Generazioni a confronto: il welfare aziendale diventa decisivo nelle scelte di carriera

L'indagine Ipsos Doxa per Pluxee Italia rivela che, a parità di stipendio, due lavoratori su tre cambierebbero azienda per benefit migliori, con picchi del 70% tra i giovanissimi.

Autore: Redazione ImpresaCity

Il mercato del lavoro italiano nel 2026 si conferma un terreno di sfide complesse, dove le dinamiche retributive si intrecciano in modo indissolubile con il benessere della persona. Secondo l'indagine “Circular Benefits & Impact” realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia, sebbene il salario (46%) rimanga la bussola principale per tutte le fasce d'età, il welfare aziendale è ormai diventato una priorità strutturale per il 28% dei lavoratori. La ricerca evidenzia un dato sorprendente: a parità di condizioni economiche, il 66% dei dipendenti valuterebbe seriamente di cambiare datore di lavoro se potesse accedere a un pacchetto di benefit più competitivo. Questa propensione alla mobilità "spinta dal welfare" raggiunge il suo apice tra i rappresentanti della Gen Z (70%), che vedono nei servizi aziendali non solo un supporto al reddito, ma una risposta concreta alle proprie esigenze di svago e crescita personale.

Le differenze generazionali emergono con forza quando si analizzano le prospettive di evoluzione. Per la Generazione Z (16-29 anni), il lavoro non è un traguardo statico ma un percorso dinamico: il 42% dei giovani considera le opportunità di carriera come il fattore più rilevante, superando di dodici punti la media nazionale. Per i più giovani, la possibilità di sviluppare nuove competenze e avere una visione chiara del proprio futuro professionale è essenziale per garantire l'engagement. Al contrario, spostandosi verso la Generazione X e i Baby Boomer, l'attenzione si sposta sulla stabilità e sulla qualità dell'ambiente quotidiano, privilegiando un clima aziendale sereno e collaborativo rispetto alla scalata gerarchica.

Un altro pilastro fondamentale che divide le coorti è la gestione del tempo. La richiesta di flessibilità e smart working è il grido di battaglia di Gen Z e Millennials, per i quali il bilanciamento tra vita privata e professionale è una condizione non negoziabile. In questo scenario, il welfare aziendale smette di essere un semplice accessorio per diventare un elemento distintivo della proposta di valore delle imprese. Le aziende che sapranno offrire soluzioni personalizzate - dal contributo per le spese familiari al supporto per il benessere psicofisico - saranno quelle in grado di attrarre e trattenere i talenti in un'epoca in cui il lavoro viene scelto non solo per quanto paga, ma per come permette di vivere.


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