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Mainframe e DevOps, un matrimonio che s’ha da fare

Chris O’Malley, presidente e Ceo di Compuware, spiega perché la piattaforma tecnologica più antica sia ancora d’attualità nel mondo digitalizzato.

Autore: Roberto Bonino

Probabilmente, un’abbondante maggioranza di coloro che lavorano nell’informatica è fermamente convinta che il mainframe sia un retaggio del lontano passato e oggi non debba nemmeno più esistere. Tuttavia, un certo numero di grandi imprese, soprattutto in campo finanziario, telco, commerciale e industriale, continua a farne uso, non ha alcuna intenzione di spostare processi e applicazioni mission-critical e ha avviato processi di modernizzazione.
Come ha sottolineato una recente ricerca di Forrester, l’attuale fase evolutiva improntata alla trasformazione digitale, impone adattamenti difficilmente procrastinabili, tant’è che il 90% delle aziende analizzate ha dichiarato di essere in difficoltà nello sviluppo e nel rilascio di nuove applicazioni, causa lunghi cicli, colli di bottiglia dovuti ai silos interni e requisiti di qualità complessi da rispettare.
La soluzione sta, secondo Compuware, che ha commissionato la citata ricerca, in un processo evolutivo che tenga conto delle caratteristiche ancora oggi uniche dei mainframe, ma li guidi verso una velocità delle fasi di testing e operations simile a quella dei sistemi distribuiti, attraverso l’integrazione della logica DevOps. ImpresaCity ha approfondito questo punto di vista con il presidente e Ceo della società, Chris O’Malley

Su quali elementi poggia la vostra difesa a oltranza del mainframe?
Intanto, l’unico costruttore rimasto, ovvero Ibm, continua a fare profitti in quest’area. Il codice e i dati oggi presenti sui mainframe sono i più preziosi per le aziende che li utilizzano. Le capacità transazionali, di scalabilità, performance e sicurezza non sono eguagliabili. Basti pensare che una società che gestisce carte di credito può elaborare 70mila transazioni al secondo e, in generale. Il volume di transazioni Cics è ancora infinitamente superiore alle ricerche Google, tweet, visualizzazioni YouTube e like su Facebook combinati insieme. Cambiare sarebbe troppo rischioso, costoso e oneroso in termini di tempo. Certamente, nell’era digitale le idee devono rapidamente tradursi in ricadute sui clienti e questo comporta aggiornamenti che adattino la piattaforma alle esigenze di velocità richieste dal business. Le metodologie agili e gli strumenti DevOps forniscono le risposte giuste, ma occorre trasferire queste innovazioni anche nel mondo dei mainframe. Noi Abbiamo acquisito lo scorso anno un’azienda come Ispw per poter offrire ai clienti strumenti utili per automatizzare molte operazioni e ottimizzare le capacità di visualizzazione del codice. 

Ritenete che le realtà dove il mainframe rappresenta il cuore dell’infrastruttura siano pronte ad affrontare i cambiamenti organizzativi e culturali imposte dall’adozione di metodologie agili e strumenti DevOps?
Utilizzare processi agili è anche un modo per imparare e creare veri e propri laboratori dove tradurre le idee nella pratica, potendo fare gli adeguati test ed effettuare correttivi in modo continuativo. Realtà come le banche, impegnate nell’integrazione dei nuovi canali digitali, hanno già capito che devono dotarsi di strumenti di product management per far sì che gli sviluppatori possono dare fondo alle proprie idee e produrre risultati in tempi rapidi. Certamente, bisogna sopportare anche reazioni inizialmente poco inclini al cambiamento, anche perché questa strada innovativa spinge tutte le persone a una maggiore responsabilità. 

Quali sono i limiti più rilevanti ancora da superare per avvicinare mainframe e DevOps?
Tradizionalmente, i team di sviluppo impegnati sul fronte distribuito o su quello della mobility lavorano in silos ancora ben separati da quelli dedicati ai mainframe. Le caratteristiche di questi ultimi possono rappresentare un ostacolo e a questo si aggiunge il problema delle competenze, poiché non si è creata continuità nel tempo sul fronte legacy e gli esperti rimasti sono prossimi alla pensione o ci sono già andati. Un ponte fra i due ambienti è stato gettato, in questi anni, da molti Isv, che per primi hanno adottato processi di sviluppo agili e hanno creato interfacce e funzionalità Windows-like, capacità di visualizzazione di codice e dati, analisi delle performance con i più comuni linguaggi di programmazione e visibilità nelle interazioni spesso complesse fra i programmi su mainframe. Noi di Compuware lo abbiamo capito e lavoriamo con loro per portare i clienti verso l’innovazione, utilizzando la piattaforma che hanno già e che continua a soddisfarli per molti versi. 

Come vi posizionate rispetto ai concorrenti come Ibm e Ca Technologies?
Entrambe non stanno compiendo i passi necessari per far evolvere in mainframe nella direzione che abbiamo fin qui descritto. Noi, invece, abbiamo effettuato una importante trasformazione dei nostri strumenti negli ultimi nove trimestri per allineare meglio i due mondi. La loro offerta è complessa, mentre le evoluzioni attuali vanno in direzione della semplicità d'uso. Inoltre, bisogna accettare che molto oggi deriva dal mondo open source e occorre integrarsi anziché fare concorrenza.  
Pubblicato il: 31/01/2017

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