Nutanix, due esperienze di telelavoro in ambito PA

Le testimonianze del Ministero del Lavoro e di Regione Veneto sulle modalità di gestire la continuità durante le fasi dell’emergenza Covid-19

Autore: Edoardo Bellocchi

Per il digitale hanno fatto più due mesi di Covid-19 che dieci anni di convegni o di policy AgID”: è questa la declinazione tutta italiana della ormai abusata frase di Satya Nadella, che ha notoriamente detto “abbiamo visto due anni di trasformazione digitale in solo due mesi”. Ma non c’è dubbio che la pandemia abbia portato le aziende a rivoluzionare il loro modo di operare e lavorare, sia durante l’emergenza sia nella fase di ripartenza.  

Per comprendere come sia cambiato lo scenario in ambito cloud e quali sono stati i temi affrontati dalle aziende in termini di business continuity per garantire un adeguato supporto al telelavoro, Nutanix ha organizzato a metà giugno un confronto, animato con verve da Alberto Filisetti, Country manager di Nutanix Italia (ritratto nella foto di apertura), al quale ha preso parte per l’azienda anche Matteo Uva, Sales Manager Commercial Business, con le testimonianze di Luca De Pietro, Direttore UO Strategie Ict e Agenda Digitale di Regione Veneto, e di Daniele Lunetta, Dirigente dell’Ufficio Digitalizzazione e Innovazione Tecnologica del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’ora del lavoro agile

Tema di fondo era quello del telelavoro, abilitato dalla VDI, Virtual Desktop Infrastructure, spesso indicato anche come DaaS, Desktop as a Service, che è stato un elemento fondamentale nell’assicurare la continuità del business durante l’emergenza e oltre, almeno per determinate attività: ecco quindi il senso dell’affermazione riportata in apertura di articolo, emersa durante il dibattito.  

È pur vero che “alcuni settori, come il manufacturing, non hanno ovviamente potuto continuare la loro attività durante il lockdown, ma l’ambito dei servizi ha potuto garantire la business continuity, come è il caso della Pubblica Amministrazione”, ha ricordato Alberto Filisetti. In questo si sono rivelati chiave gli strumenti di telelavoro, come appunto la VDI, che è stato tra le prime soluzioni sulle quali ha puntato Nutanix, ed è tuttora ben presente nell’offerta dell’azienda, avendo attraversato tutti i suoi dieci anni di vita.  

Due approcci

Analizzando l’approccio all’emergenza, Filisetti ha fatto notare che “ci sono due modi di affrontarla: chi è rimasto legato a un retaggio degli ultimi vent’anni e non ha ancora saputo introdurre innovazione tecnologica, comprendente anche nuovi processi organizzativi che spesso hanno un impatto maggiore delle tecnologie stesse, è però riuscito a trovare soluzioni per l’emergenza nel cloud pubblico. Ma ci sono anche le aziende che hanno già iniziato a cambiare da tempo, come è il caso dei due esempi di oggi: si tratta di due clienti 'storici' di Nutanix, che nell’emergenza, semplificando molto e riferendosi all'aspetto infrastrutturale, non hanno fatto altro che girare la chiave e partire, e questo è forse il reale significato di fare davvero innovazione”.

Partire in anticipo

Daniele Lunetta, che è responsabile dei Sistemi Informativi al Ministero del Lavoro, racconta l’esperienza di uno dei dicasteri chiave del Governo italiano durante l’emergenza. “Abbiamo potuto limitare la presenza in ufficio anche grazie al fatto che avevamo già iniziato, fin dall’estate 2017 proprio con Nutanix, alcuni progetti per utilizzare un concetto di lavoro sempre più flessibile”, spiega Lunetta, sottolineando che “l’idea allo studio era quella della realizzazione di un ambiente virtuale di lavoro che rendesse possibile operare ovunque, iniziando dai dirigenti di prima e seconda fascia”.  

Luca De Pietro della Regione Veneto racconta che “il lavoro in modalità agile non era una novità, visto che avevamo già 100-110 persone che utilizzavano questa possibilità, ma ci siamo trovati di colpo a doverne abilitare 2700 sulle 3000 totali nell’arco di uno o due giorni”. I

n questo si sono rivelati utili gli investimenti fatti già da un paio d’anni nel potenziamento delle risorse VDI sulla infrastruttura iperconvergente Nutanix, insieme al passaggio degli applicativi sulle infrastrutture remote, anche se “eravamo più pronti sulla parte di data center che sulla dotazione di dispositivi personali di lavoro”, precisa De Pietro.

Il tema culturale

Rimane comunque una constatazione di fondo: uno degli ostacoli maggiori al lavoro agile è tuttora costituito dall’approccio culturale: “le persone non erano pronte, nel senso che non tutte erano in grado di passare da un giorno all’altro alla modalità agile, nonostante le sperimentazioni”, prosegue De Pietro.  

In questo caso, “un’iniziativa molto semplice ci ha aiutato a superare alcuni ostacoli: abbiamo realizzato una newsletter, inviata ogni due giorni, contenente ‘pillole di lavoro agile’, quali le modalità di effettuare una videoconferenza oppure ‘come deviare il numero del fisso sul cellulare’ e ‘come accedere ai file condivisi’. Le newsletter è diventata un poco tempo un punto di riferimento per le persone che si sono trovate a dover lavorare in modalità agile dall’oggi al domani, tenendo anche conto del fatto che l’età media dei dipendenti della Regione Veneto è intorno ai 53 anni”, conclude Luca De Pietro.

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