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I parametri da tenere in considerazione nella scelta di un Data Center aziendale

In questo articolo a firma di Guy Ruddock - VP, Design & Delivery, Colt DCS, i criteri chiave che un'azienda deve tenere in considerazione per avere la certezza di scegliere l'opzione adeguata prima di varare un progetto di data center aziendale.

Autore: Redazione ImpresaCity

La prima volta che un'azienda decide di investire in un data center è inevitabile il confronto tra i vantaggi offerti da una realizzazione cosiddetta “tradizionale” rispetto a quelli ottenibili da un approccio modulare: con la prima opzione si assicura una soluzione altamente personalizzabile, mentre la seconda garantisce configurazioni standardizzate che utilizzano tecniche di produzione moderne. Sebbene un'implementazione tradizionale potrebbe sembrare appropriata in alcuni casi, con sempre maggiore frequenza l'architettura modulare è riconosciuta come la più adatta a soddisfare le esigenze aziendali di flessibilità, efficienza e contenimento dei costi. Quali sono dunque i criteri chiave che un'azienda deve tenere in considerazione per avere la certezza di scegliere l'opzione adeguata prima di varare un progetto di data center?

[tit:Requisiti di spazio e potenza]

Il "white space", ovvero la superficie calpestabile totale necessaria per la struttura, definisce ovviamente, un ventaglio di opzioni per la realizzazione del data centre. Quando lo spazio è contiguo, infatti, le soluzioni modulari - con ambienti aperti fino a 500 m2 combinabili in configurazioni di sale dati multiple - possono soddisfare la maggioranza delle esigenze dei moderni data center. Se si tratta invece di spazi contigui molto estesi, potrebbe essere necessaria la realizzazione di una struttura tradizionale.
In termini di posizione, i data center modulari tendono ad avere ingombri specifici, pertanto è probabile che le implementazioni tradizionali siano più adatte a edifici particolari, caratterizzati da numerosi sostegni interni, accessi ristretti e soffitti bassi. Tuttavia, se è disponibile un open space – anche all'esterno dell'edificio – il data center modulare tende a essere una soluzione migliore considerate le notevoli spese di ristrutturazione edilizia necessarie per le implementazioni tradizionali. La maggior parte dei modelli di data center tradizionali e modulari offre una densità di potenza (potenza per una data superficie) compresa tra 1 e 3 kW/m2.
La vera incognita è come realizzare un data center in grado di soddisfare le esigenze future, che si manifesteranno tra 5 o 10 anni, senza eccedere nelle specifiche iniziali. È, ad esempio, è possibile che un'azienda abbia bisogno di 6 kW per rack nel breve termine, ma che in futuro preveda la necessità di una densità superiore.
Per garantire un'infrastruttura che sia valida anche nel lungo termine sono pertanto necessarie quelle opzioni che possono essere aggiornate senza tempi di inattività. Esse consentono di investire in ciò che è necessario nell'immediato, posticipando l'upgrade in un secondo tempo, quando il business lo richiederà, senza la necessità di realizzare una nuova struttura.

[tit:Progettazione e costruzione]

In generale, è possibile costruire un data center modulare – dal momento dell’ordine alla fornitura - in un periodo che può variare tra i quattro e i sei mesi, mentre una versione tradizionale richiede da un minimo di 9 mesi fino a un massimo di due anni, a seconda del livello di personalizzazione richiesto. L’azienda deve quindi necessariamente orientarsi verso le offerte modulari, se necessita obbligatoriamente della consegna del data center in meno di un anno. Per progetti altamente personalizzati, l'approccio tradizionale potrebbe tuttavia essere l'unica via praticabile, nonostante ciò implichi tempi di fornitura più lunghi e maggiori spese in conto capitale.
L’effettivo ostacolo del data centre tradizionale è rappresentato dalla procedura di gara, che può comportare un allungamento dei tempi e implica generalmente un gruppo decisionale articolato, formato da rappresentanti di varie funzioni aziendali – dalla finanza alla gestione impianti, all'IT fino alla gestione immobiliare.
Nel caso delle realizzazioni tradizionali, il processo consultivo necessario per produrre una specifica – che includa un elenco di potenziali fornitori identificati e un processo di offerta avviato – può richiedere da solo 12 mesi. Le opzioni modulari tendono a offrire soluzioni più complete, consentendo così una riduzione sensibile – o un totale azzeramento - del processo.
Per le implementazioni modulari, il processo di progettazione si limita generalmente a un numero ridotto di possibili variazioni. Ciò significa che l'intero data center, inclusi i componenti meccanici ed elettrici, può essere fornito nell'ambito di una soluzione completa. Supponendo che le opzioni siano state valutate attentamente, il prodotto sarà conforme a tutte le normative e disposizioni applicabili. Rispetto a un'implementazione tradizionale, nel data center modulare, poiché i suoi componenti non sono assemblati in un certo modo per la prima volta, si riduce notevolmente il rischio legato alla progettazione e questo fattore è spesso una discriminante tra le due opzioni. 

[tit:Rischi progettuali e operativi]

Le realizzazioni tradizionali sono tendenzialmente progetti unici e personalizzati, in cui è probabile che si verifichino problemi inaspettati durante la fase di progettazione e costruzione, dati i differenti fornitori che fanno offerte a fronte di una specifica complessa. In questi progetti bisogna mettere in conto alcune centinaia di modifiche che si traducono in ritardi e in un aumento dei costi. Con una struttura modulare, il progetto è semplificato in modo che le complessità vengano affrontate off-site in uno stabilimento, eliminando così costose modifiche. Poiché gli approcci modulari implicano generalmente un progetto comprovato e ripetibile, con garanzie a livello di fornitura e qualità, il vertiginoso aumento dei costi è solo un ricordo del passato. I rischi operativi hanno implicazioni sui costi in termini di tempi di inattività e ricadono in due diverse categorie. La prima riguarda la gestione della struttura: un progetto comprovato e ripetibile, con manuali operativi testati e collaudati, comporterà, ad esempio, un rischio minore rispetto a progetti unici. La seconda categoria è legata al rischio progettuale. Infatti, la fase finale dell'implementazione di un data center, conosciuta come "commissioning", può durare settimane o mesi. È dimostrato che una progettazione comprovata e ripetibile comporta meno inconvenienti, un processo di commissioning più rapido e una consegna facilitata. Pertanto, il miglior modo per garantire un rischio progettuale ridotto è realizzare la medesima soluzione diverse volte, testarla in maniera molteplice e modificare il progetto per garantirne la conformità.
Tutto ciò non è possibile con un'implementazione tradizionale mentre invece si rivela essere una caratteristica intrinseca della soluzione modulare. In altre parole, ogni proprietario di data centre beneficia di tutte le implementazioni che hanno preceduto quella corrente.

[tit:I costi diretti e indiretti]

In genere, nelle implementazioni di data centre tradizionali, l'investimento iniziale è cospicuo e ha specifiche superiori alle esigenze. Rientra nella normalità avere un esborso fino al 40% delle spese in conto capitale finale, per disporre di appena il 10% della capacità complessiva – e questo anche due anni prima che il data center sia operativo e si inizi a realizzare un ritorno economico.
I data center modulari sono, invece, soluzioni scalabili e questo significa che l'investimento iniziale rappresenta solo il 15% dei costi di progetto complessivi e che il ritorno economico inizia dopo soli 4 mesi.
A causa dell'uso intensivo di risorse, i consumi di acqua ed energia di un data center nell'arco del suo ciclo di vita, sono un altro fattore importante da valutare in quanto si riflette sul costo totale di proprietà (TCO). Fornire una struttura altamente efficiente può tradursi in un notevole ritorno economico nell'arco della vita utile di un data center.
L'indice PUE (Power Usage Effectiveness) è lo standard di settore utilizzato per misurare l'efficienza di un data center.
Tanto più è vicino a 1, maggiore è l'efficienza dell'infrastruttura. Ad esempio, un PUE di 1,2 rispetto a un PUE di 1,6 per una tipica sala dati di 500 m2 può comportare un risparmio di oltre 3,5 milioni di euro sui costi energetici nell’arco di dieci anni. A un'alta efficienza energetica può tuttavia corrispondere una bassa efficienza in termini di consumi di acqua, pertanto, è necessario calibrare la soluzione in modo che raggiunga il necessario equilibrio.
Infine, al termine della vita utile del data centre e dopo che sono stati effettuati tutti i possibili cicli di aggiornamento, la struttura obsoleta deve essere rottamata.
Nel caso di un data center tradizionale, la risorsa diventa passiva e il sito deve essere svuotato per la sua destinazione successiva. Con un'implementazione modulare, invece, i componenti possono essere facilmente rimossi, lasciando la struttura pressoché intatta; inoltre, potrebbero esserci materiali riutilizzabili, che riciclati, sono in grado di generare un ulteriore valore.
Guy Ruddock - VP, Design & Delivery, Colt DCS
Pubblicato il: 12/09/2013

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