I social network nel mirino del cybercrime

I social network nel mirino del cybercrime

Secondo il recente studio di RSA sono soprattutto Facebook e WhatsApp le piattaforme che risultano essere oggetto di tentativi fraudolenti

di: Redazione del 26/09/2016 16:14

Technology
 
Secondo lo studio realizzato da RSA, divisione di Dell Technologies, “Hiding in Plain Sight – the growth of cybercrime in Social Media - ricerca che ha coinvolto un campione di 220.000 soggetti - le iniziative di Cybercrime si stanno diffondendo rapidamente estendendo ai Social Media. "Il Cybercrime conosce bene e da tempo il mondo dei Social Media, tuttavia è solo nell’ultimo periodo che si nota un salto di qualità", affermano gli autori del report.

Le piattaforme più utilizzate - Facebook, forte della sua forte diffusione globale, rimane in testa alla classifica delle Social Platform più utilizzate per la condivisione di dati sensibili compromessi. "La presenza di hacker e soggetti fraudolenti, iscritti sotto falsa identità e in qualità di offerenti, favorisce il moltiplicarsi esponenziale di gruppi ad-hoc paragonabili a vere e proprie piazze di scambio, il cui accesso è garantito in tempo reale ed indistintamente a chiunque disponga di un account facebook personale. A conferma del largo utilizzo di questa piattaforma, il 60% dei soggetti analizzati dalla ricerca è attivo sia in qualità di offerente sia in qualità di consumatore. WhatsApp si colloca, invece, al secondo posto, grazie alla possibilità offerta dall’applicazione di poter creare gruppi e messaggi broadcast per un numero di partecipanti in costante aumento, protetti dalla neo-introdotta crittografia end-to-end. Twitter invece, nonostante la larga diffusione globale, risulta essere il canale meno utilizzato". 

Trending topic - Il 53% delle attività di Cybercrime e dei dati sensibili condivisi sui Social consiste nel cosiddetto “carding” ovvero lo scambio e compravendita di carte di credito (più precisamente dei loro dati virtuali) ed il loro utilizzo per acquistare beni o servizi, seguito dal 16% da attività di “account takeover” ovvero il trasferimento illegittimo di fondi da conti correnti e account virtuali (PayPal) di ignari titolari. Le attività di malware, ransomware e phishing, invece, seppur ancora sensibilmente diffuse, risultano essere le meno discusse (6 in media%).  

La distribuzione geografica - Dalla ricerca emerge un interessante spaccato che distingue i principali Paesi “fornitori” (attackers) e “vittime” (target) di attività di Cybercrime: nonostante alcuni gruppi operino prevalentemente all’interno del Paese di appartenenza, come accade per il Brasile e - in generale - per i paesi del Sud-America, Stati Uniti e Regno Unito figurano tra i Paesi vittime della maggior parte degli attacchi di Cybercrime globali. Parallelamente, Spagna, alcuni Paesi africani tra cui Algeria, Tunisia e Marocco, oltre che ai principali paesi asiatici (India, Pakistan, Indonesia, Thailandia e Corea del Nord), risultano essere i paesi con il più alto numero di attacchi effettuati. 

Cina e Russia non sono esenti dal fenomeno - Se sul fronte occidentale “libero” è Facebook a guidare la classifica delle piattaforme più utilizzate, seguito dai principali Social Media noti,  al di là della cortina di ferro - nonostante le forti censure attuate dai governi - lo scenario non è incoraggiante: con oltre 1.370.000 milioni di utenti in comune, Russia (circa 650 milioni tra VKontatke e Odnoklassniki) e Cina (circa 829 milioni tra QQ e Baidu-Tieba) figurano tra i Paesi con la più alta percentuale di hackers attivi, raccogliendo più del 55% dei gruppi identificati dalla ricerca.
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