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L’efficacia energetica dei data center in salsa europea

In contrapposizione al Pue, molto utilizzato nei paesi anglosassoni, da noi potrebbe diffondersi il nuovo indicatore Dcem.

Autore: Redazione Impresa City

Per controbilanciare l’influenza dell’indice di classificazione Pue (Power Usage Effectiveneess), molto utilizzato soprattutto in Nordamerica, alcune strutture europee hanno lavorato negli ultimi tempi su un nuovo indicatore per la misurazione dell’efficacia energetica dei data center.
Dallo sforzo congiunto di realtà come Cto Alliance, Etsi Isg Oeu e Crip, è scaturito il Dcem (Data Center Energy Management), che utilizza una decina di Kpi per calcolare la classe energetica di un data center, tenendo conto di vari fattori e anche dei limiti legati al protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
Si tratta di una visione contrapposta a quella del Pue, che invece mette in relazione l’energia totale consumata da un data center con quella utilizzata realmente dall’hardware informatico e quella necessaria per altri elementi come i sistemi di raffreddamento o illuminazione.Il lavoro degli enti si è basato anche su test effettuati in una trentina di data center in Europa, classificati in base all’indicatore Dcem. Ne è risultato che i migliori appartengono alle classi B e C, mentre nessuno ha raggiunto la classe A.
La sperimentazione è risultata però parziale, anche perché i responsabili dei data center non hanno mostrato una particolare disponibilità a fornire i propri dati in modo trasparente, pur essendo anonima la pubblicazione dei risultati. Di conseguenza, una nuova modalità di certificazione è ora allo studio e a essa si chiederà di aderire nei prossimi mesi, anche se fin d’ora ogni azienda può utilizzare il Dcem per misurare la classificazione del proprio installato. Maggiori informazioni sono reperibili sui siti Internet degli enti citati.
Pubblicato il: 27/06/2014

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