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Nextvalue, il cloud è una realtà e porta verso l'economia dei servizi

Il 61% delle grandi aziende italiane crede nel Cloud Computing. Lo dice la terza edizione del Cloud Computing Report, la ricerca NextValue condotta su un panel di 300 Cio di grandi aziende italiane per fotografare lo stato dell'arte del Cloud Computing in Italia e analizzarne i principali trend, con una vista sull'Europa grazie alla ricerca europea condotta da CioNet su un campione di 200 Cio europei.

Autore: Barbara Torresani

Il Cloud Computing diventa sempre più strategico per le aziende italiane; lo testimonia il fatto che oggi il 61% dei Cio italiani credono in questo paradigma; un anno fa tale percentuale era del 41% e solo due anni fa si attestava al 12%. Un bel salto in avanti, che denota  la crescente consapevolezza del valore strategico di questo nuovo paradigma da parte delle grandi realtà italiane.E' questo uno dei dati più significativi che emerge dal Cloud Computing Report 2011, la ricerca condotta da NextValue, che da tre anni a questa parte intervista direttamente un panel significativo di Cio di grandi aziende italiane (quest'anno 300), appartenenti a tutti i settori merceologici  (eccezion fatta per la PA che poca si presta a queste survey) sul tema del Cloud Computing, con l'obiettivo di fare il punto sullo sviluppo di tale paradigma in Italia, analizzare le principali tendenze e metterlo a confronto con gli altri paesi europei, di cui sono stati intervistati 200 Cio, avvalendosi della struttura CioNet, il business network internazionale dei Cio e direttori IT di Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia, Norvegia, Olanda e Spagna.
nextvalue-il-cloud-e-una-realta-e-porta-verso-l-ec-1.jpgAlfredo Gatti, managing Partner di NextValue commenta a caldo i risultati della ricerca, prima di spiegarli nel dettaglio: "Il Cloud Computing è qui, sta trasformando il modo in cui le imprese accedono alle informazioni, condividono i contenuti e interagiscono con i clienti; è un paradigma che cambia gli ‘economics' del sistema e permette alle imprese di adattare in tempo reale il proprio modello di business alle condizioni di mercato". E continua: "Non è la prima volta che si assiste a un cambio epocale nell'IT. Il Cloud Computing si muove verso la prospettiva dell'economia dei servizi; ma rispetto agli altri momenti di svolta dell'IT precedenti il Cloud Computing si differenzia per il fatto di non essere un trend tecnologico; ha una valenza diversa, molto più correlata al business. L'IT non è più concepita come fabbrica di tecnologia, ma  fattore che rende disponibili servizi che abilitano il business, fruibili a consumo. In questo scenario, ai Cio, a cui va la responsabilità dell'IT, si chiederà di fornire più che la tecnologia le informazioni, la vera chiave di tutto."
Stiamo parlando di un mercato in rapida crescita; secondo le stime di NextValue (elaborate da fonti varie) la spesa per servizi Cloud è stata di 30,1 miliardi di dollari nel 2010 ed è destinata a raggiungere i 60,6 miliardi di dollari nel 2013. In Italia tale spesa nel 2010 si è attestata su 280 milioni di euro ed è stimata a circa 660 milioni nel 2013 (+32,6%).
Ma vediamo i principali dati emersi dalla ricerca.
A livello di tecnologie prioritarie per i prossimi 12 mesi i Cio italiani mettono al primo posto le tecnologie per l'accesso mobile delle informazioni (59%) e al secondo quelle di Business Intelligence (50%; è una BI estesa che che si sviluppa su tutta la supply chain e abbraccia aspetti di Web reputation e marketing). Seguono la virtualizzazione (49%) e il Cloud Computing (41%).
I risultati europei vedono in testa alla classifica la Business Intelligence (68%), seguita da  tecnologie per l'accesso mobile alle informazioni (51%) e Cloud Computing (38%).Di estremo interesse appare il quadro relativo al livello di adozione nelle aziende.
Come detto, il 61% dei Cio italiani è pronto a sviluppare  progetti di cloud, contro un 32% che non ha pianificato nessun investimento in questa direzione e uno sparuto 7% che, pur avendo considerato di adottarlo, rimane in sospeso. Più in dettaglio, tra coloro che credono nel Cloud il 69% lo fa in via prototipale per aree specifiche, il 10%lo ha già adottato, il 16% lo ha pianificato, allocando budget specifici, mentre il 5% lo ha in previsione.
Nei prossimi 12 mesi in media il 59% degli investimenti non supererà i 250 mila Euro di spesa, mentre un 8% del campione avrà a disposizione un budget It di oltre 1 milione di Euro.
Le aziende italiane ricorrono ai servizi cloud soprattutto per rendere le infrastrutture più agili, scalabili e flessibili (74%), per ridurre i costi riccorrenti e quelli del data center (69%) e per fornire nuove soluzioni per il business (59%). I principali freni all'adozione del cloud invece sono i possibili rischi di compliance e sicurezza (privacy, conservazione dei dati), un'offerta ancora immatura (35%), la mancanza di chiarezza su investimenti necessari e ritorni.
"In quest'ambito occorre un po' di sano pragmatismo. Non ci si può fermare a discorsi accademici. I problemi vanno affrontati e i provider devono mettere nei Service Level Agreement i requisiti di sicurezza e privacy. Non ci si può accontentare di Sla in inglese; è necessario fissare condizioni locali  certe e trasparenti" enfatizza Gatti.
Gli investimenti declinati nelle tre forme del Cloud Computing - Saas, Iaas e Paas – si orientano soprattutto ai sistemi di email, comunicazione unificata e collaborazione e Crm per ciò che concerne il Software as a Service; verso disaster recovery, data storage e sicurezza in ambito di Infrastructure as a Service mentre per il Paas si sceglie il cloud in prevalenza per la gestione dei siti Web.
Il modello di cloud  ibrido è quello che risponde meglio e più velocemente alle esigenze delle aziende italiane (51%), seguito da quello privato (31%). La cloud pubblica convince solo un 5% del panel.
E a quali fornitori ci si rivolge per l'opzione cloud? A fornitori tradizionali o a nuove realtà?
I Cio italiani si sono divisi quasi allo stesso modo tra fornitori attuali e nuovi fornitori: il 48% dei progetti Paas e il 44% di quelli Iaas e Saas saranno implementati da nuovi fornitori: "Siamo di fronte a una nuova fase di sviluppo dell'IT in cui cambiano gli scenari di offerta; i fornitori tradizionali rimarranno e interessanti opportunità si apriranno per nuovi fornitori" afferma Gatti.
Al fornitore ideale le aziende chiedono che comprenda i servizi di business, garantisca sicurezza, privacy e performance, ma anche referenze e business case. "Nella cloud si misurano i processi end-to-end e quindi è necessario prendersi le responsabilità. Si delineeranno nuove figure quali i cloud broker".
In conclusione, si può dire che la ricerca evidenzia l'innescarsi di un trend di maturazione del Cloud Computing in Italia; anche se sono ancora lontani i tempi di un'adozione estesa si riscontra una maggiore attenzione delle grandi aziende, che inziiano a sperimentare e adottare il Cloud. Tra i Cio si è diffusa una maggiore consapevolezza del fenomeno, che assume contorni sempre meno confinati a situazioni puntuali e  legati a singole tecnologie. Il fatto interessante è che il quadro italiano non si discosta di molto da quello europeo; i risultati italiani, infatti, sono abbastanza allineati a quelli degli altri paesi presi in esame.
In questo disegno il ruolo dei Cio diventa sempre più rilevante e delicato. Deve coinvolgere la direzione generale che ancora in Italia valuta il Cloud Computing come un elemento tattico (il 40% del campione della ricerca) e solo l'8% lo ritiene strategico per il business. Il Cio deve sapere cogliere le opportunità insite in questo nuovo modello e farsi artefice della trasformazione della propria azienda.
 
Pubblicato il: 08/04/2011

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