Openwork, il no code nel cloud con Aruba Enterprise

Una soluzione di Virtual Private Cloud per l’ISV italiano che propone sul mercato una piattaforma low-code/no-code per governare persone, dati, documenti, eventi e processi

Autore: Redazione ImpresaCity

Oggi l’approccio low-code/no-code è sempre più vincente in quanto permette di realizzare soluzioni senza scrivere codice. Se poi la relativa piattaforma viene proposta in cloud, in modalità PaaS, ecco che i vantaggi si moltiplicano. E il successo è assicurato. Come dimostra il caso di Openwork, che ha scelto l’infrastruttura gestita di Virtual Private Cloud targata Aruba.

L’ISV Made in Italy

Attiva dal 2001, Openwork è tra i primi Independent Software Vendor (ISV) in Italia a offrire tecnologie per lo sviluppo di applicazioni software di classe enterprise basate su logiche di processo. Con sedi a Milano e Bari, un organico di circa 40 persone e una rete di oltre 20 business partner, la società vanta una lunga esperienza, dalla quale è nata Jamio openwork, una piattaforma cloud no-code di livello enterprise che consente di realizzare soluzioni software per la gestione di dati, documenti e processi utilizzando strumenti visivi e logiche BPM in sostituzione dei tradizionali codici di programmazione.

Jamio è frutto di una visione lungimirante, sia perché è nato quando cloud e PaaS erano ancora ben lontane dall’essere le tecnologie diffuse di oggi, sia perché l’approccio no-code ne schiude l’utilizzo trasversale all’interno delle aziende creando una nuova figura, quella del cosiddetto ‘citizen developer’”, spiega Alessandro Cortese, IT Director di Openwork. Jamio permette infatti di partire dal disegno di modelli concettuali tramite diagramma di flusso attingendo a palette di oggetti che riproducono gli schemi standard BPM, mentre il runtime della soluzione genera il codice che, interpretato dai servizi della piattaforma, dà vita all’applicazione finale utilizzabile in un’area specifica assegnata al cliente.


Un cloud privato virtuale

Inizialmente appoggiata sulla soluzione Cloud Server di Aruba, la piattaforma Jamio ha conosciuto in breve tempo un forte successo, con conseguente crescita dei volumi di dati e di traffico, che ha reso necessario adeguare anche la scelta di hosting, optando per un perimetro di risorse dedicato, resiliente e scalabile autonomamente secondo necessità, su cui migrare una parte dei servizi cloud che erogano la soluzione PaaS.

La garanzia di un ambiente sempre disponibile che unisce la flessibilità del self provisioning con la sicurezza e la praticità di un’infrastruttura gestita è l’aspetto che forse più caratterizza il Virtual Private Cloud di Aruba, una soluzione IaaS verso la quale Openwork ha compiuto la migrazione a step delle varie componenti core della piattaforma Jamio agli inizi del 2017, con la collaborazione di tecnici e consulenti del team Aruba Enterprise.

Scalabilità e ottimizzazione

Dal punto di vista tecnico, questa soluzione ci ha fornito scalabilità e ottimizzazione con una semplice migrazione interna, sempre restando nell'ambito di Aruba, senza la necessità di dover rivedere l’architettura del nostro prodotto”, evidenzia Cortese. “Potendo poi rimodulare l’ambiente IT in tempo reale da pannello, possiamo gestire puntualmente il bilanciamento tra costi e risorse occupate andando così a soddisfare anche un’esigenza di business particolarmente critica nel contesto di crescita dimensionale dell’attività”.

Nel dettaglio, il Virtual Private Cloud di Aruba è un servizio IaaS per creare uno o più Virtual Data Center su piattaforma di virtualizzazione VMware vCloud Director basata su VMware vSphere. Il servizio, con risorse garantite senza alcun limite di configurazione e storage ridondato su disco SSD NVMe, permette di progettare e realizzare con semplicità architetture virtuali anche complesse. Non solo: grazie all’infrastruttura tecnologica di Aruba, la soluzione di Virtual Private Cloud può svilupparsi in modalità multi-VDC anche con risorse duplicate distribuite in data center distinti, in piena ottica di business continuity.

Esigenze in evoluzione

Grazie anche a queste caratteristiche, pur essendo trascorsi già alcuni anni dalla sua prima adozione da parte di Openwork, il Virtual Private Cloud di Aruba è sempre rimasto perfettamente allineato alle esigenze in evoluzione: “il ridimensionamento in tempo reale della piattaforma, la sua affidabilità complessiva con il networking ridondato, la resilienza degli storage replicati si sono accompagnati nel tempo alla certezza dei costi con la possibilità di effettuare upgrade o downgrade come opportuno e con la granularità dei canoni mensili”, sottolinea Alessandro Cortese. “Nel tempo siamo arrivati gradualmente a 130 vcore, 400GB di RAM e 3TB di storage, a riprova di come la validità dell’architettura iniziale dell’infrastruttura abbia permesso poi di concentrarci solo sulla crescita”.

La collaborazione con Aruba Enterprise ha dato certezze anche su un altro aspetto strategico come quello delle certificazioni. Molti clienti Jamio sono infatti aziende private e Pubbliche Amministrazioni che richiedono il rispetto di specifiche conformità ai loro fornitori e alle rispettive supply chain. “Openwork è certificata ISO 27001 e ISO 9001, ma non sarebbe sufficiente per approcciare la PA se il nostro ambiente IT non risiedesse presso un provider GDPR compliant qualificato dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale”, fa notare Cortese, ricordando anche come la conformità al Codice di Condotta e la certificazione ISO 14001 siano altre due caratteristiche di Aruba che consentono il rispetto del DNSH (Do No Significant Harm) per l’accesso ai bandi del Pnrr.


Uno sguardo al futuro

Consolidata l’infrastruttura con una soluzione studiata ad hoc per il backup e la replica bare metal basata su Veeam, Openwork è ora impegnata in alcune simulazioni destinate a implementare la soluzione di disaster recovery Zerto Cloud DraaS minimizzando RPO e tempi di ripristino. Con uno sguardo più a lungo termine, invece, vi è la tranquillità di sapere che ogni opzione rimane aperta: anche l’ipotesi di valutare un’eventuale ri-architettura della soluzione secondo una strategia a microservizi basata su Kubernetes, con la garanzia di poter fare affidamento sulle proposte Aruba Enterprise anche in questi ambiti. “In tutte le evoluzioni del nostro ambiente, continuiamo a essere seguiti dal medesimo referente tecnico commerciale di Aruba Enterprise, divenuto il perno di una collaborazione sempre puntuale e disponibile”, conclude Alessandro Cortese.

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