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Cresce del 2,5% la spesa ICT degli studi professionali

Avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro. Nel 2016 la spesa informatica degli studi professionali italiani è cresciuta del 2,5% per una cifra di 1,14 miliardi di euro

Autore: Redazione

studio.jpgAvvocati, commercialisti, consulenti del lavoro. Nel 2016 la spesa informatica degli studi professionali italiani è cresciuta del 2,5% per una cifra di 1,14 miliardi di euro. L'investimento in ICT è pari in media a 8.700 euro sia per i commercialisti sia per i consulenti del lavoro, mentre gli studi legali spendono meno, in media 4.600 euro (fonte Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano).

Oltre metà degli studi che ha investito in tecnologia in questi anni giudica significativi i benefici ottenuti (il 33% nota un miglioramento della produttività individuale, il 18% migliore capacità di offrire servizi o ampliare la clientela): una percentuale importante, ma resta un 35% che ritiene ancora modesti o indifferenti questi impatti.

Si investe soprattutto sulla presenza online e sui social network. Il cloud computing è adottato dal 36% degli studi per tutti (nel 16% dei casi) o parte (20%) dei processi lavorativi; il 32% non lo usa, ma è interessato all'adozione, mentre il 25% per ora non ha alcun interesse verso questa tecnologia e il 7% non sa che cosa sia. I principali benefici percepiti da chi utilizza il cloud sono la diminuzione dei rischi (25%) e dei costi (17%), il miglioramento del servizio (16%), l'aumento del tempo a disposizione (16%) e della velocità dei processi (16%), mentre importanti barriere all'adozione restano i timori legati a sicurezza (47%) e privacy (41%) dei dati e alla poca chiarezza sulle responsabilità del fornitore in caso di perdita o violazione dei dati (20%).

Il lavoro in mobilità è ormai prassi diffusa: l'87% degli studi è attrezzato o interessato al lavoro in mobilità, consentendo ai professionisti di collegarsi al gestionale dello studio in qualsiasi momento e luogo. Per i dipendenti la percentuale è del 62%, segnale di buona propensione per modelli di lavoro "più leggeri".

I driver di investimenti futuri sono sito web (38%), gestione elettronica documentale e conservazione digitale a norma (entrambe al 36%), firma grafometrica (33%), portali per la condivisione di documenti e attività (30%). Risultano invece ormai pervasive la firma elettronica, presente nel 91% degli studi professionali, le banche dati digitali (presenti nel 72%), la fatturazione elettronica (55%). Il 40% adotta software per le videochiamate 40% e il 33% l'e-learning. Ancora poco conosciute, infine, le tecnologie per il workflow (Non so che cos'è, risponde il 20% del campione), il CRM (non lo conosce il 18%) e le applicazioni di business intelligence (le ignora il 16%).

"Le tecnologie informatiche stanno supportando lo sviluppo degli studi professionali italiani, che investono sempre di più in ICT anche se non sempre le scelte riflettono le effettive necessità, tanto che i benefici percepiti da alcuni studi sono ancora modesti", afferma Claudio Rorato, Direttore dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale. Di certo, l'adozione di nuovi strumenti tecnologici sta facilitando l'evoluzione di nuovi modelli di organizzativi, per cui si segnala l'importanza degli strumenti di lavoro in mobilità e il cloud, percepito come leva organizzativa prima che tecnologica. Social network e consulenza online crescono e integrano sempre più la proposta dei servizi, mentre gli smart data rappresentano per alcuni una buona realtà, per la maggior parte una grande area di interesse".



Pubblicato il: 20/04/2017

Tag: Secyrity

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