PSD2 e trasformazione digitale, il viaggio verso l’open banking

La direttiva PSD2 sta avendo un impatto significativo su tutto il mondo finanziario, ridisegnando il mercato dei servizi in maniera più aperta

Autore: Fabio Poli

È ormai noto come la PSD2, la Direttiva UE sui servizi di pagamento diventata pienamente operativa da settembre 2019, non sia stata solo una legge europea che ha ristabilito l’ordine in materia di pagamenti digitali ma abbia portato con sé una serie di profondi cambiamenti in tutto il settore. Per gli addetti ai lavori - e non solo - si è parlato di una vera e propria rivoluzione.

È evidente che la PSD2 abbia avuto un impatto significativo su tutto il mondo finanziario, rimescolando le carte in gioco e aprendo le porte a nuovi scenari. Dopo l’emanazione della normativa il banking, volente o nolente, si è dovuto preparare a cambiare radicalmente il proprio volto, obbligato a scardinare molti dei suoi equilibri consolidati, ma una volta compresa a fondo l’essenza della PSD2 ci si è subito resi conto delle opportunità che si sarebbero generate, di portata enorme.

La Direttiva, oltre a voler accrescere la sicurezza dei pagamenti e la protezione del consumatore e dei suoi dati, ridisegna infatti il mercato dei servizi finanziari a favore di un’arena più aperta, incoraggiando la competizione attraverso l’apertura a nuovi player che non necessariamente devono essere soggetti bancari - i cosiddetti Third-Party Provider - e aprendo così le porte dell’open banking.
Fabio Poli, CEO e Presidente di AntreemPrima della PSD2 l’utente accedeva ai propri conti bancari tramite piattaforme online gestite direttamente dal PSP (Payment Service Provider). Cioè la banca, l’istituto di pagamento o l’istituto di moneta elettronica che fornisce servizi bancari o di gestione di conti di pagamento. A seguito della normativa, invece, i clienti possono aprire i loro conti anche a terzi (i Third-Party Provider) che hanno la possibilità di accedere, leggere ed elaborare i dati e le informazioni di un cliente.

Un’occasione, questa, che si traduce in una vista integrata delle abitudini di spesa dell’utente e della sua ricchezza, lasciando spazio alla costruzione di servizi a valore aggiunto in grado di fare leva proprio su queste informazioni.

In questo nuovo scenario anche i colossi del tech potranno quindi proporsi come istituti di credito, fornendo una serie di nuovi servizi e attività afferenti al settore bancario - forme di finanziamento, piccoli prestiti e investimenti, solo per citarne alcuni. Non serve grande immaginazione per intuire l’enorme potenziale per un’azienda nel cominciare a erogare forme di finanziamento e servizi di gestione del risparmio e del flusso finanziario, soprattutto se questa ha già accesso ai dati, ad esempio, di gestione merci e delle vendite dei propri clienti.

Inoltre, avendo a disposizione le informazioni in tempo reale (relative al traffico di venduto, ad esempio) sarà possibile ridurre al minimo il rischio di credito rispetto a qualsiasi altro erogatore di prestiti, e non solo. Conoscendo in tempo reale abitudini e esigenze dei clienti sarà possibile offrire loro servizi customizzati e creare proposte dedicate.

Dall’altro lato troviamo gli attori tradizionali del mercato che grazie alla nuova normativa hanno la possibilità di generare nuove opportunità, integrando nuovi servizi e rivisitando modelli di business in un nuovo ecosistema bancario dove le dinamiche tradizionali di possesso dei dati vengono scardinate, lasciando spazio a un approccio di condivisione di informazioni.
Più che a un obbligo (o alla necessità - imposta - di gestire le nuove dinamiche di mercato derivanti dall’ingresso di nuovi attori) gli istituti di pagamento si trovano davanti a un’opportunità preziosa di crescita e sviluppo. L’open banking ridefinisce in un certo senso il concetto di banca stessa, facendola diventare una piattaforma collaborativa e ponendo al centro l’innovazione.

La condivisione dei dati e la possibilità di reperire più informazioni di un cliente consentono infatti l’aggregazione dei contenuti che si traduce nello sviluppo di nuovi modelli di business innovativi. Pensiamo ad esempio al successo che sta riscuotendo oggi il money management, il servizio di approfondimento e gestione della propria situazione finanziaria e di spesa. Sul fronte dei pagamenti ci sarà la possibilità di avviare una transazione senza che il cliente debba necessariamente possedere una carta (di credito, debito o prepagata) e potenzialmente a costi inferiori per i merchant.

Restando invece in un’ottica B2B, l’open banking farà sicuramente emergere un modello di business legato alla fornitura di API as a Service per accedere a dati aggregati e arricchiti, offrendo la possibilità di generare nuovi servizi a valore aggiunto. In questo modo sarà anche possibile creare sinergie con molti dei processi che, in questi anni, le aziende hanno iniziato a digitalizzare.

Fabio Poli è CEO e Presidente di Antreem

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