L'indice generale cresce dello 0,5% su base annua, ma il settore energetico e quello chimico restano in forte affanno.
Autore: Redazione ImpresaCity
Dopo la battuta d'arresto di inizio anno, la produzione industriale italiana mostra timidi segnali di ripresa. Lo rileva l'Istat. A febbraio 2026 si registra un lieve incremento congiunturale dello 0,1% rispetto a gennaio, mentre il dato tendenziale (corretto per gli effetti di calendario) torna positivo con una crescita dello 0,5% su base annua. Nonostante questo recupero, la media del trimestre dicembre-febbraio rimane ancora in territorio negativo, segnando una flessione dello 0,4% che testimonia una fragilità strutturale del periodo invernale.
Il motore della crescita è rappresentato dai beni strumentali, che balzano del +4,4% su base annua, spinti da un aumento mensile dell'1,1%. Al contrario, l'energia subisce una brusca frenata, con un calo del -4,8% su base mensile e del -2,1% su base annua, riflettendo probabilmente le complessità legate ai costi di approvvigionamento e alla transizione in corso. Anche i beni di consumo faticano, registrando una contrazione tendenziale del 2,1%, segno di una domanda interna ancora prudente.
Analizzando i singoli settori, emerge un'Italia a due velocità:
Eccellenze in crescita: spicca la fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,0%), seguita dall'elettronica e ottica (+7,8%) e dai macchinari (+5,2%).
Settori in crisi: soffrono pesantemente la chimica (-6,8%) e la raffinazione del petrolio (-6,4%), settori energivori che continuano a scontare l'incertezza dei mercati internazionali.
In sintesi, sebbene l'indice generale sia tornato a crescere interrompendo la scia negativa, il panorama industriale resta eterogeneo. La ripresa appare solida nei settori tecnologici e dei trasporti, ma la flessione dell'energia e della chimica suggerisce che la strada verso una stabilità produttiva diffusa sia ancora in salita.