Solo 36% italiani usa servizi pubblici on line, quasi ultimi in Ue

Solo 36% italiani usa servizi pubblici on line, quasi ultimi in Ue

Secondo un rapporto di Confartigianatora gli italiani che svolgono pratiche on line, prevale l’insoddisfazione per la qualità del servizio offerto dalla Pa.

di: Redazione ImpresaCity del 12/05/2015 15:37

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Ridurre tempi e costi della burocrazia con i servizi pubblici on line è ancora una chimera. Sono pochi e insoddisfatti gli italiani che usano la Rete per dialogare con la pubblica amministrazione: soltanto il 36% della popolazione utilizza Internet per interagire con lo Stato. Questa percentuale ci vede al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi Ue dove la media di utilizzatori di Internet per i rapporti con la Pa è del 59%. Peggio di noi fanno la Bulgaria (36%) e la Romania (17%). Sono i risultati di un rapporto di Confartigianato dal titolo “DNA – Digital Network Artigiano”.
Secondo il rapporto di Confartigianato, i servizi on line della Pa sono utilizzati dall’85% delle imprese, una quota inferiore di 3 punti rispetto alla media Europa. Ma il divario con l’Europa aumenta per alcune tipologie di servizi: per le dichiarazioni Iva e contributi in via elettronica gli imprenditori italiani sono il 33% in meno rispetto alla media dell’Ue a 28. L’invio telematico di moduli compilati vede le imprese italiane distanti di 16 punti percentuali dal resto d’Europa. Quanto poi a scaricare moduli dai siti della Pa e offrire beni e servizi il gap con l’Europa è di 4 punti percentuali.
“I ritardi dell’e-gov – sottolinea Marco Nardin, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato – non contribuiscono a migliorare la situazione delle imprese italiane che pagano a caro prezzo le complicazioni della burocrazia italiana: 30.980 milioni l’anno. Soltanto per le 578.947 imprese guidate da giovani si tratta di un costo annuo pari a 2.588 milioni di euro. Ci auguriamo che il Disegno di legge di riforma della Pa venga rapidamente approvato entro l’estate per poter imprimere una svolta anche sul fronte della cittadinanza digitale”.
Le lentezze nella digitalizzazione della Pa si riflettono sul basso utilizzo di Internet per compilare e spedire moduli burocratici: appena il 18% degli italiani ha usato questa modalità per ridurre il tempo in coda agli uffici pubblici. L’Europa ci batte con una media del 33% e peggio di noi fanno la Repubblica Ceca (14%), la Bulgaria (13%), la Romania (6%).
Tra gli italiani che svolgono pratiche on line, prevale l’insoddisfazione per la qualità del servizio offerto dalla Pa. Il 31% di coloro che ha utilizzato Internet per interagire con gli uffici pubblici si dice deluso per 4 motivi: difficoltà di trovare le informazioni, scarsa utilità delle informazioni stesse, difficoltà a comprendere lo stato di avanzamento della pratica, difficoltà nell’utilizzo dei servizi disponibili sul sito web.
Qualche progresso, tra il 2010 e il 2014, è stato compiuto: gli internauti italiani con rapporti on line con la Pa sono aumentati del 4%. Ma restiamo molto distanti dagli sprint compiuti dalla Spagna, dove gli utilizzatori di servizi pubblici on line sono aumentati addirittura del 12%, e dal Regno Unito dove sono cresciuti del 10%.
Anche i giovani, nonostante la loro maggiore propensione all’utilizzo della Rete, frequentano poco gli uffici pubblici on line. Gli under 35 che ottengono informazioni dai siti web della Pa sono il 24,3% dei giovani internauti, quelli che scaricano moduli della Pa sono il 21,1% e si scende drasticamente al 14,1% per i giovani che effettuano pratiche complete come spedire alla Pa moduli compilati.
A livello regionale, la maggiore insoddisfazione si registra in Puglia (38% degli utilizzatori di servizi on line della Pa), seguita dall’Abruzzo (36,9%), Sardegna (34,8%), Molise (34,7%). Le cose vanno meglio in Valle d’Aosta con il 18,6% degli utenti insoddisfatti, Bolzano (20,8%), Trento (24,7%), Liguria (27,9%), Lombardia (28%).
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