Rottamazioni fiscali: il paradosso dei pignoramenti triplicati e la proposta di riammissione

L'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco lancia l'allarme sugli effetti delle attuali politiche di riscossione: servono nuove regole per evitare che difficoltà temporanee portino alla chiusura delle imprese.

Autore: Redazione ImpresaCity

Le politiche di rottamazione fiscale attuate nell'ultimo decennio, nate con l'obiettivo di agevolare la riscossione e ridurre il magazzino degli arretrati, hanno prodotto risultati ben lontani dalle aspettative, trasformandosi in un paradosso dove gli incassi sono risultati dimezzati rispetto alle attese. A fronte di 93 miliardi di debiti censiti nelle prime quattro sanatorie, le casse dello Stato hanno incassato meno della metà, mentre contemporaneamente le azioni esecutive hanno registrato un'impennata, con i pignoramenti quasi triplicati in soli tre anni. Di fronte a questo scenario, l'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco ha avanzato una proposta concreta per invertire la rotta: una norma di riammissione che consenta ai contribuenti decaduti dalla rateizzazione di regolarizzare le rate arretrate, rientrare nel piano originario e ottenere la sospensione delle azioni esecutive. Secondo il Presidente dell'Osservatorio, Carlo Carmine, il problema risiede nell'inflessibilità delle regole attuali, che non distinguono tra evasori e contribuenti in difficoltà temporanea, finendo per bloccare la liquidità delle imprese e portarle spesso alla chiusura, con il risultato che lo Stato perde definitivamente sia il credito che l'attività economica.

I dati relativi al 2025 confermano la gravità della situazione, con quasi un milione di piani di rateizzazione saltati, segnando un incremento dell'11,2% rispetto all'anno precedente per un carico debitorio di quasi 189 miliardi di euro. La pressione coercitiva ha raggiunto livelli critici, con 772.653 pignoramenti effettuati, pari a un aumento del 25% rispetto al 2024 e al triplo del valore registrato nel 2022, alimentata in gran parte dai contribuenti decaduti dalle precedenti rottamazioni. L'efficacia di tali misure appare tuttavia limitata da un dato strutturale incontrovertibile: la riscossione coattiva presenta rendimenti storicamente bassi, con i pignoramenti presso terzi che hanno successo nel 22% dei casi e quelli immobiliari che si fermano al 3,8%. Considerando che nei 25 anni di storia delle cartelle esattoriali lo Stato ha recuperato meno del 15% dei crediti affidati all'agente della riscossione, l'intensificazione delle azioni esecutive senza una correzione normativa rischia di aumentare la pressione fiscale senza generare alcun incremento negli incassi effettivi. La proposta di riammissione non prevede sconti su sanzioni o interessi, ma rappresenta una correzione normativa necessaria per evitare che una temporanea difficoltà finanziaria si trasformi in una crisi irreversibile per il tessuto imprenditoriale italiano.


Visualizza la versione completa sul sito

Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.