Secondo una ricerca, il 71% delle aziende italiane ha una exit strategy pronta nel caso in cui il fornitore di AI ne limitasse l’accesso, ma per il 41% il passaggio ad altri provider avrebbe impatti sulla continuità operativa
Autore: Redazione ImpresaCity
Una ricerca di Red Hat sulla sovranità digitale, condotta in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, rivela un preoccupante gap tra preparazione e resilienza. Mentre il 71% dei decision maker IT italiani dichiara di avere una exit strategy definita qualora il proprio fornitore principale di AI dovesse limitare l’accesso ai propri servizi, il 41% di queste aziende prevede comunque che tale evenienza possa avere un impatto moderato o significativo sulla continuità operativa.
Le risposte all’indagine, svolta il mese scorso da Censuswide su un campione di 500 decision maker in ambito IT, mostrano che la sovranità dell’AI, intesa come controllo su dati, infrastrutture e relazioni con i fornitori, non è più un obiettivo di lungo periodo, ma è ormai una priorità concreta già inserita nelle agende operative della maggior parte delle aziende.
Inoltre, l’adozione dell’AI agentica, cioè di sistemi capaci di attivare flussi di lavoro e compiere azioni in autonomia, è già molto diffusa nelle imprese italiane. Il 92% dei rispondenti italiani afferma di utilizzare già sistemi di agentic AI, collocando l’Italia leggermente al di sopra della media Emea e in linea con la Francia (91%). Solo il 37% degli intervistati indica di avere framework di governance solidi per l’AI agentica. Un ulteriore 27% afferma di disporre di una governance parziale, ma con lacune significative, mentre il 19% ammette che il proprio modello è ancora basilare o minimo. Complessivamente, tra tutti i Paesi esaminati, il 64% delle aziende riporta di avere una governance parziale o solida, a conferma che la maturità della governance è ancora in fase di sviluppo nell'area, mentre l’adozione accelera.
Con l’AI sempre più integrata nei processi aziendali core, il 90% delle aziende italiane coinvolte afferma di avere una visibilità completa o parziale su dove i propri dati siano archiviati, elaborati e potenzialmente accessibili, con il 54% che dichiara una visibilità completa. Tuttavia, il 36% ammette di avere solo visibilità parziale, un dato che dimostra come la piena sovranità dell’AI sia ancora un obiettivo da raggiungere. Nel complesso, la visibilità è più alta in Germania, al 97%, con livelli comparabili nel resto d’Europa, tra cui il 90% nei Paesi Bassi, il 93% nel Regno Unito e il 91% in Francia.
Per colmare questo divario, il 76% dei decision maker IT considera l’open source una leva per ottenere maggiore controllo su come l’AI viene costruita e dove viene eseguita, confermandone il ruolo di elemento chiave per evitare il lock‑in e rafforzare la sovranità tecnologica. Nei prossimi tre anni, gli intervistati ritengono che i benefici open source più preziosi per costruire fiducia nell’AI saranno la trasparenza e una maggiore facilità di audit (82%), una personalizzazione più ampia per esigenze aziendali e normative (81%) e un maggiore controllo su come l’AI viene costruita e dove viene eseguita (76%).
L’Italia si mostra inoltre particolarmente ricettiva verso standard guidati dalle policy per un’AI affidabile e sovrana. Il 78% degli intervistati concorda sul fatto che politiche pubbliche e regolamentazioni dovrebbero imporre attivamente principi open source, come trasparenza, auditabilità e licenze aperte, per aiutare le organizzazioni a raggiungere la sovranità dell’AI. Questo posiziona l’Italia in linea con la media regionale del 77% e davanti a Francia (70%) e Germania (72%), sebbene al di sotto dell’89% del Regno Unito. Il forte consenso tra gli intervistati italiani evidenzia un allineamento tra le priorità del settore e la direzione normativa su come dovrebbe apparire un’AI realmente affidabile.
“Le aziende italiane stanno mostrando forte slancio nell’adozione dell’AI, tassi di implementazione dell’AI agentica tra i più alti che abbiamo osservato in tutta Emea. Ma la nostra ricerca rivela un divario critico: sebbene il 71% abbia predisposto strategie di uscita, quattro aziende su dieci subirebbero comunque un vero disservizio se dovessero attivare quel passaggio. Mentre l’Italia affronta sia la regolamentazione europea sull’AI sia le proprie priorità di sovranità digitale, le imprese hanno bisogno di infrastrutture che offrano un controllo reale, non solo la documentazione di un piano. L’open source fornisce questa base: la trasparenza per soddisfare i requisiti normativi, la flessibilità per evitare il lock-in e la capacità di governare sistemi di AI che prendono sempre più spesso decisioni autonome per conto dell’azienda”, commenta Fabio Grassini, Regional Enterprise Sales Director di Red Hat.