Tendenze, priorità e visioni: quali tecnologie, quali priorità e quali progetti guideranno i CIO e i responsabili IT delle imprese italiane? Nelle analisi principali emergono soprattutto tre fenomeni: una spinta crescente sulla sovranità dei dai e sul cloud locale, una maturità dell’AI ancora bassa ma con forte domanda di proof of value, e infine una decisa accelerazione sull’AI agentica.
Autore: Edoardo Bellocchi
Anche il 2026 si profila come un anno decisivo per l’IT: molte delle tendenze emerse negli ultimi due-tre anni troveranno ulteriori applicazioni nei progetti di trasformazione digitale, mentre la pressione derivante dall’AI generativa, dall’automazione avanzata, dalle nuove normative europee come AI Act, NIS2 e DORA, e dai costi crescenti del cloud sta spingendo verso ripensamenti delle infrastrutture IT. Oggi per le aziende efficienza, sicurezza, governance dei dati e modelli operativi AI-driven non sono più opzioni, ma prerequisiti di competitività e talvolta di sopravvivenza. Parallelamente, cresce la consapevolezza che cloud ibrido, dati integrati, sicurezza by design e AI agentica autonomi saranno sempre più elementi chiave delle strategie IT del prossimo futuro.
In questo scenario, quali tecnologie, quali priorità e quali progetti guideranno i CIO e i responsabili IT delle imprese italiane? Nelle analisi principali emergono soprattutto tre fenomeni: una spinta crescente sulla sovranità dei dai e sul cloud locale, una maturità dell’AI ancora bassa ma con forte domanda di proof of value, e infine una decisa accelerazione sull’AI agentica.
Riguardo alla spinta verso la Data Sovereignty e sul cloud locale, Massimiliano Claps, Research Director di IDC, fa notare che “in base a una ricerca europea che ha coinvolto 50 respondent italiani nel 2025, possiamo dire che già il 38% degli intervistati in Italia ha adottato soluzioni di sovereign cloud e un ulteriore 46% pianifica di usarle in futuro. E, soprattutto, l'interesse per soluzioni di sovereign cloud è aumentato con la convergenza dell'AI e della volatilità internazionale; infatti, il 71% degli intervistati indica come sia più probabile che le loro organizzazioni considereranno sovereign cloud solution per AI, a causa dell'incertezza geopolitica”.
Sempre a questo proposito, va però spiegato che per IDC, secondo le definizioni usate nella survey citata poco sopra, sovereign cloud non significa necessariamente un cloud service provider italiano o europeo. Secondo IDC, sovereignty è infatti una combinazione di obiettivi strategici (protezione dei dati da accessi di governi esteri, controllo dei rischi operativi e di cybersecurity, resilienza rispetto ad eventi catastrofici, compliance, autonomia rispetto al vendor lock-in...) che si possono perseguire con diversi modelli di deployment, come un public cloud con on premise encryption keys, una dedicated local zone di un hyperscaler, un managed private cloud di un system integrator, oppure appunto un cloud provider locale.
Passando all’analisi della maturità dell’AI, Andrea Siviero, Senior Research Director, MacroTech, Digital Business, and Future of Work di IDC, sottolinea che “il 59% delle aziende italiane prevede di prioritizzare nuovi investimenti in AI nei prossimi 12 mesi, come riportato nell’IDC Digital Executive Sentiment Survey (campione ITA=57, Dicembre 2025), il 75% delle organizzazioni italiane dichiara che i propri sistemi dati necessitano di ulteriori investimenti per supportare l’adozione avanzata dell’AI. Solo il 6% afferma di aver completato le iniziative su infrastruttura e dati ed essere pronto a passare al livello successivo di adozione dell’AI. La maggior parte è ancora nelle fasi iniziali: il 32% sta iniziando a preparare i dati, il 27% l’infrastruttura, mentre il 19% non è affatto preparato (Fonte: IDC's Unlocking Business Outcomes Through Trusted Data in Hybrid Environments)".
Sul tema della domanda di proof of value, IDC fa notare che il 28% delle aziende italiane ritiene che l'AI ROI sia impossibile o difficile da misurare, indicando tra i motivi principali la difficoltà nella valutazione dei costi; il fatto che i principali benefici dell'AI sono in realtà intangibili; la mancanza di un ufficio o di una task force ad hoc per misurare l’AI value; l’utilizzo di dashboard centralizzate per misurare AI performance; e l’assenza di metriche di riferimento chiaramente definite.
Infine, sul tema dell’AI agentica, Martina Longo, Research Manager, Digital Business di IDC, citando l’IDC Global AI Technology Trends Survey 2025, sottolinea che “solo il 13% delle organizzazioni italiane non prevede di utilizzare agenti AI in futuro, con il 52% dei C-Suite executive italiani che dichiara di essere in fase esplorativa o iniziale di possibili casi d'uso di AI Agents nella propria organizzazione”.
Nelle pagine che seguono, le risposte alle nostre due domande
1 - Quali saranno le priorità IT delle aziende italiane nel 2026 in termini di tecnologie (AI, cloud, sicurezza e modernizzazione delle infrastrutture)?
2 - In che modo le vostre soluzioni aiuteranno le aziende italiane ad affrontare al meglio lo scenario tecnologico e di mercato?