Lavoro: l'AI aiuta a ridurre stress per il 63% degli italiani

Nonostante le potenzialità dell'AI, gli intervistati segnalano tre principali fattori di disagio: sovraccarico (42%), fatica a conciliare vita privata e professionale (36,7%) e forte pressione psicologica (34,1%).

Autore: Redazione ImpresaCity

Negli ultimi anni, il dibattito sul lavoro si è arricchito con la promessa dell'automazione e dell'intelligenza artificiale come strumenti capaci di semplificare le attività quotidiane e migliorare l'efficienza. Ma quanto questa promessa si traduce davvero in un alleggerimento del carico mentale dei lavoratori?

Secondo una ricerca condotta daAstraRicerche perFactorial, piattaforma All-in-One per la gestione aziendale, il rapporto tra tecnologia e benessere lavorativo appare oggi segnato da una forte tensione. Da un lato, cresce la fiducia nell'AI come supporto concreto: quasi8 lavoratori di concetto su 10ritengono importante poter delegare alcune attività alla tecnologia e il63,6% pensa che automazione e intelligenza artificiale possano contribuire a ridurre stress e rischio di burnout. Dall'altro, il peso del lavoro sulla sfera mentale continua ad aumentare: il76,8% degli italiani dichiara di aver sentito nell'ultimo anno il bisogno di "staccare mentalmente” dal proprio impiego,segno che l'efficienza promessa non sempre si traduce in un reale sollievo.

"Questa ricerca mostra chiaramente che l'adozione della tecnologia, da sola, non basta a migliorare il rapporto con il lavoro,”dichiaraNicola Laganà, VP del Marketing di Factorial."L'AI può essere una leva potente per semplificare i processi e liberare energie, ma solo se inserita in modelli organizzativi sostenibili, che non trasformino l'efficienza in ulteriore pressione. La vera sfida oggi è usare la tecnologia per lavorare meglio, non solo liberando le persone da task ripetitivi ma fornendogli strumenti adeguati per spingersi oltre e prendere decisioni informate.”

Il nodo centrale non sembra quindi essere la tecnologia in sé, quanto il contesto organizzativo in cui viene introdotta. A spingere i lavoratori verso il bisogno di distanza sono infatti soprattutto il carico di lavoro eccessivo (42%), la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro (36,7%) e la pressione psicologica (34,1%). Un quadro che suggerisce come l'aumento dell'efficienza possa andare di pari passo con aspettative più elevate e richieste di performance sempre maggiori.

In questo scenario, la tecnologia viene chiamata soprattutto a liberare tempo da attività percepite come a basso valore: i lavoratori vorrebbero automatizzare in primis itask ripetitivi (36,2%), lagestione documentale (29,7%), laburocrazia (28%), leriunioni inutili (27,9%)e lee-mail semplici ma numerose (26,4%). Non per "fare di più”, ma per lavorare meglio e ridurre il sovraccarico mentale quotidiano. Non a caso, tra i benefici più attesi dall'automazione figurano soprattuttomeno stress mentale e minore rischio di burnout (38%), seguiti damaggiore efficienza (37,5%)e da un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata (29,9%).

Il mancato riequilibrio tra efficienza e sostenibilità del lavoro si riflette anche sul piano emotivo. Oltrela metà degli intervistatisi sente oggi abbastanza, molto o completamente distante dalla propria occupazione, una condizione particolarmente diffusa tra i più giovani, dove la distanza emotiva supera il60% tra i 18 e i 29 anni. Il disagio non risparmia nemmeno chi ricopre ruoli di responsabilità: quadri, dirigenti e soci lavoratori segnalano più frequentemente carichi di lavoro elevati e difficoltà di bilanciamento vita-lavoro, equasi il 70%di loro ha pensato almeno una volta di ridurre il proprio coinvolgimento professionale.

Guardando al futuro, le aspettative dei lavoratori non appaiono rassicuranti: solo il 20,8% pensa che il proprio rapporto emotivo con il lavoro migliorerà, mentre il 25,9% teme un peggioramento. Osservando la dimensione aziendale, presso quelle medie e grandi è del 27%, lievemente superiore a quanto rilevato presso le aziende piccole (24%). In definitiva, il rischio di un ulteriore distacco è percepito come concreto e vicino: quasi 6 lavoratori su 10 ritengono probabile adottare nei prossimi 12 mesi comportamenti di disconnessione mentale, emotiva o operativa; il 10% li considera molto probabili, con un picco tra le donne 30-39enni (70%). Una tendenza trasversale anche a livello territoriale, con una maggiore negatività nel Nord-Ovest.

In questo contesto, Factorial presenterà le proprie novità durantel'AI Festival del 21-22 gennaio presso l'Università Bocconi, mostrando come la tecnologia possa rappresentare una leva strategica per mantenere i talenti e focalizzarsi sulle attività che generano maggior valore.


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