Lo sviluppo dell'AI va troppo veloce per poter contenere i suoi rischi
Autore: Redazione ImpresaCity
Le Nazioni Unite hanno commissionato uno studio approfondito su opportunità, rischi e impatti ad ampio spettro dell'intelligenza artificiale, uno studio che viene definito "equilibrato" in quanto cerca di valutare i dati concreti che supportano le valutazioni positive e negative dei vari aspetti dell'AI, senza un particolare pregiudizio ottimista o pessimista.
Questo perché "i potenziali benefici dell’AI sono enormi", ammette la versione preliminare dello studio, ma "il rapido ritmo dello sviluppo tecnologico e l’ampiezza delle potenziali applicazioni pongono sfide significative ai responsabili politici" e inoltre "l’implementazione rapida e incontrollata della tecnologia su larga scala comporta rischi considerevoli". In un senso e nell'altro il campo è talmente vasto che sarebbe impossibile affrontarlo tutto, quindi il report UN si concentra su alcuni di quelli considerati più urgenti.
Uno degli elementi chiave che il report mette in evidenza è che in campo AI lo sviluppo tecnologico sta procedendo già da qualche anno più rapidamente di quanto non si accaduto, di norma, in altri settori. Questo ha indubbiamente portato molti vantaggi ma ha anche ampliato il gap tra le nazioni che hanno accesso immediato alle nuove tecnologie e quelle che invece restano indietro.
L’adozione dell’AI è disomogenea, con il Sud (metaforico e non) del mondo che resta molto indietro rispetto al Nord e con differenze significative nelle infrastrutture di calcolo e nei modelli accessibili anche solo alle varie economie avanzate. Lo sviluppo in sé dell’AI è ancora più concentrato: gli USA hanno il 75% della potenza di calcolo dei 500 supercomputer per l’AI più potenti al mondo, sottolinea il report, e la Cina il 15%. Le aziende statunitensi e cinesi sviluppano inoltre quasi tutti i principali modelli AI per uso generico, e un numero ristretto di Paesi controlla le supply chain dei chip per l’AI.
Come molti altri studi, anche quello delle Nazioni Unite sottolinea che il tema portante è, anche in campo AI, quello ben noto della gestione del rischio. Se lo sviluppo rapido dell'AI (generativa, agentica o fisica poco importa) comporta comunque rischi specifici, questi possono essere contenuti migliorando le tecniche e gli approcci di risk management. Solo che la tecnologia, con i suoi rischi, sta correndo più velocemente della nostra capacità di gestirla.
"Mancano metodi affidabili per mantenere il controllo su sistemi di AI altamente autonomi", sottolinea il documento delle Nazioni Unite: "Non esistono garanzie scientifiche che gli agenti di AI non violino le istruzioni, e si stanno accumulando prove di casi in cui ciò avviene già". Allora per le Nazioni Unite la parola chiave diventa "governance", intesa come un approccio in cui gli sviluppi tecnologici devono - o dovrebbero - andare di pari passo a quelli in formazione, infrastrutture, tutele sociali, normative.
Proprio il nodo delle normative resta uno dei più complessi, sempre perchè la tecnologia va troppo veloce. "I responsabili politici - spiega lo studio - hanno bisogno di dati per prendere decisioni di governance informate e di grande impatto, ma quando tali dati saranno disponibili potrebbe essere troppo tardi per agire, poiché le prove non riescono a tenere il passo con lo sviluppo dell’AI". Inoltre, anche se strumenti mirati di governance dell'AI esistono sul mercato e sono già in uso, sono frammentati ed è difficile misurare concretamente la loro efficacia.
Poche nazioni hanno poi la capacità di definire vere e proprie politiche dell'AI basate su dati di fatto. La maggior parte - "comprese molte economie avanzate", sottolinea lo studio - non ha le competenze tecniche necessarie per valutare i modelli AI più evoluti o per partecipare in modo significativo alla loro governance. Queste competenze, e le infrastrutture tecnologiche chiave per l'AI, sono concentrate dove l'AI in effetti viene sviluppata, "lasciando la maggior parte degli Stati dipendenti da sistemi che non possono costruire, ispezionare, sottoporre a revisione o adattare pienamente al contesto locale", evidenziano le Nazioni Unite.
La conseguenza è che, condensando tutto in una frase, "l’accesso agli strumenti di AI da solo non produce benefici equi", conclude il report. Ossia, citando e parafrasando William Gibson, "il futuro è già qui, solo che non è equamente distribuito", e nemmeno i suoi benefici.