windows, verso dischi, Nas o il repository dello stesso vendor. Il software replica il device su hardware identici o differenti, così come a livello di volume o di file. Anche se integrabile nel prodotto Backup & Recovery, la vera peculiarità è che Endpoint Backup è disponibile gratuitamente: “Si tratta per noi di una mossa essenzialmente di marketing – spiega Fried – volta a far conoscere il nostro brand anche al di fuori della clientela conosciuta, puntando sull’interesse personale o creando un punto di ingresso verso il mondo delle Pmi, normalmente più difficili da raggiungere”.
La novità potrebbe anche iniziare a dare un po’ di fastidio a specialisti come Symantec o CommVault, che hanno a loro volta aggiornato i loro prodotti, nati per dispositivi fisici, anche per supportare macchine virtuali: “Si tratta di soluzioni che hanno un costo, a differenza della nostra”, sottolinea Fried. Va però detto che al momento Endpoint Backup supporta solo macchine Windows e su numeri di server non troppo estesi. Non è previsto per ora alcun allargamento verso altri ambienti operativi o dispositivi come tablet e smartphone: “Ci interessa fare brand awareness e indebolire la concorrenza – si difende Fried – per cui vogliamo prima vedere quali risultati otteniamo e poi decidere se svilupparci ulteriormente su questo fronte”.
Per quanto riguarda il mercato italiano, il direttore generale Emea mostra soddisfazione sui risutlati raggiunti, in particolare sul segmento midmarket: “La nostra rete di partner ha fin qui lavorato bene e ora possiamo pensare di trovare nuovi spazi anche nelle grandi aziende, dove i processi decisionali sono tradizionalmente più lenti”.

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