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Red Hat: l’apertura è un fattore di successo

Forte di risultati tuttora in crescita, l’alfiere del mondo Linux punta sulle aziende che scelgono modelli di innovazione e le supporta con un’offerta tutta open standard.

Autore: Roberto Bonino

Un tempo c’era chi pensava che Linux, per le proprie caratteristiche di sistema operativo aperto e persino, in buona parte, gratuito, non avrebbe generato business. Oggi Red Hat può farsi due risate su questa convinzione, forte del fatto di essere la prima azienda a modello tutto open source ad aver superato il miliardi di dollari di fatturato (1,33 miliardi nell’anno fiscale 2013, con una crescita del 17%, per la precisione).
redhat-anguilletti-.jpgCerto, i tempi sono difficili per tutti ed è meglio non nascondersi la realtà: “Le aziende si trovano a dove convivere con esigenze di innovazione, maggior intelligenza, ma anche riduzione dei cost – ha spiegato Gianni Anguilletti, country manager di Red Hat Italia -. Le scelte si fanno sempre più sui modelli e non sulle tecnologie pure e semplici”. Ovviamente, per il vendor la miglior opzione è quella della totale apertura, di ambiente, dati e Api. Per raggiungere i risultati sopradescritti, non basta lavorare solo su una parte dell’infrastruttura ed è per questo che nel tempo Red Hat ha integrato soluzioni che oggi la portano a offrire uno stack che va dall’Os alla virtualizzazione, dal middleware al cloud nelle sue varie declinazioni.
D’altra parte, quali sono oggi le società che fanno maggiormente parlare di sé? Quelle che hanno costruito la loro fortuna sul Web, come Google, Facebook o Paypal: “Sono tutte realtà che non solo utilizzano tecnologie open source, ma dipendono da questa scelta”, ha commentato Anguilletti. Pur senza arrivare a questi livelli, anche le molte realtà italiane che utilizzano le soluzioni di Red Hat hanno ritenuto più vantaggioso optare per un’infrastruttura flessibile e aperta. La lista è lunga e spazia in differenti settori, con nomi come Fineco, Inail, Intesa SanPaolo, Poste Italiane. Mts Borsa Italiana, Banco Popolare, Granarolo e Iwbank, fra gli altri.
Un concetto di open model dee necessariamente comprendere, per definizione, la compartecipazione di vari attori. Red Hat, infatti, supporta anche tecnologie di altri vendor e collabora con la vasta comunità degli sviluppatori e degli utenti. La varietà s replica anche la livello commerciale, tant’è che la rete di partner (Oem, Var, alleati tecnologici) è piuttosto estesa e l’obiettivo dichiarato dell’azienda è tendere a un modello al 100% indiretto.
In questo contesto si inseriscono importanti cambiamenti strategici, come il supporto divenuto totale a OpenStack. Non molto tempo fa, Red Hat non vedeva di buon occhio di progetto cloud open source, mentre oggi può esserne considerata il maggior contribuente. Ormai, attraverso questa piattaforma passa tutta l’offerta cloud della società, incluse le proposte per i clienti enterprise impegnati nella costruzione di nuvole private e quelle rivolte ai service provider più impegnati sul fronte pubblico. Persino il prodotto-bandiera, ovvero Red Hat Enterprise Linux avrà una versione OpenStack (basata su Grizzly), che sarà probabilmente disponibile in luglio, dopo aver iniziato a distribuire la preview già lo scorso anno.
Pubblicato il: 13/05/2013

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