eHealth, la Sanità si riorganizza con l’ICT

eHealth, la Sanità si riorganizza con l’ICT

Quali le soluzioni, i servizi e la tecnologia per facilitare un passaggio a una dimensione digitale?

di: Piero Macrì del 30/06/2016 16:43

Technology
 
In Italia il livello di spesa sanitaria ICT è di gran lunga inferiore a quello di altri Paesi europei. La cifra corrisponde a 22 euro per abitante, molto meno di quanto avviene in Germania (36 euro), in Francia (40) e addirittura in Gran Bretagna (60 euro) che si posiziona allo stesso livello di Paesi di riferimento del Nord Europa quali la Svezia (63 euro di spesa per abitante) e la Danimarca (oltre 70 euro per abitante).

Complessivamente, in Italia il budget ICT corrisponde all’1,2% di tutta la spesa sanitaria pubblica per un valore complessivo di 1,34 miliardi di euro, spesa insufficiente a garantire efficienza e innovazione in uno dei settori più delicati e importanti a livello nazionale. Certo, anche ai livelli di spesa attuale, un’ottimizzazione delle risorse, sia a livello applicativo sia a livello di infrastruttura, potrebbe generare risparmi non trascurabili. Nel dettaglio, secondo l’Osservatorio Sanità del Politecnico di Milano, 930 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie, 320 milioni dalle Regioni, 70 milioni dai 47mila medici di medicina generale e 18 milioni direttamente dal Ministero della Salute.  

Potenziale di trasformazione. Cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario elettronico, assistenza domiciliare e della medicina sul territorio, dematerializzazione dei documenti, soluzioni per la gestione informatizzata dei farmaci, servizi digitali al cittadino, e-procurement, business intelligence a supporto della clinical governance, mobile health, big data e cloud computing. Sono oggi molteplici le leve tecnologiche per promuovere innovazione e sviluppo, razionalizzazione e ottimizzazione nell’ambito del settore sanitario. In ultima analisi tutto contribuisce, quanto meno in linea teorica, a de-materializzare la burocrazia, ma se il processo di digitalizzazione corrisponde a una forma di adattamento alle regole e normative che hanno retto le fila di un sistema fisico-analogico, è inutile illudersi di poter traguardare chissà quali obiettivi. Servirebbe piuttosto che l’apparato normativo pensasse e agisse in digitale adottando una forma mentis organizzativa coerente con un codice unico digitale. Altrimenti il rischio è creare un nuovo mostro, quello della burocrazia digitale.

Attenzione, quindi, il pericolo è sempre in agguato: ci si può illudere di cambiare tutto mentre si è destinati a non cambiare un bel nulla. In un momento di contenimento e riduzione della spesa pubblica l’ICT dovrebbe essere il motore per creare un’organizzazione più efficiente e, nello stesso tempo, assicurare la modernizzazione delle risorse e della strumentazione. Quali le soluzioni, i servizi e la tecnologia che il mondo dell’informatica è in grado di erogare per facilitare un passaggio a una dimensione digitale della Sanità e a un più pervasivo e produttivo utilizzo delle risorse?

Secondo i dati dell’Osservatorio, il principale ambito su cui hanno investito le strutture sanitarie è la Cartella Clinica Elettronica (CCE), con una spesa di 64 milioni di euro (+10% rispetto al 2014), valore che nel 2016 dovrebbe aumentare del 43. Seguono i sistemi di front-end (61 milioni di euro), il disaster recovery e continuità operativa (48 milioni), la gestione amministrativa delle risorse umane (39 milioni) e la gestione informatizzata dei farmaci (26 milioni). Rilevante è anche l'ambito dei sistemi di gestione documentale e di conservazione a norma, per il quale il 58% dei CIO prospetta aumenti nel 2016, a fronte di una spesa attuale di 24 milioni di euro. Nel 2015 è stato dematerializzato il 40% dei referti e il 9% delle cartelle cliniche. Il 16% dei referti è stato consegnata online al cittadino mentre le prenotazioni e i pagamenti effettuati via web sono rispettivamente, il 12% e l’8% del totale.  

Dal dire al fare. La riforma della gestione dell’attività amministrativa ai fini di una riduzione della spesa pubblica - sia in termini di risparmi diretti, sia di risparmi indiretti (tempo ed efficienza) - diventa irrinunciabile, così come irrinunciabile appare il ruolo delle tecnologie come elemento abilitante una nuova produttività all’insegna di un’organizzazione mirata a cogliere le opportunità per migliorare i processi interni e creare un diverso rapporto con i cittadini. Per quanti passi avanti si siano finora compiuti esiste ancora un ampio margine di miglioramento: ad di là di una razionalizzazione delle risorse emerge con forza l'esigenza di una maggiore trasparenza informativa che possa porre l'utente nella condizione di interagire con la Amministrazioni in modo sempre più semplice ed efficace.

Il nodo principale sta nel saldare strategia a operatività. La logica da seguire è quella della iper-semplificazione che deve riuscire a concretizzarsi in una vera execution dei progetti che sono stati definiti in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda Digitale. Per la prima volta esiste una vera linea strategica perché la politica ha dato degli indirizzi forti. Il digitale deve e può trasformare il Paese. Esistono i documenti programmatici e veri e propri indirizzi strategici: dai progetti infrastrutturali – connettività, data center e cloud - alle piattaforme abilitanti preposte alla creazione dei servizi, come pagamenti e fatturazione elettronica.

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