Pure Storage: la PA italiana ha un problema di legacy

La pandemia è uno stress test che ha dimostrato il peso dell'IT legacy, che frena la modernizzazione della PA e pone problemi di sicurezza

Autore: Redazione ImpresaCity

Gli enti pubblici europei? Sanno che la loro IT è frenata dalle sue componenti legacy. Ma che questo freno va superato per poter fornire ai cittadini i livelli di servizio che richiedono. E per ridurre i rischi alla cyber security. A dimostrare queste affermazioni è stata la prima fase della pandemia Covid-19. Che è stata vissuta dalle PA continentali come un vero e proprio stress test IT.

Questa potrebbe essere la sintesi estrema di una indagine che Pure Storage ha condotto per valutare come le pubbliche amministrazioni di alcune nazioni europee (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Italia, Olanda, Svizzera) considerino il loro operato nella prima pare del 2020. E lo scenario che ne viene fuori è fatto più da ombre che da luci.

Guardando in particolare al nostro Paese, l'indagine indica che in Italia l'infrastruttura legacy viene vista più che altrove come un ostacolo al progresso della trasformazione digitale e si avverte l'esigenza di rinnovarla urgentemente. I sistemi obsoleti, insieme alla diffusione del lavoro remoto, lasciano i dipartimenti italiani esposti alle minacce alla sicurezza e gli investimenti in protezione dell'infrastruttura non riescono a tenere il passo.

Lato sicurezza, dall'inizio della pandemia il 31% degli intervistati ha riscontrato un incremento delle minacce intenzionali alla sicurezza dei dati (la media europea è del 40%). Il 14% riscontra un aumento delle minacce accidentali alla sicurezza dei dati (contro una media del 24%). La capacità di gestire efficacemente le minacce alla sicurezza è influenzata dall'infrastruttura legacy e dai sistemi operativi obsoleti (lo indica il 49% del campione italiano), dall'aumento del lavoro remoto e delle vulnerabilità o dei punti di accesso alla rete (45%), oltre che dal giudizio del pubblico e dalle esigenze di trasparenza (45%).
Ma il peso del legacy è più trasversale: toglie elasticità, che in una fase come questa sarebbe davvero necessaria, e rende lo scenario confuso. Il 67% dei responsabili IT della PA ad esempio fatica a misurare l'impatto degli investimenti in tecnologia in termini di effetti sui servizi ai cittadini (contro una media europea del 59%). Secondo il 57%, i progetti tecnologici non riescono a generare il massimo valore soprattutto a causa dei vincoli di budget (qui siamo in linea con la media complessiva).

Più in dettaglio, per il 78% degli intervistati le infrastrutture legacy frenano i progressi verso la trasformazione digitale (percentuale superata solo dalla Spagna). L'infrastruttura dati attuale compromette poi le performance del reparto, determinando un aumento dei costi operativi (94%) e ostacolando l'accesso ai dati data mission critical dove e quando necessario (92%). Non stupisce quindi che secondo il 92% degli intervistati italiani l'impatto del COVID-19 accelera l'esigenza di rinnovare l'infrastruttura dati a livello di dipartimento (è la percentuale massima fra tutti i Paesi).

Uno sguardo al futuro

Questa visione dei responsabili IT della PA italiana delinea anche dove sarebbe necessario investire in futuro. Partendo magari dai problemi più gravi registrati all'inizio della pandemia. Ossia l'esigenza di ricorrere a un'infrastruttura di accesso remoto (86% di citazioni), l'interruzione delle applicazioni e dei workload on-premise (84%) e la delivery di nuovi sistemi e applicazioni con lo scopo di gestire la risposta alla pandemia e al lockdown (84%).

Le priorità segnalate relative alle attività di trasformazione digitale per i prossimi 12 mesi includono poi la gestione delle minacce alla sicurezza (96% di citazioni), una delivery rapida ed efficiente (94%), il miglioramento dei servizi ai cittadini (92%) e una maggiore diffusione dei servizi pubblici online (92%). Le aree indicate come prioritarie per gli investimenti in tecnologia nei prossimi due anni sono sicurezza e gestione dei rischi (73%), servizi cloud (63%), automazione (63%) e tecnologie di accesso remoto/mobilità (61%).

I cambiamenti che probabilmente perdureranno nella PA centrale anche dopo il COVID-19 includono una maggiore flessibilità nelle norme relative all'acquisizione e alla condivisione dei dati durante una crisi (94% di citazioni, percentuale massima fra tutti i Paesi), l'uso regolare delle tecnologie di collaboration/lavoro remoto ove possibile (92%) e l'opportunità di progettare servizi digitali per promuovere una maggiore interazione fra i cittadini e la PA (90%).

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