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Emc, aziende europee indietro su backup e disaster recovery

Tre aziende europee su quattro potrebbero non essere in grado di riprendersi da un disastro. Ancora molte infatti le lacune nell'infrastruttura di backup e recovery. Lo rivela una ricerca europea commissionata da Emc a Vanson Bourne. Commenta i dati salienti Marco Rocco, Regional Sales Director Backup & Recovery Systems della società.

Autore: Barbara Torresani

Gli scenari futuri per il backup & recovery soprattutto in termini di disaster recovery si prospettano interessanti per vendor quali Emc, che di questa materia ha fatto una focalizzazione principale, tanto da creare una business unit interna all'azienda; ma le aziende devono fare ancora parecchia strada in questa direzione.
Se è vero infatti che la tecnologia di deduplica e la nuova generazione di soluzioni backup & recovery stanno entrando nelle pieghe di molte aziende alle prese con un processo di trasformazione del loro modo di fare backup dei dati è anche vero che le aziende non sempre fanno i corretti investimenti al fine di garantire che i loro dati e le applicazioni siano protetti, disponibili e sicuri  in situazione impreviste di recovery. Situazioni che non sono così eccezionali e straordinarie perché causate da calamità naturali quali innondazioni, incendi e terremoti ma molto più frequenti e quasi all'ordine del giorno proprio perché strettamente legate alle attività di routine quotidiane delle aziende.
Sono alcune evidenze che emergono da una ricerca commissionata da Emc alla società di ricerca indipendente Vanson Bourne che ha analizzato lo stato dell'arte in Europa del backup e disaster recovery al fine di capire quanto le aziende sono pronte in caso perdita dei dati o interruzione di sistema. La spiega Marco Rocco, Regional Sales Director Backup & Recovery Systems della società in Italia.
emc-aziende-europee-indietro-su-backup-e-disaster--1.jpgLa ricerca ha preso in esame 1.750 aziende (ha intervistato IT decision maker), un panel variegato sia a livello dimensionale (organizzazioni con un numero di dipendenti dai 250 ai 3.000) sia a livello settoriale di sette paesi europei - Francia, Germania, Italia, Benelux, Uk, Spagna e Russia.
In prima istanza la ricerca svela che ancora molte aziende perdono i dati aziendali e, di conseguenza, ingenti somme per recuperarli. Il 74% delle aziende europee non crede di poter ripristinare completamente i propri sistemi o i dati, il 54% delle organizzazioni ha sperimentato perdite di dati o subìto interruzioni di sistema nel corso degli ultimi 12 mesi e il 29% ha subìto danni fisici ed economici.
A mettere più in pericolo la continuità del business non sono le calamità naturali, come si è portati a credere, ma i problemi IT che causano interruzioni di sistema. Le tre principali cause, infatti, sono dovute a problemi a livello hardware (61%), interruzioni di alimentazione (42%) e problemi a livello software (35%). Seguono poi: corruzione dei dati (25%); perdita di potenza di backup (21%), errore umano (16%); errore del service provider 14%; sicurezza fisica 10%, sabotaggio da parte dei dipendenti 8%, e, solo in ultimo, disastro naturale 7%.
Indipendentemente dalla causa, il 44% delle aziende ha rivisto e modificato le procedure di backup e recovery a seguito di un incidente. Inoltre, sempre a seguito di un disastro, il 27% delle aziende ha aumentato la spesa in backup e recovery.
Quali i principali impatti sul business causati dalle interruzioni del sistema?
Sono tre le principali tipologie di impatto sul business segnalate dallo studio: perdita di produttività dei dipendenti (43%); perdita di profitti (28%); ritardi nello sviluppo di prodotti (27%).
Le interruzioni di sistema per le aziende intervistate sono risultate essere mediamente di due giorni lavorativi persi, pari a 28.391 ore lavoro per un'azienda con circa 2.000 dipendenti.  A livello economico la ricerca ha rilevato che le aziende stanno spendendo, in media, il 10% dei loro budget IT in attività di backup e ripristino, e il 29% delle aziende non crede di spendere abbastanza. 

[tit:Occorre una strategia]
Questi e altri dati della ricerca inducono a dire ancora una volta che backup e recovery devono essere considerati elementi fondamentali del business. Occorre muoversi in modo strategico e non tattico in questa direzione, pianificando gli eventi, anche quelli ordinari e e investendo in un ripristino sicuro e rapido.
In Europa, il 49% delle aziende sono obbligate da policy assicurative o normative (per es. Basilea 2)  ad avere un piano di disaster recovery. Tuttavia, con il giusto approccio al backup e al disaster recovery, le aziende possono anche ottenere un risparmio dei costi dalle compagnie assicurative. A oltre un quarto delle aziende intervistate sono stati offerti premi assicurativi ridotti sulla base dei loro sistemi IT di backup e sulla strategia di disaster recovery.
E l'evoluzione tecnologica traguarda la sostituzione del nastro. Se infatti la ricerca evidenzia che il 40% delle aziende è ancora affezionata al nastro, la maggioranza del campione invece desidera sostituirlo. Quattro aziende su cinque guardano ad alternative al nastro soprattutto per motivi di costi e tempi.
Nelle attività di backup e recovery su nastro infatti il costo annuale medio stimato è risultato di 74.000 Euro fra trasporto, archiviazione, test e sostituzione dei nastri. Invece in media si spendono invece 20 mila Euro l'anno sono per il refrash del nastro, che è vivo e risente di agenti atmosferici. Nei casi in cui il nastro è utilizzato a scopo di disaster recovery, il 10% delle aziende ha un dipendente che porta a casa una copia dei nastri di backup. Il 28% delle aziende cambia il nastro ogni mese.
In generale, l'80% delle aziende che utilizzano il nastro sta cercando di sostituirlo con i più moderni dischi soprattutto per tre motivi principali: velocità di ripristino 39%; backup più rapidi 33%; garanzie di durata: 26%.
Il quadro italiano appare abbastanza allineato a quello della media europea, con solo qualche eccezione.
L'Italia è il paese dove la spesa IT per il backup e recovery è risultata essere più elevata con un valore del 12% rispetto alla media Emea del 10,5%. Questo si traduce in una spesa media di circa 103 milioni all'anno in IT da parte delle aziende (11.97 milioni in backup e recovery).
Il 48% delle aziende italiane ha modificato le procedure di backup/disaster recovery dei sistemi IT dopo un'interruzione di sistema (la media europea è del 40%)C'è una forte spinta verso la sostituzione del nastro: il 90%  delle aziende italiane vuole passare dal backup su nastro al backup su disco.
"Oggi vi sono le condizioni per muoversi con un approccio di nuova generazione al backup. La fase di ‘early adoption' è ormai superata. Siamo in una fase di maturità. I vendor si sono attrezzati con offerte moderne di infrastrutture di backup e recovery, in grado di assorbire la crescita dei dati e di indirizzare la scalabilità con tecnologie di deduplica" afferma Marco Rocco.
La nuova generazione di tecnologie di backup e recovery per disaster recovery e la tecnologia di deduplica quindi sono ormai entrate nell'accettazione della maggioranza delle aziende. "Sono architetture  che trasformano il modo di fare backup: sicure, affidabili, disponibili in tempi molto brevi, accessibili e ristinabili. Si sta aprendo un nuovo scenario per aziende che non hanno mai fatto backup ma anche per quelle che lo fanno già e trovano una valida alternativa per almeno un subset di dati. E anche per Emc si aprono nuove opportunità legate al backup e recovery non in termini di protezione logica ma di disaster recovery. E la deduplica permette a molte aziende di implementare tecniche di disaser recovery anche embrionali" conclude Marco Rocco.
Sul fronte prodotti l'offerta societaria è ricca e articolata. A settembre sono stati annunciati nuovi prodotti entry level per indirizzare meglio la fascia più bassa, con possibilità di fare non solo backup ma ache disastere recovery ed è stato annunciato un software per il collegamento a sistemi AS/400.
Infine, un accenno alla frontiera cloud, con il backup as a service. "Siamo interessati a sviluppare partnership con service provider -  una in corso è quella con Engineering, ma anche con le Telco per proporre servizi di disaster recovery nel cloud".  
Pubblicato il: 21/12/2011

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