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CA Technologies, nell’Application Economy il business passa dal software

Il business dipende sempre più dalle applicazioni ma non tutte le aziende sono ancora pronte ad accettare questo paradigma, come emerge da uno studio di Vanson Bourne. Il nuovo Country Leader di Ca Technologies, Michele Lamartina inquadra il fenomeno. Alcune testimonianze di aziende italiane che ne hanno capito il valore.

Autore: Barbara Torresani

Alla sua prima uscita pubblica con la stampa Michele Lamartina, da pochi mesi alla guida della filiale Italia di CA Technologies, declina il concetto di Application Economy, fenomeno che impatta su tutti i mercati verticali, destinato a cambiare il profilo dell’economia moderna: “Stiamo assistendo a un trend dirompente che sta modificando il nostro modo di vivere. L’Application Economy si è sviluppata nel giro di pochi anni fino a diventare una grande forza propulsiva per le imprese. I consumatori interagiscono sempre più con le aziende tramite i dispositivi mobili, smart device arricchiti da nuove applicazioni che diventano hub dell’Internet of Things.”
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Michele Lamartina, Country Leader di Ca Technologies
L’Application Economy ha a che fare con un mondo connesso, mobile, basato su applicazioni dove i consumatori interagiscono con le aziende e sperimentano un’esperienza del brand a cui si rivolgono attraverso il software. La linea temporale tracciata per questo tipo di Economy – abilitata dalla consumerizzazione dell’IT, disponibilità crescente di device, connettività e applicazioni - parte nel 2008 con la creazione dell’app store di Apple; allora le applicazioni disponibili in esso erano circa 500; a 6 anni di distanza se ne contano oltre 1 milione e 200 mila per circa 75 miliardi di download a livello mondiale. “
E' un fenomeno dagli impatti sia economici sia sociali, trasversali sia sui consumatori che hanno accesso a un’ampia gamma di servizi acquistabili a prezzi compatibili e dispongono di una connettività continua, sia sulle aziende che ne hanno compreso il valore per incrementare il fatturato attraverso la generazione di revenue derivanti da nuovi servizi introdotti mediante nuove applicazioni, ma anche per migliorare i servizi di customer care e diventare più efficaci ed efficenti attraverso una rivisitazione dei processi aziendali – HR, sales, marketing,.. - ed estendere le dimensioni dell’ufficio che diventa virtuale. “In questa nuova economia le aziende interagiscono tra loro, si complementano per offrire la miglior customer experience all’utente finale” afferma Lamartina. Ne scaturisce un circolo virtuoso – continua evoluzione dei dispositivi, della connettività e quindi maggior sviluppo di software e applicazioni, che devono essere agili e con una delivery a basso costo.
Un business quello dello sviluppo delle apps del valore di circa 16,5 miliardi di dollari (19% del fatturato mondiale), con una crescita annua del 12%, che riguarda 670 mila posti di lavoro e 406 mila sviluppatori.
Secondo Lamartina chi saprà sfruttare al meglio l’Application Economy, partendo subito, potrà trarne vantaggi enormi.
Un messaggio forte per il mercato italiano, ancora non recepito appieno dalle aziende italiane, in ritardo nel cogliere le opportunità di business di questo fenomeno, come emerge da una ricerca internazionale commissionata proprio da CA Technologies a Vaunson Bourne, dal titolo How to Survive and Thrive in the Application Economy.
Lo studio, condotto su un campione di 1,425 responsabili IT in organizzazioni di grandi dimensioni attive nei settori di servizi finanziari, sanità, industria manifatturiera, telecomunicazioni e media/entertainment in sei Paesi europei (Francia, Germania, Italia – 100 persone, Spagna, Svizzera e Regno Unito) e altri sette Paesi nel mondo, il campione europeo comprendeva 670 soggetti, evidenzia come in Italia solo il 38% del mondo aziendale sta reagendo in in maniera “efficace” o “estremamente efficace” a questo nuovo fenomeno, contro il 52% del campione statunitense.  

Il quadro internazionale
E' Fabio Raho, Solution account Director, South Europe di CA Technologies, a spiegare le principali evidenze della ricerca sia a livello internazionale che italiano. “L’Application Economy è un nuovo modo di fare business, una nuova modalità per indirizzare clienti, mercato e aziende, basata sul fatto che il mondo è sempre più interconnesso. Buona parte delle interazioni avviene tramite software, applicazioni. E queste interazioni diventano punto di partenza dell’esperienza utente nei confronti dell'azienda. Mentre quindi prima c'era un forte riconoscimento tra brand e prodotto oggi questo legame si sta spostando sempre più sull'esperienza di acquisto che l'utente fa nei confronti di un brand. Le applicazioni diventano il modo per fare parlare l’azienda verso il mercato “.
Come detto a livello internazionale circa il 50% delle imprese avverte che il business è sempre più strettamente correlato alle app; tanto che il 44% ha già notato dei contraccolpi significativi sulla propria organizzazione. Di fronte a ciò le aziende rispondo in vari modi: aumentando gli investimenti (+25%), riportando in casa lo sviluppo del software (+11%), acquisendo software house (52% lo ha fatto o lo farà entro l’anno); rilasciando una media di 6 app per i clienti.
Un tema delicato è quello relativo alla velocità nell’identificare le esigenze e rilasciare le applicazioni, coniugato alla sicurezza. Il 94% dei responsabili deve rilasciare app in tempi più brevi. Solo il 15% di loro è pienamente soddisfatto della celerità dell’IT. E per velocizzare la delivery, l’88% ha in progetto di implementare DevOps, una metodologia che coniuga sviluppo e operations per semplificare i processi e attuare in tempi brevi servizi di qualità più elevata. Le aziende che aderiscono a questa metodologia sono più svelte a rispondere alle esigenze del mercato.
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Fabio Raho, Solution account Director, South Europe di CA Technologies
La sicurezza è altrettanto importante per creare nuovi modelli di processo: dopo la protezione contro le violazioni di dati la seconda priorità di security per le imprese è realizzare una migliore customer experience sulla piattaforma mobile; il 30% del campione vede nell’Enterprise Security uno dei presidi fondamentali per la corretta applicazione di DevOps.
Gli ostacoli all’affermazione del fenomeno sono sia di tipo organizzativo, tecnologico e gestionale ma anche legati ad attaggiamenti manageriali. Sono vincoli di: budget (37%) timori legati alla sicurezza delle app (35%), carenza di risorse (27%); scarsa cultura manageriale sul tema (25%); cultura aziendale non adatta a una transizione (24%); difficoltà nel cambiare la strategia societaria (23%).
A livello internazionale, lo studio mostra che le aziende che stanno mettendo efficacemente in pratica nuove strategie (come DevOps) per far fronte alle sfide dell’Application Economy registrano un aumento del fatturato pari al 106%, una crescita degli utili del 68% e un incremento del 50% nel giro d’affari derivante da nuovi prodotti e servizi. 

La vista italiana
“Questo nuovo modo di fare business sta avendo un forte impatto sulle aziende italiane, che attraversano una fase di destabilizzazione, in alcuni casi molto forte”, enfatizza Raho. – E la risposta alle nuove sollecitazioni che arrivano da questa nuova economia non è omogenea. Si nota una frammentarietà nello stato di preparazione e nel volume degli investimenti stanziati. Alcune aziende credono fortemente in questo modello mentre altre procedono a rilento. "La maggior parte delle imprese prevede comunque un’impennata degli investimenti in questa direzione nei prossimi cinque anni”, dice.
Fra i motivi dell’inerzia rilevata fra le aziende italiane si iscrivono vincoli di bilancio (33%), la mancata comprensione dei potenziali benefici da parte della direzione (27%) e la grande difficoltà a cambiare la strategia societaria (25%).
Gli effetti dell’Application Economy sono senza dubbio già percepibili: circa il 44% delle aziende italiane interpellate ha confermato che l’Application Economy sta determinando un effetto dirompente sul loro settore. Il 31% delle imprese intervistate in Italia ne sta già avvertendo i contraccolpi al proprio interno. E’ necessario agire senza indugio. Secondo lo  studio, il 90% delle linee di business italiane intervistate sarebbe soggetto a forti sollecitazioni e richieste di rilascio di nuove applicazioni o servizi in tempi più brevi rispetto al passato, vuoi per contrastare la concorrenza (60%), vuoi per assecondare le crescenti necessità ed aspettative dei clienti (44%). In risposta a queste nuove esigenze, l’84% delle aziende italiane ha in progetto di adottare un approccio DevOpsper velocizzare la realizzazione delle applicazioni. 

I suggerimenti di Ca Technologies
Nello scenario della Application Economy trova spazio CA Technologies con la value proposition. “L’Application Economy sta indirizzando le scelte strategiche delle aziende, per questo è necessario ripensare i modelli tradizionali od orientarsi verso modelli di sviluppo applicativo moderni che tengono conto delle nuove istanze”. Secondo la società il software, come parte integrante del business aziendale, richiede pianifiazione e agilità, per questo “le imprese devono adottare un approccio strategico rispetto all’IT gestendola sulla base di metriche di business, spiega Raho. L’infrastruttura è da considerarsi il principale vantaggio competitivo perché abilita il business, e qualità delle applicazioni ed user experience sono fattori essenziali. Così come la sicurezza deve essere di supporto al business e non limitarsi a proteggerlo: “deve consentire alle aziende di inseguire nuove opportunità e la mobilità deve essere inserita in una strategia aziendale di lungo respiro".
Nodale è il tema dello sviluppo applicativo: DevOps deve diventare la nuova best pratice, una pratica virtuosa, elemento abilitante fondamentale”, conclude Raho. 

[tit:App Economy: una realtà per aziende illuminate]
Se, come visto, molte realtà italiane non stanno cogliendo le opportunità di business offerte dell’Application Economy, ce ne sono alcune, guidate da manager illuminati, che hanno intrapreso questo percorso virtuoso. Come quelle che hanno partecipato alla tavola rotonda organizzata da CA Technologies..
E’ il caso della Rinascente, che, come racconta il Cio Paolo Ciceri, ha avviato una strategia Crm, un percorso di modifica della relazione con il cliente, su cui sta spingendo l’acceleratore. “Oggi che il nostro vero competitor è Internet, stiamo passando da una vendita di prodotto a una vendita di esperienza”. Partendo dalla consapevolezza che il cliente cercava esperienza La Rinascente ha intensificato la relazione con i propri clienti – e oggi si sta avviciando a 100 milioni di interazioni singole con i clienti – tenendo sempre fede a un principio di coerenza. “Abbiamo interpretato lo sviluppo applicativo come qualcosa di coerente agli eventi che abbiamo fortemente rafforzato”.
“Oggi il sistema informativo di Ferrovie dello Stato Italiane lo decidono i nostri clienti, sono loro che influenzano con le loro scelte come sviluppare le nostre app. E’ un fenomeno che ribalta i paradigmi tradizionali. Per esempio, la scelta di portare il sistema informativo in cloud è stata dettata dalla richiesta pressante degli utenti”, afferma Alessandro Musumeci, Group Cio di FSITaliane. Ed oggi l’azienda sta lavorando sullo sviluppo di una serie di applicazioni per sfruttuare al meglio la geocalizzazione sia per offrire servizi migliori nelle stazioni ferroviarie ai clienti, sia per fornire informazioni rispetto al viaggio di ogni singolo viaggiatore. E poi c’è tutta la parte di sviluppo di applicazioni legata ai servizi di mobilità (per es. car sharing).
Le applicazioni giocano un ruolo fondamentale nel progetto Expo 2015, come spiega Guido Arnone, Technology Innovation & Digital Director di Expo 2015. ”Di fatto, Expo 2015 è il primo Expo digitale, evento in cui la maggioranza dei visitatori avrà in mano un dispositivo mobile e lo saprà usare” dichiara. L’organizzazione di Expo lavora con i propri partner su una roadmap digitale per definire i contenuti su Web ma anche su mobile per accompagnare i visitatori nelle fasi pre-evento, evento e post evento – “In questo caso l’Appliction Economy agisce per capire gli interessi dei vistatori e migliorare l’offerta di servizio. Molteplici quindi gli applicativi da sviluppare. Di recente i sul sito sono state introdotte due nuove aree: una relativa a una raccolta di ricette gastronomiche mondiali ed Exponet, che presenta i temi di Expo. Da non dimenticare che Expo è anche un evento fisico e non si esaurisce dopo i sei mesi, ma vuole essere un’esperienza di visita replicabile al fine di permettere alle aziende di mettere a fattor comune i propri servizi per consentire ad altri di sviluppare servizi per fornire un’esperienza di business a 360 gradi”, dice Arnone.
Luca Prina, Direttore Centrale, Marketing e Comunicazione di CheBanca! spiega come in CheBanca! si siano inventati qualcosa di nuovo e innovativo, creando un nuovo modo di fruire della banca, entrando in quel mercato in modo retail e puntando molto sul custmer service che è il vero elemento differenziante. “Il confine tra prodotto e servizio nel nostro settore è molto labile e il brand è tutto. E noi siamo nati per essere innovativi”. Lo testimoniano la piattaforma Internet di contenuti digitali e lo scaffale virtuale e il nuovo portafoglio Wow!, sviluppato in accordo con PayPal, che integra strumenti di pagamanto, fruibile anche da chi non è cliente CheBanca!.
“L’Application Economy rende materialmente possibile ciò che prima era impossibile e cambia non solo il rapporto tra aziende e clienti ma anche molti altri aspetti”, dice Gian Luca Petrelli, Founder & Ceo di BeMyEye, l'innovativo servizio per svolgere, tramite crowdsourcing, attività di store check, mystery shopping e altre osservazioni dal territorio. Grazie a un network di oltre 20.000 Eye (collaboratori occasionali che utilizzano un’apposita app per iPhone), BeMyEye può fornire immagini e dati da ogni località in Italia in pochi giorni e a costi limitati. “Siamo una sorta di Google Analytics del mondo reale”, conclude Petrelli.
Pubblicato il: 19/10/2014

Tag: Cloud

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