Tra gli annunci dell'evento GTC spicca un'architettura studiata per aumentare la potenza AI dei sistemi in orbita, per cogliere meglio le opportunità della Space Economy
Autore: Redazione ImpresaCity
Tra i molti annunci di Nvidia durante il suo evento GTC, non è passata inosservata la presentazione di una nuova piattaforma - lo Space-1 Vera Rubin Module - pensata in modo specifico per la realizzazione di micro data center da collocare in orbita intorno alla Terra. "Space computing, the final frontier, has arrived" è stata la frase ad effetto usata da Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia, nel presentare la nuova piattaforma - con una evidente, almeno per gli appassionati, citazione da Star Trek - ma soprattutto la rinnovata focalizzazione su quelli che vengono definiti Orbital Data Center (ODC).
Più prosaicamente, la "final frontier" di Nvidia sembra per ora essere una evoluzione ragionata di quello che già si sta facendo nel campo attualmente più remunerativo della Space Economy, ossia quello delle soluzioni per l'osservazione della Terra e in generale per l'elaborazione dei dati raccolti dallo Spazio. In quest'ottica il principale obiettivo dello Space-1 Vera Rubin Module è portare più potenza di calcolo e funzioni di Intelligenza Artificiale in ambienti - come i satelliti, o se preferite gli ipotetici ODC - che hanno requisiti assai stringenti in quanto a occupazione dello spazio e consumo energetico.
Così la caratteristica di spicco della nuova soluzione Nvidia è che dispone di una potenza di calcolo inferenziale (Nvidia parla di "space-based inferencing") indicata in ben 25 volte quella delle collaudate GPU Nvidia H100. Con il vantaggio che il nuovo modulo, come tutte le soluzioni Vera Rubin, è un sistema ibrido completo che affianca le CPU tradizionali (i processori Vera) con le GPU per l'AI (gli acceleratori Rubin). Il tutto a vantaggio principalmente dell'elaborazione "intelligente" dei dati geospaziali, che potrà sfruttare direttamente a bordo la potenza dei modelli di AI più evoluti.
Lo scenario delineato da Nvidia prevede peraltro - in questa elaborazione dei dati geospaziali raccolti da sensori di imaging, radar e in radiofrequenza - una continua collaborazione tra sistemi in orbita e stazioni a terra. I primi vengono potenziati grazie al nuovo modulo e alla sua integrazione con componenti Nvidia sempre progettati per il computing in ambienti "estremi", come IGX Thor e Jetson Orin. Le seconde hanno il vantaggio di conservare uno "storico" di centinaia di petabyte di informazioni già raccolte, utilissime ad esempio per evidenziare trend ma assai onerose da elaborare. Per questo l'analisi a terra dovrebbe puntare decisamente sull'elaborazione accelerata da GPU abbandonando le architetture tradizionali basate su CPU, e qui Nvidia propone la sua piattaforma Blackwell.
L'idea di Nvidia è che la flessibilità delle sue piattaforme hardware e software permette di eseguire i workload di analisi dove è, caso per caso, più indicato: a bordo di un sistema in orbita, in una stazione a terra, nel cloud di qualche AI provider. Questa flessibilità costituirebbe la base per una nuova generazione di applicazioni e servizi di - ad esempio, non solo - monitoraggio ambientale, analisi climatica, gestione delle emergenze ambientali, controllo delle grandi infrastrutture, previsioni meteo, Smart Agriculture.
Presentare gli Orbital Data Center come un concreta evoluzione di quello che c'è già non basterebbe, però, in questi tempi di hype indispensabile. Quindi Nvidia e soprattutto Jensen Huang si sono portati sensibilmente avanti, presentando gli ODC come futuri "strumenti di esplorazione" e "sistemi in grado di navigare da soli". In questo senso si capisce meglio l'importanza dell'integrazione dello Space-1 Vera Rubin Module con i moduli IGX Thor e Jetson Orin, che storicamente sono stati sviluppati per le applicazioni di robotica industriale.
Nvidia ha ovviamente già definito diverse partnership tecnologiche con aziende vecchie e nuove che stanno sviluppando le proprie soluzioni per la Space Economy. Tra quelle citate contestualmente al lancio dello Space-1 Vera Rubin Module la più famosa è probabilmente Axiom Space, ma ci sono anche Aetherflux, Kepler Communications, Planet, Sophia Space, Starcloud. Tutte "boldly taking intelligence where it’s never gone before", conclude Huang parafrasando ancora una volta Star Trek.