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Oltre 300 mila i lavoratori in smart working

In base ai dati pubblicati dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, a oggi risultano attivi in Italia 305.000 smart worker ovvero l’8% sul totale complessivo dei lavoratori

Autore: Redazione

A giugno dell’anno scorso è entrata in vigore la legge che regola losmart working”, o “lavoro agile” in base alla quale il dipendente svolge il proprio lavoro in parte in azienda e in parte all’esterno di essa, presso la propria abitazione o in altri luoghi da lui prescelti o concordati col datore di lavoro. Un’iniziativa che il Governo ha avviato per incrementare la competitività e per agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Quale la situazione attuale? In base ai dati pubblicati dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, a oggi risultano attivi in Italia 305.000 smart worker ovvero l’8% sul totale complessivo dei lavoratori. Il fenomeno tocca per ora principalmente il settore privato e in particolare la grande impresa (il 36% afferma di avere già lanciato progetti strutturati) mentre nelle PMI appare ancora un fenomeno emergente (solo Il 7% dichiara di avere iniziative strutturate)

Secondo l’indagine, rispetto alla media dei lavoratori gli smart worker sono più soddisfatti del proprio lavoro: soltanto l’1% si ritiene insoddisfatto nel complesso (contro il 17% degli altri lavoratori), il 50% è pienamente soddisfatto delle modalità di organizzare il proprio lavoro (22% per gli altri), il 34% ha un buon rapporto con i colleghi e con il capo (16% per gli altri).

Miglioramento della produttività, riduzione dell’assenteismo e abbattimento dei costi per gli spazi fisici sono i principali benefici che sono stati riscontraati dall’introduzione dello Smart Working nelle aziende. L’Osservatorio stima l’incremento di produttività per un lavoratore derivante dall’adozione di un modello “maturo” di Smart Working nell’ordine del 15%.
Pubblicato il: 11/10/2017

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