Semiconduttori, un futuro info-industriale

Semiconduttori, un futuro info-industriale

La discontinuità che si sta verificando sul mercato favorisce la competizione su un terreno trasversale: quello dell’IoT

di: Piemme del 05/12/2016 11:05

Technology
 
Vedere l’IT dalla parte delle radici. Per comprendere cosa, come e perché il mondo appare e si configura in un certo modo è sempre bene assumere prospettive inedite: il lato nascosto, meno appariscente, può essere rivelatore di quel che succede in superficie. E in tecnologia e nell’informatica le radici sono il silicio, il mondo dei semiconduttori, nelle sue differenti personalità: processori, chip, sensori , controllori, insomma il nucleo di ogni organismo digitale codificato in logica binaria.

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Una dimensione Smart
Quel che accade oggi è del tutto singolare e unico e segna una vera svolta di mercato: da una parte l’intelligenza al silicio si diffonde in oggetti una volta privi di una coscienza digitale, di topo smart x, dove x può identificare un qualsiasi oggetto in grado di inviare dati in merito al proprio stato in una dimensione applicativa che implica una connessione in un network che può essere di tipo locale, vedi NFC o succedanei, piuttosto che geografico; dall’altra la convergenza di interessi di due realtà, quella informatica e quella industriale, nel segno dell’Internet of Things e del mobile computing. L’evoluzione della tecnologia wireless, la disponibilità di dispositivi mobili e la possibilità di rendere smart, intelligenti e connessi, oggetti di ogni ordine e grado così come persone, vedi il crescente progresso della tecnologia wearable, attraverso sensori e chip embedded, con la seguente disponibilità di dati, è la premessa per l’acquisizione di nuovi dati e informazioni. E’ l’Internet delle cose o l’Internet of everything, l’ennesimo salto evolutivo che configura la possibilità di realizzare un’economia digitale che supera di gran lunga i confini della dimensione di rete attuale.

Internet of Things
Cosa contribuisce alla nascita di un mercato IoT? Da una parte la disponibilità di tecnologia di accesso wireless con velocità e larghezza di banda comparabile a quella wireline, dall’altra disponibilità di tecnologie sempre più performanti e miniaturizzate a livello di sensori e chip. E poi, ancora, la possibilità di trattare volumi eterogenei di dati in quella dimensione comunemente definita Big Data. Il tutto in un contesto caratterizzato dal trasferimento di crescenti capacità infrastrutturali di computing in cloud. Cos’è tutto questo se non quello che ormai viene comunemente definito economia digitale, in cui convergono i fondamentali del nuovo conglomerato tecnologico, IoT, Mobile, Big Data, Cloud, elementi indissolubili della nuova frontiera di mercato? Qualcomm, che vanta il più largo market share nei chip utilizzati nel comparto smartphone, nel giro degli ultimi 5 anni è passata da un fatturato di 14 miliardi di dollari a un fatturato di 25 miliardi di dollari.

In questo ultimo periodo è venuta alla ribalta per l’acquisizione di NXP, società olandese quotata al Nasdaq, e player con un significativo market share nella produzione di microcontrollori nel comparto automotive, in quella dimensione tecnologica comunemente definita come smart car. La cifra pagata, 39 miliardi di dollari, lascia ben comprendere quale possa essere il valore di opportunità associato a questa acquisizione, che innalzerà del resto il valore globale di Qualcomm (attuale capitalizzazione di mercato superiore ai 100 miliardi di dollari). L’evoluzione e rapida crescita di Qualcomm - trainata dall’esponenziale affermazione del mercato mobile, e in particolare degli smartphone - ridisegna peraltro i rapporti di forza nell’industria dei semiconduttori. Intel, tanto per fare un esempio, pur vantando una capitalizzazione di mercato di circa 160 miliardi di dollari, ha un rapporto competitivo di gran lunga più attenuato rispetto al passato. Il fatturato di Intel negli ultimi cinque anni è stato, infatti, sostanzialmente stabile e si è mantenuto nell’ordine dei 50 miliardi di dollari.

Discontinuità e diversificazione
Tuttavia l’evoluzione non è lineare. La discontinuità che si sta verificando tra i player che appartengono all’una o all’altra dimensione dell’industria dei semiconduttori, crea competizione su un terreno trasversale: quello dell’IoT. Smartphone, dispositivi mobile, e IoT continueranno ad essere i driver del mercato dei semiconduttori, quanto meno nell’immediato futuro. Complessivamente il fatturato dell’industria globale dei semiconduttori non evidenzia incrementi significativi, tutt’altro. Come evidenziano i dati Gartner, si prevede per il 2016 un giro d’affari globale di 333 miliardi di dollari, in contrazione dello 0,6% rispetto al 2015, anno in cui il valore aveva scontato una flessione superiore al 2%. Si assiste, pertanto, più che a una rinnovata crescita del comparto, a una sua diversa profilazione, con quote di fatturato associate ai rispettivi segmenti che evidenziano alta volatilità e fluttuazione di valore.

Le nuove aree, che possiamo etichettare come
next generation semiconductor industry, non hanno ancora un impatto significativo a livello globale e non compensano sufficientemente la tendenziale contrazione del mercato tradizionale associato al personal computing. Intel, Samsung, Qualcomm, Micron, Texas Insutruments, Toshiba, Broadcom, StMicroelectronics, Infeneon. Le aziende che fanno il mercato del silicio sono alle prese con un cambiamento epocale che porterà a una nuova sostenibilità di fatturato e a diversi rapporti di forza. Le acquisizioni e fusioni saranno un tema centrale all’interno del settore, che vede già oggi una fortissima concentrazione, basti pensare che i primi tre vendor, Intel, Samsung e Qualcomm hanno un fatturato complessivo aggregato che corrisponde a più di un terzo del fatturato complessivo.

Interessi espansionistici porteranno di converso ad acquisizioni in settori a prima vista estranei al core business. Ne è un esempio l’acquisizione (valore 5,5 miliardi di dollari) di
Brocade da parte di Broadcom, produttore asiatico. Quest’ultimo ha però annunciato che manterrà soltanto in essere il business legato alle tecnologie di switching Fibre Channel per la storage area network (San), mentre dismetterà tutta la parte di Ip Networking derivante in larga parte dall’acquisizione di Ruckus Wireless, rilevata da Brocade lo scorso aprile per 1,2 miliardi di dollari.

Infine, momento di grandi cambiamenti anche per
Intel. Nonostante risultati finanziari ancora soddisfacenti, il gigante di Santa Clara ha annunciato una ristrutturazione e un riposizionamento strategico per gli anni a venire. Al taglio di 12.000 dipendenti dall'organico previsto per i prossimi mesi, fa ora eco la decisione di abbandonare i processori Atom per smartphone e tablet. L'amministratore delegato della società, Brian Krzanich, ha di recente indicato 5 priorità per il futuro: il cloud, l'Internet of Things, la rivoluzionaria memoria 3D Xpoint, il 5G e, infine, l'immortale legge di Moore, che ha ispirato i processi di produzione e progettazione dei processori da 50 anni a questa parte. L'esecuzione di questa strategia comporta la necessità per Intel di non disperdere le proprie risorse e da qui deriva la decisione di fermare lo sviluppo dei processori Atom. Questo nonostante gli investimenti sostenuti negli ultimi anni per contrastare soprattutto la concorrenza di Arm. Di conseguenza, non ci sarà un seguito per i processori SoFia, anticipati al Mobile World Congress del 2015, così come per i modelli di tipo SoC (System on a Chip) Broxton, che erano destinati ai futuri telefoni intelligenti e ai tablet.
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