MyMeta, una proposta italiana per semplificare i software enterprise

La società veneta facilita l’esperienza utente nei sistemi HCM, ERP, CRM di clienti come Luxottica e Unilever con la sua Digital Experience Orchestration Platform. “Il prossimo sviluppo è un sistema operativo agentico”, spiega l'AD Andrea Rubei

Autore: Daniele Lazzarin

“Siamo orgogliosi di essere una startup italiana di software, e abbiamo l'ambizione di far nascere una nuova categoria di software: le Digital Experience Orchestration Platform (DXOP)”. Così Andrea Rubei, presenta myMeta, l’azienda nata nel 2019 e con sede a Carmignano del Brenta (Padova) di cui è amministratore delegato e co-fondatore.

L’obiettivo delle DXOP, spiega Rubei (nella foto), è colmare il gap tra i grandi investimenti delle imprese nei software applicativi e il sistematico utilizzo di tali software. “Spesso gli utenti non usano questi sistemi per vari motivi, soprattutto di complessità. Si trovano davanti schermate con dieci campi, di cui solo un paio gli interessano: gli altri sono confusione”, sottolinea Rubei.

In pratica, la piattaforma myMeta agisce come un layer sopra applicazioni ERP, CRM, HCM e sistemi custom, per semplificare l’esperienza utente, grazie a componenti di UI, integrazione, orchestrazione, governance e misura delle performance. Il tutto senza sostituire o modificare il sistema sottostante. Un approccio che ha convinto circa 80 clienti, tra cui Barilla, Ferrero, Leonardo, Luxottica, Ministero dei Trasporti, TIM, Unilever, che hanno utilizzato myMeta in oltre 150 progetti.

"Siamo partiti dal mondo HR, dove domina il self service"

“Siamo partiti in ambito DAP (Digital Adoption Platforms)", spiega Rubei. "Queste soluzioni guidano l'adozione di software complessi come Salesforce, Oracle, SAP, Workday. Il problema è che digitalizzano l’approccio della formazione senza togliere complessità. Così abbiamo deciso di concentrarci sulla semplificazione, sapendo chi è l'utente e cosa sta cercando di fare, e senza toccare l'applicativo che sta sotto”.

Questo per la singola applicazione. L'utente aziendale però spesso esegue processi che passano da un sistema all’altro. “Se deve acquistare per esempio un componente da un nuovo fornitore, lo deve inserire e farselo approvare, passando per diversi sistemi e inserendo ogni volta gli stessi dati. Quindi abbiamo esteso la semplificazione a interi processi. Creiamo un ambiente nell'applicazione principale che permette all’utente di lavorare anche sugli altri sistemi, senza uscire dalla prima”.

Come ambito d’azione, myMeta è partita dal mondo HR. “Sia perché come management avevamo esperienze precedenti in quel campo, sia perché l'HR viene digitalizzato con piattaforme basate sul self-service: il dipendente deve fare quasi tutto da solo, dall’onboarding alla performance review, e spesso si scontra con la complessità”.

Inizialmente quindi l’interlocutore in azienda era soprattutto il responsabile HR o Change Management. “Poi molti clienti hanno cominciato a chiedere se potevamo risolvere problemi simili anche in altre aree: Procurement, Finance, Operations, Sales”.

I partner: dai big della consulenza alle 'boutique'

Il modello commerciale è il classico SaaS a subscription annuale, ma semplificato al massimo: “Lo vendiamo per applicazione. Ogni applicazione ha utenti illimitati”.

La vendita è indiretta, tramite grandi società di consulenza - Deloitte, PwC, Accenture - e system integrator, globali o locali. “Per esempio Engineering, ma lavoriamo anche con ‘boutique’ specializzate, ad esempio in Italia Allos, l'azienda da cui è nata myMeta, o in Francia con Arago, specialista SAP. Stiamo cercando specialisti anche in UK e Germania, specialmente di Workday”.

Solo in alcuni casi myMeta cura direttamente l’implementazione del progetto, “se il cliente lo chiede espressamente, e soprattutto per progetti molto innovativi: per esempio ora ci piace seguire l'implementazione delle AI”.

In questi casi, sottolinea Rubei, myMeta non propone l’ennesimo agente AI. “Abbiamo uno strato intelligente di orchestrazione che in base alla conoscenza dell'utente e di cosa sta facendo, lo aiuta a interpellare il giusto agente e gli fa avere le informazioni rilevanti nel momento giusto. Per esempio se sono in Teams e un collega mi scrive ‘ricordati che entro oggi devi approvare il budget’, io vado nell’applicazione del budget, ma intanto mi arriva una mail urgente e magari mi dimentico del budget. Invece myMeta capisce il contesto, e mi mostra una schermata di SAP creata ad hoc, dentro Teams, con tutte le informazioni necessarie, così posso approvare il budget direttamente da lì”.

"Tutto rimane nel tenant del cliente"

Tecnicamente Rubei definisce myMeta come “una piattaforma no-code per molte cose, low-code per altre più complesse”. L'integrazione con il sistema sottostante avviene a livello front-end (“MyMeta legge tutto l'HTML e mappa le azioni eventualmente da fare”) e back-end: “Colleghiamo i ‘bocchettoni’ e un orchestratore a nodi attiva i collegamenti”.

La classificazione di questa piattaforma ha messo alla prova diversi analisti: “Abbiamo caratteristiche degli RPA, delle DPA, delle Digital Experience Platform, e delle Low-Code Platform. Ma per esempio rispetto agli RPA siamo real-time, mentre rispetto alle Digital Experience Platform, che lavorano su siti rivolti al consumatore, noi ci concentriamo sui processi interni delle aziende. Gli analisti di Everest ci hanno detto ‘non fate cose completamente nuove, però il modo in cui le fate non esiste’. Da qui l'idea di una nuova categoria di software, le Digital Experience Orchestration Platform".

Un altro elemento di differenziazione, continua Rubei, è che tutto ciò che viene configurato di myMeta - il player back-end o il JSON front-end - viene messo nel tenant del cliente, che quindi può controllare tutto. “I dati non escono dal tenant. Questo vale anche per l’AI. Se l'AI viene orchestrata da noi, si ha traccia di tutto: come l'AI è intervenuto in una decisione, da dove ha preso un dato, eccetera. Tutto ciò va incontro anche alle esigenze di sovranità digitale e dei settori fortemente regolamentati: Leonardo per esempio è un nostro cliente e ha myMeta on premise”.

I casi Unilever e Luxottica

A proposito di clienti, “molti sono partiti dall’esigenza di semplificare il sistema HR, come Barilla e Ferrero. Unilever invece è partita da un progetto italiano su Coupa, un software di spend management che utilizza in tutto il mondo. Ci hanno chiesto di semplificare i processi per l’acquisto di alcune categorie di prodotti, in cui per esempio l’inserimento di un nuovo fornitore coinvolgeva vari sistemi ed era molto farraginoso. Abbiamo ricreato un'interfaccia di Coupa molto semplificata, partendo dal centro di costo, e per alcune situazioni abbiamo tolto tutti i campi non obbligatori e li abbiamo messi in una schermata successiva che l'utente può saltare. È stato un grande successo, dopo due anni è stato adottato a livello corporate”.

Quanto a Luxottica, “hanno fatto varie cose con noi, la più interessante è un progetto di personal assistant su tutte le funzioni HR. La situazione di partenza è che se uno dei 200 mila dipendenti vuole richiedere informazioni HR, deve sottomettere un ticket al reparto HR. Questo ovviamente crea un overhead importante, quindi hanno sviluppato un LLM con tutte le possibili richieste. Il problema era come portarlo entro il portale dipendenti fatto su SAP Fiori, e qui è intervenuta myMeta, che permette sviluppi custom e ha una serie di plugin per alimentare il chatbot. Insomma questa cosa a Luxottica è servita anche per accelerare l'entrata dell'AI, e l'idea è di estenderla gradualmente a tutti i 200mila dipendenti”.

Trovare il Venture Capital giusto

Un altro caso riguarda l’orchestrazione di agenti AI in una grande assicurazione francese: “Hanno sviluppato un agente per l’analisi dei rischi sui dipendenti, ma non sapevano come inserirlo nei processi. Con myMeta l’hanno applicato a un caso d’uso importante per loro: la performance review. Ora il manager durante il colloquio con la persona in valutazione ha tutto a portata di mano nel sistema HR, grazie a una dashboard con tutta la situazione dei suoi riporti, e vari flag da cliccare per approfondire. Abbiamo sviluppato il prototipo in una settimana”.

Proprio l'orchestrazione agentica è una delle linee di sviluppo su cui myMeta conta di più. “Vogliamo arrivare a proporci come “sistema operativo agentico” per l'azienda cliente. Per noi la finestra di opportunità è breve: se continuiamo a crescere ai nostri ritmi, che pure sono del 40-50% all'anno, tra due anni rischiamo di essere irrilevanti. La tecnologia ce l’abbiamo, quel che serve è un altro giro di finanziamenti per poter investire di più sull'ingegneria, e crescere in modo più rapido almeno in Europa. Trovare il Venture Capital giusto”, conclude Rubei, “ci permetterebbe di fare il salto di qualità che ci serve”.


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