NoOps: è la risposta alla prossima evoluzione delle operation IT?

Il termine NoOps indica un ambiente IT in cui il ricorso all’automazione e all’aiuto dell’intelligenza artificiale riduce drasticamente il tempo e le persone destinate alle operation. Particolarmente adatto a questo scenario di crisi, NoOps è anche cruciale per migliorare le operation IT nel lungo periodo. E' l'alternativa a DevOps? Ne parla Michael Allen, VP & Cto Emea, Dynatrace

Autore: Redazione ImpresaCity

Oggi i clienti si aspettano un flusso costante di ‘nuove’ applicazioni ed esperienze di servizi digitali, per questo le aziende nel mondo si stanno trasformando in società software al fine di soddisfare queste esigenze. Una tendenza che assume un’importanza ancora più grande ora che il mondo sta affrontando l’attuale crisi, in cui i servizi digitali sono diventati il collegamento principale con il mondo esterno - sia a livello professionale, che come consumatori. “Innovare alla velocità necessaria per soddisfare queste esigenze richiede agilità all’interno delle operation IT e quasi tutte le organizzazioni utilizzano il cloud in qualche modo per raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, la natura dinamica del cloud ha anche portato a un’impennata della complessità, con il 76% dei professionisti IT che ritiene che questo sia il più grande ostacolo alla produttività tra i team operativi,” afferma Michael Allen, VP & CTO Emea, Dynatrace
Michael Allen, VP & CTO EMEA, Dynatrace
II team IT utilizzano un’enorme quantità di tempo a collegare metriche e alert per continuare a essere operativi, in quanto faticano a catturare manualmente tutto ciò che accade nel loro ambiente IT utilizzando i tradizionali approcci di gestione delle prestazioni. Questo incide sul tempo che questi team potrebbero impiegare nello sviluppo e nella fornitura di nuovi servizi a valore aggiunto per l’utente finale. E tutto ciò è ancor più impegnativo nella situazione attuale in cui la maggior parte dei team IT e di business lavora in remoto ed è già sotto pressione. “Un approccio automatizzato alle operation IT, noto come NoOps, offre però un’alternativa interessante per i leader IT, consentendo loro di gestire le operation in modo autonomo, in modo che i team che lavorano da remoto possano sviluppare e implementare nuove funzioni e servizi in modo più rapido e con meno complessità,” dice Allen. 

La strada verso il NoOps
Come spiega Allen, il termine NoOps indica un ambiente IT in cui il ricorso all’automazione e all’aiuto proveniente dall’intelligenza artificiale riduce radicalmente il tempo e le persone destinate alle operation. Sebbene questo sia particolarmente interessante nell’attuale scenario di crisi, poiché riduce la necessità che i dipendenti siano fisicamente presenti, NoOps è anche cruciale per migliorare le operation IT nel lungo periodo. In sostanza, è guidato dall’analisi di ciò che potrebbe potenzialmente andare storto, adottando misure per prevenirlo in modo proattivo attraverso l’automazione. Tuttavia, questo può essere raggiunto solo se le aziende dispongono di una solida toolchain CI/CD con le AIOps completamente integrate nel loro ecosistema. “Con questo approccio, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare e valutare i dati di monitoraggio a un volume e una velocità più elevata di quanto si potrà mai ottenere manualmente. Questo garantisce risposte precise e insight dettagliati sulle prestazioni in tempo reale, creando un flusso di software intelligence che dà senso agli infiniti alert e che può poi essere utilizzato per attivare le risposte automatizzate che sono alla base di NoOps”, chiarisce Allen. 

E’ la fine di DevOps?
“Tuttavia, fare affidamento su automazione e autoriparazione per creare un processo di delivery continuo spinge alcune persone - tra cui Mike Gualtieri, l’analista di Forrester che ha coniato il termine NoOps - a chiedersi se questo significherà la fine di DevOps. La loro tesi è che NoOps elimini la necessità per gli sviluppatori di collaborare con le operation, il che può portare a un declino delle idee che guidano l’innovazione e che aiutano a garantire una user experience fluida. Non sorprende che questa teoria possa portare alla resistenza da parte dei team DevOps ad abbracciare l’approccio NoOps, poiché temono di ritrovarsi senza lavoro”, prosegue Allen.

Evoluzione, non rivoluzione
Contrariamente a quanto affermano i suoi critici, NoOps è ben lungi dall’essere la fine di DevOps e più simile alla sua naturale evoluzione. Con DevOps, i team operativi applicano practice di sviluppo come il controllo delle versioni, scripting e automazione per affrontare potenziali problemi di prestazioni. “Con NoOps, è come se si facesse il contrario, poiché gli sviluppatori iniziano a pensare come team operativi. Il risultato è che i team operativi possono collaborare con gli sviluppatori verso l’obiettivo comune di promuovere l’innovazione per il business e i suoi utenti finali. I team di DevOps non si ritroveranno quindi più a lavorare a metà servizio con l’obiettivo di creare nuovi servizi, mentre l’altra metà del loro team è impegnata a garantire la continuità dei sistemi”, chiarisce Allen.
“Per le organizzazioni che raggiungono il NoOps, sarà la più grande trasformazione dei processi di software delivery dall’emergere di DevOps. Inizieremo a vedere DevOps evolversi per allinearsi alle esigenze del business moderno, mentre le organizzazioni iniziano il loro percorso verso operazioni cloud autonome. Questo si adatta molto di più al contesto attuale, in cui team IT già sotto pressione devono raggiungere un ritmo più rapido di innovazione, dal momento che i problemi vengono risolti automaticamente nella fase di sviluppo, accelerando la delivery di nuove esperienze software per il business e i loro clienti".

In difesa di NoOps
Sebbene le organizzazioni possano riconoscere i vantaggi che NoOps può apportare, può essere comunque difficile per loro coinvolgere i team DevOps. Tuttavia, avere il pieno supporto e impegno da parte di coloro che saranno coinvolti nel passaggio a NoOps è cruciale per il successo in quanto richiede una trasformazione fondamentale nel modo in cui i team pensano e operano. “Dare ai team DevOps un’idea più concreta di come trarranno vantaggio da NoOps può dissipare i timori che non ci sarà più bisogno di collaborazione tra sviluppatori e operation”, afferma Allen.
Il suggerimento per le aziende è di intraprendere un percorso di formazione per garantire che i team sappiano chiaramente come evolveranno i loro ruoli, farli sentire a proprio agio con gli strumenti che saranno a loro disposizione e appagati di lavorare con un obiettivo comune. Per gli sviluppatori, implica informarli di come NoOps può rimuovere i colli di bottiglia, perché non dovranno perdere tempo in un ciclo di debug per capire dove le cose sono andate male con il loro codice. Per i team operation, i leader IT dovrebbero evidenziare come NoOps può aiutarli a elevare il loro ruolo all’interno dell’organizzazione e assumere una funzione più attiva nel guidare l’innovazione. I team operation non dovranno più dedicare tempo ad attività che semplicemente continuano a far funzionare le cose senza che portino molti progressi, per concentrarsi su attività a valore aggiunto, come una continua delivery e innovazione.

Raccogliere i frutti di NoOps
Poiché la scalabilità e la complessità del cloud continuano a crescere e anche le organizzazioni sono impegnate a superare questa situazione senza precedenti che l’attuale crisi ha generato, le aziende devono trovare un modo per aiutare i loro team DevOps per dare un senso al loro ambiente IT e NoOps è la chiave per tutto ciò: “Chi lo implementerà con successo sarà in grado di potenziare l’innovazione e fornire agli utenti finali nuovi servizi di alta qualità in modo sempre più rapido”, conclude Allen.

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