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NetApp, l’IT deve essere più agile per tenere il passo del business

Per diventare motore per il business le infrastrutture IT devono diventare più agili e flessibili. I risultati di un’indagine pan-europea condotta da Vanson Bourne.

Autore: Barbara Torresani

La scorsa estate NetApp ha presentato l’Agile Data Infrastructure, un’iniziativa su cui la società sta riponenendo forti aspettative, che sposa l’’idea di un’infrastruttura che fa dell’agilità la propria caratteristica distintiva. Un’agilità che diventa un imperativo per il business così come per l’IT, quest’ultima oggi ancora costituita da infrastrutture troppo rigide, non al passo con i cambiamenti in atto, incapaci di supportare al meglio i processi decisionali moderni.
“Oggi siamo a un punto di rottura. L’IT deve guardare al futuro puntando sull’innovazione, sui nuovi paradigmi come il cloud computing, allineandosi sempre più al business”, ha affermato Dario Regazzoni, Direttore Tecnico di NetApp Italia, nel presentare una ricerca pan-europea nel corso di un recente evento milanese.
nettapp-l-it-deve-essre-pi-agile-1.jpgCondotta lo scorso novembre dalla società di analisi Vanson Bourne su un campione di 1.400 C-level di aziende con più di 250 dipendenti appartenenti a differenti settori merceologici (pubblici e privati) in 9 Paesi europei, tra cui l’Italia (200 C-level), la ricerca si è posta l’obiettivo comprendere come le aziende utilizzino le informazioni nel proprio processo decisionale e di vedere come evolve il ruolo fondamentale delle infrastrutture IT nel supportare i continui e rapidi cambiamenti del business.
Nella fotografia scattata le infrastrutture IT attuali non ne escono così bene: sono ancora poche, infatti, le infrastrutture aziendali che hanno fatto proprio il concetto di agilità.
Se da una parte, infatti, emerge in modo evidente quanto oggi sia sempre più importante che i processi decisionali debbano essere molto veloci (il 77% in Europa e il 75% in Italia) per contro si nota che, di fronte a tali necessità, occorrono ancora giorni e settimane (80%) per reperire i dati cercati per prendere le corrette decisioni per il business. Sono solo un esiguo 10% gli ambienti che possono definirsi agili. Di questo 10%, il 22% sono inglesi, seguiti dagli italiani al 17%.
Interrogati sull’importanza dei dati nel processo decisionale, il 63% dei decision maker interpellati sostengono che i dati rivestono un ruolo cruciale o molto importante; solo il 3% del campione ritiene che i dati non siano importanti per prendere decisioni strategiche, ma che conti più l’istinto verso il business.  Nonostante ciò, essendo il processo di accesso al dato poco efficace e semplice solo il 19% del campione non prende decisioni senza avere prima consultato i dati. Nel 57% dei casi le decisioni vengono invece prese sempre o spesso senza consultare dati e informazioni disponibili.
Anche se solo un esiguo 11% non pensa di avere all’interno della propria organizzazione dati sufficienti per predere decisioni di business, gli executive non ricorrono a tale pratica proprio per le difficoltà di accesso ai dati, i tempi lunghi e l’incapacità nel trovare i dati giusti.
[tit:Migliorare la gestione dei dati]
Alla base dell’inefficienza vi sta spesso una non corretta gestione del dato
. La gran parte dei dati infatti non è gestita in maniera opportuna. In Italia solo lo un 1/5 degli executive ritiene che l’IT sia in grado di supportare le decisioni. 
E sono soprattutto i problemi infrastrutturali a limitare il processo decisionale e la buona la riuscita del business: la complessità dei dati archiviati nell’infrastruttura IT, per il 54% a livello europeo (44% in Italia); il grande volume dei dati archiviati, il 46% in Europa (36% in Italia); business unit che in autonomia utilizzano servizi al di fuori dell’infrastruttura IT esistente (per esempio il cloud), 33% in Europa (34% in Italia); problemi di privacy dei dati, il 33% in Europa (22% in Italia).
Sebbene queste barriere siano note, le imprese italiane sono lente nel reagire e nel guidare il cambiamento necessario: il 23% degli intervistati in Italia indica di aver rivisto significativamente nel corso degli ultimi tre anni la propria infrastruttura di dati, mentre il 54% ha apportato solo leggere modifiche. Inoltre, solo il 17%, in media, ha accesso immediato ai dati di cui ha bisogno per prendere decisioni mission e business critical. In Italia, le conseguenze sul business dovute a queste carenze infrastrutturali vanno da mancati ricavi (34%), la possibile perdita di nuovi clienti (36%) e la perdita di clienti esistenti  (24%), ma anche la perdita di competitività (31%). In linea con questi risultati, il 79% degli intervistati italiani si lamenta della propria infrastruttura IT che manca dell’agilità e reattività necessaria al business aziendale e sta valutando o ha già investito in nuove tecnologie come il cloud (50%), nella possibilità di accedere ai dati in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo (53%) in soluzioni di data mining (41%) o nel rinnovo delle infrastrutture (38%).
Ma cosa viene percepito come utile in azienda? Il fatto di poter accedere ai dati in modalità ubique e mobile più che in modo raffinato. Come dire...basta che il dato sia disponibile.
I problemi infrastrutturali limitano il processo decisionale. La complessità delle infrastrutture IT e il volume di dati sono il problema critico. In molte realtà è diventato difficile anche solo fare il backup. A livello business ci si trova davanti a un bivio: o si utilizzano i dati in modo efficace o si viene travolti da essi creando incoerenza all'interno dei processi aziendali”, sottolinea Regazzoni.
NetApp cerca di coniugare gli imperativi di business di efficienza  e quelli IT di flessibilità ed effiacia attraverso l’Agile Data Infrastructure, un’infrastruttura di gestione dei dati agile.
"L’agilità oggi è il nostro motto, che si esprime attraverso il paradigma dell’'as a service', del cloud computing che sia privato, ibrido o pubblico. E’ la strada per liberare le infrastrutture della complessità, basandosi su un’architettura a  strati in cui le applicazioni possibilmente virtualizzate e semplificate possano fruire dell’infrastruttura storage su cui poggiano i dati in maniera semplice, dinamica quanto il business”.
Come spiega Regazzoni, gestire in modo agile i dati, significa gestire il ciclo di vita del business più che del dato, soddisfando le richieste degli utenti. “L’idea è quella di svincolare l’accesso al dato dal dato stesso”.
L’infrastruttura storage di NetApp così concepita è intelligente, immortale e infinita.
Tra le ultime novità societarie che sostanziano la strategia societaria vi sono: una nuova piattaforma midrange più veloce e capacitiva;  le evoluzioni della tecnologia Flash – “In questo momento ne parlano tutti ma NetApp la utilizza sui controller dei propri sistemi da almeno cinque anni”- verso l’ambito storage e all’interno di server (in questo caso attraverso partnership). E poi c’è il fenomeno del Big Data, che assume sempre più importanza ed è indirizzato da NetApp con la piattaforma E-Series, molto performante e capacitiva.
Pubblicato il: 23/11/2012

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