IBM: cosa occorre fare per una mobilità più sostenibile

Lo studio Sustainable Mobility Consumer Survey, condotto su 5000 persone in cinque grandi città nel mondo tra cui Roma, fa luce sulle possibili misure da adottare

Autore: Redazione ImpresaCity

Indagare opinioni e aspetti critici su uno dei temi centrali nella sfida contro il climate change: la mobilità. Ci ha pensato IBM, che tre mesi fa, tra fine agosto e inizio settembre, ha condotto uno studio su 5000 persone in cinque grandi città nel mondo: Roma, Monaco, Londra, Chicago e San Francisco

Tra i risultati del Sustainable Mobility Consumer Survey, è innanzitutto emerso che i trasporti consumano il 20% dell’energia disponibile a livello mondiale, in gran parte derivata da fonti fossili. Sebbene l’automotive stia lavorando a soluzioni in grado di ridurre le emissioni, rimangono ancora molti ostacoli, infrastrutturali e di abitudini, che incidono sulla quantità di persone e veicoli che si muovono ogni giorno, specie nei grandi conglomerati urbani. 

Per la città di Roma, per esempio, lo studio ha evidenziato che la maggior parte dei romani (82%) ritiene che la propria impronta ambientale sia importante, ma solo il 56% tiene conto di questo aspetto nelle scelte di trasporto quotidiane. I costi elevati rappresentano la prima barriera alla scelta di modalità di trasporto più sostenibili, ma quasi 1 romano su 2 afferma che comodità e velocità sono più importanti della sostenibilità. Non solo: per 4 romani su 10, affidarsi alle applicazioni per monitorare i trasporti pubblici e pianificare gli itinerari è ormai prassi per la metà del tempo, e l’80% dei romani è convinto che i veicoli elettrici siano un’opzione veramente sostenibile, secondi solo al camminare e prima dei trasporti pubblici e di biciclette e monopattini.

Più di due terzi degli intervistati ha infatti dichiarato di voler considerare l’acquisto di un veicolo elettrico nei prossimi anni; tuttavia, i costi elevati rimangono una barriera importante per il 56% delle persone, seguiti dall’insufficienza di stazioni di ricarica sul territorio (27%). Non sorprendentemente, tre romani su cinque (il 61%) pensano che le infrastrutture urbane non supportino adeguatamente il trasporto pubblico né l’utilizzo di veicoli elettrici (per il 52%), un limite sentito particolarmente da donne e over 65: il 43% e il 51%, rispettivamente, non ritiene che ci siano sufficienti opzioni di trasporto sostenibili. 

Ecco quindi che un aumento del trasporto pubblico elettrico/ibrido (30%) e una riduzione dei costi per il trasporto pubblico (25%) sono le soluzioni più indicate dagli intervistati per migliorare la sostenibilità ambientale della mobilità urbana, a fronte di opzioni come l’aumento di piste ciclabili, il controllo intelligente del traffico e la disponibilità di punti di ricarica per veicoli elettrici. 

La survey ha quindi costituito una base per capire cosa è possibile fare per favorire uno spostamento verso una mobilità più sostenibile. Al riguardo, IBM ha identificato tre possibili direzioni di azione, in cui al primo posto vi è la riduzione dei costi di proprietà delle automobili monetizzando invece i servizi di connected car, come applicazioni di navigazione, monitoraggio del traffico e delle condizioni meteo avverse. L’aspettativa del consumatore si sta sempre più spostando dalle caratteristiche fisiche e tecniche dell’auto all’inclusione di servizi che rendano il viaggio un’esperienza, non solo uno spostamento.  

In secondo luogo, si propone di costruire ecosistemi cross-industriali per rimuovere gli ostacoli legati alla ricarica delle automobili. I tempi di ricarica, collegati alla potenza della rete, non possono essere risolti solo dalle industrie automotive, ma richiedono collaborazione con le utility per costruire dei “marketplace energetici” per consentire di equilibrare domanda e offerta di energia.  

Infine, IBM auspica di superare lo scetticismo che circonda il settore della mobilità elettrica, fornendo maggiore trasparenza su prodotti e processi tramite l’utilizzo di piattaforme aperte. La preoccupazione sull’utilizzo di materie prime come cobalto, nichel e litio, legata a condizioni di lavoro rischiose e scarso rispetto di diritti umani nei Paesi di provenienza, può essere superata adottando sistemi di tracciamento e certificazione, basati su blockchain, in grado di dimostrare il rispetto di standard etici fornendo informazioni su come queste materie sono state estratte e lavorate.

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